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Dott.ssa Chiara Rossi Urtoler

Il lutto vissuto da bambini e adolescenti

La morte di una delle persone che si occupano del bambino è una delle perdite più dolorose che un bambino possa sperimentare, in quanto solitamente i genitori sono le persone più significative e importanti per lui e la loro morte cambia radicalmente  e irrevocabilmente la vita da lui conosciuta.

Non ci si stupisca se le reazioni dei bambini al lutto siano differenti da quelle degli adulti, e talvolta contraddittorie: inizialmente possono passare da un grande dolore che può esprimersi tramite il blocco della comunicazione verbale o per l’incapacità di interrompere il pianto o, al contrario, può sembrare che non siano sofferenti e chiedano per esempio pressantemente di andare a giocare con amici o con i videogiochi. Sono tutti comportamenti reattivi normali che non hanno il significato di un disinteresse o di una lontananza dal lutto o di una reazione esagerata. E anche il rapido passaggio dal pianto doloroso al lasciarsi distrarre da una cosa banale, fa parte dell’oscillazione di atteggiamento emotivo comportamentale, tipico dei bambini a contatto con emozioni molto dolorose
Indipendentemente dall’età, vari meccanismi vengono messi in evidenza dopo il lutto e dimostrano spesso abbastanza chiaramente quali  siano queste emozioni che il bambino prova davanti alla perdita di una persona di riferimento.

La rabbia
Chi esprime la rabbia in seguito ad un lutto viene capito con molta difficoltà dagli adulti perché si ritiene che non sia un comportamento congruo a tale tipo di eventi. Invece è necessario rassicurare che si tratta di un atteggiamento normale in relazione al notevole cambiamento che è avvenuto nella sua vita in questa circostanza.

Il senso di colpa
Dalla rabbia si passa facilmente alla colpa, con particolare intensità intorno agli 8/10 anni, quando il bambino  potrebbe pensare che quello che è successo sia dovuto per esempio alla sua disobbedienza o a un cattivo rendimento scolastico.
Una delle frequenti modalità della gestione della malattia grave o della morte di un genitore è quella di affidare il bambino ad un parente durante le fasi cruciali, questo allontanamento da casa può essere vissuto come un giudizio del mondo adulto che lo ritiene colpevole o comunque troppo piccolo o incapace di stare in famiglia nei momenti difficili.
Un segno dell’insorgere del senso di colpa nel bambino può essere che in questi casi diventi più attento, cortese, educato e ligio al dovere e migliori nel rendimento scolastico.

L’ansia
In circostanze di malattia o morte dei genitori, la paura dell’abbandono è molto grande e si esprime con il timore di essere lasciato senza supporti e appoggi che prima erano assicurati dal genitore che è morto.
Vi è poi l’ansia generata dalla percezione che la morte di un membro della famiglia ne mini gravemente l’unità e l’integrità. La minaccia sentita dai bambini che perdono un genitore si avverte anche nelle più piccole cose e nei momenti della vita quotidiana come per esempio  nei preparativi della colazione.
Non di rado l’ansia viene accompagnata da uno o più disturbi di ordine psicosomatico, in particolare di tipo gastro-intenstinale, ma anche con problemi di sonno e incubi.

L’incapacità di reagire
Il bambino può trovarsi bloccato nei pensieri e nei movimenti  ed è per lui impossibile partecipare attivamente alla quotidianità relazionale domestica e scolastica. Tende infatti a rimanere chiuso in camera o al massimo uscirne per mangiare o guardare la televisione. Gli amici sono evitati e la stessa cosa vale per la presenza scolastica.
L’incapacità di reagire avviene prevalentemente quando la morte del genitore è improvvisa e si ha un’intensa reazione di stupore alla notizia.

Il rifiuto
Quando la notizia della morte è troppo assurda e dolorosa da sopportare per il bambino, egli mette in atto una risposta di rifiuto, arrivando a pensare e dire: “Non ci credo, non è successo nulla, è solo un brutto sogno”. Spesso tale atteggiamento di difesa è di breve durata, ma esprime chiaramente quanto il bambino sia impreparato alla notizia e quanto si difenda dal contenuto emotivo.
L’incredulità è rafforzata dal fatto che nella mente dei bambini, fino alle soglie dell’adolescenza, non può trovare posto la possibilità che un genitore muoia.

Nell’adolescenza
L’adolescenza è di per sé un processo di cambiamento e come tale si connota come esperienza sia di perdita che di rinnovamento. Inoltre, questo è un momento critico nell’evoluzione dell’identità poiché avviene che il ragazzo perda riferimenti noti per trovarne altri, sperimentando e tentando di costruire un nuovo senso di sé intorno a nuove coordinate. Queste ultime coinvolgono e sconvolgono anche la famiglia e, se questa ha gli strumenti per reggere tali cambiamenti, fanno sì che si crei un legame retto da un diverso significato e consentono all’adolescente una nuova appartenenza.
Ma l’adolescenza è anche quel periodo in cui aumenta l’importanza dell’appartenenza sociale, oltre che familiare. Inoltre nell’adattamento e nell’integrazione sociale il ragazzo impara a conoscere e a mettere alla prova la natura della sua personalità.

In un momento di vita come questo, il venire a mancare di una persona cara, sembra agire come un detonatore che cambia le carte in tavola nel percorso di crescita dell’adolescente, bloccandolo, rallentandolo o accelerandolo.
Nei gruppi di appartenenza e in famiglia può trovare il supporto necessario ad affrontare il lutto e continuare il suo percorso di crescita, oppure no. In ogni caso, le trasformazioni a cui il lutto costringe diventano momenti critici di cambiamento per l’adolescente, ma anche per l’intera famiglia, con ripercussioni in ogni ambito.

In particolare con gli adolescenti, è molto utile dare loro la possibilità di esprimere i pensieri e le emozioni riguardo la morte della persona cara innanzitutto in famiglia. Anche quando non dimostrano di volerne parlare è importante trasmettere il messaggio che si può parlare di queste cose e che si possono affrontare insieme. Qualora questo non fosse sufficiente e la sofferenza del ragazzo fosse molto intensa, duratura e pervasiva, non si trascuri la possibilità dell’aiuto psicologico per il ragazzo stesso, per l’intera famiglia o anche solo per gli altri familiari, come supporto nel sostenere l’adolescente che non volesse prendere parte ad un percorso di sostegno al lutto.

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