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Dott.ssa Chiara Rossi Urtoler

In occasione del giorno di San Valentino, vorrei rendere noto un rapporto di alcuni ricercatori americani della Northwestern University, secondo cui gli incontri online alla ricerca dell’amore perfetto possono risultare molto frustranti e non  sostitutivi dell’incontro faccia a faccia.

Comunemente si pensa che gli incontri online possano essere un formidabile vantaggio per molte persone single e favoriscano la nascita di relazioni. Ma in realtà, secondo gli autori si presentano due ordini di problemi.
Innanzitutto visionare un’apparente infinita listi di profili di persone sconosciute (come ad esempio su Match.com o Badoo.it, ecc..) non rivela molto su di loro, sui loro gusti, interessi e personalità. Inoltre, questo elevato numero di possibilità sovraccarica le persone, le quali poi finiscono smettere di cercare.
Nello studio, il fenomeno degli incontri online viene comparato allo shopping, come se fosse una sorta di “supermercato dell’amore” in quanto le ricerche psicologiche mostrano che le persone davanti a troppe possibilità di scelta tendono a prendere difficilmente decisioni e con scarso esito.

Inoltre, gli autori hanno analizzato una notevole mole di dati riguardanti i siti di incontri online e hanno concluso che non funzionano, nel senso che non facilitano la creazione di relazioni soddisfacenti. Infatti, gli algoritmi di ricerca utilizzati per ridurre il numero dei potenziali partner da migliaia a poche decine, può portare ad una relazione esattamente come avviene negli incontri casuali nella vita quotidiana, per esempio in un bar.
Lo studio conclude dichiarando che ottant’anni di ricerche scientifiche riguardanti le relazioni mostrano che non si possa predire quanto una relazione abbia successo, basandosi su informazioni riguardanti persone che non si conoscono ancora fra di loro.

(rapporto pubblicato sul Chicago Tribune)

Questa ricerca mi suscita qualche riflessione.
Assodato che le occasioni di incontro su tali siti non siano qualitativamente migliori degli incontri casuali, si può comunque asserire che ci sia la possibilità di una differenza quantitativa? La ricerca online della relazione sembrerebbe permettere molte più occasioni rispetto agli incontri fortuiti della vita quotidiana.
Se così fosse, sorgerebbe poi l’annosa questione: meglio la qualità o la quantità?

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