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Dott.ssa Chiara Rossi Urtoler

La comunicazione verbale e non verbale

La comunicazione è un processo fondamentale che risponde a necessità di tipo fisico, sociale, psicologico, strumentale; è uno scambio di significati fra persone. Comunicare significa mettere in comune, condividere con altri, informazioni, idee, emozioni.

La comunicazione è quindi il processo che consiste nel trasmettere informazioni. Può essere suddivisa in unità minima che è nominata “atto comunicativo” ed è composta da:           

  • un emittente (chi invia il messaggio),
  • un ricevente (chi riceve il messaggio),
  • il contesto in cui si trovano gli interlocutori,
  • un codice (sistema condiviso di segni e simboli),
  • un canale (mezzo, tramite: lettera, telefono ecc..),
  • un messaggio (il contenuto di ciò che si comunica)

La comunicazione interpersonale è spesso un processo circolare: chi comunica, lo fa codificando idee, sentimenti, pensieri in un messaggio e lo invia attraverso un canale (vocale, scritto, ecc.) a un ricevente. Quest’ultimo decodifica secondo le sue conoscenze e i suoi schemi mentali ed eventualmente codifica a sua volta un messaggio di rimando per l’altro, per es. con domande, risposte, considerazioni, opinioni ecc.. L’interazione può anche essere vista come una partita di tennis verbale e non verbale, in cui i messaggi vanno avanti e indietro.

La capacità di produrre e capire messaggi, e quindi interagire, viene definita competenza comunicativa che si traduce in comunicazione efficace (che verrà approfondita in uno dei prossimi articoli).

La comunicazione è una condizione essenziale della vita umana e dell’ordinamento sociale, poiché contribuisce a creare il senso d’identità della persona e permette la trasmissione di informazioni tra i membri della società.
La comunicazione è una delle attività principali della vita, come bere, mangiare e dormire. E si pensi al fatto che spesso, anche quando non usiamo le parole, in realtà comunichiamo comunque, perfino con il silenzio.
Per esempio, se ci troviamo sul treno nell’ora di punta con molta gente e ci mettiamo a leggere un libro, stiamo comunicando che non ci interessano le persone che ci circondano e che non vogliamo conversare con loro.

Infatti, come ormai è ben noto, la comunicazione non è solo verbale (composta di parole), e non è la componente più usata dall’uomo nella sua comunicazione. Secondo gli studi dello psicologo americano Albert Mehrabian la comunicazione verbale viene usata solo per il 7%, mentre il restante 93% è considerata non verbale. La comunicazione non verbale è, a sua volta, suddivisibile in:

- paraverbale:

  • il tono di voce,
  • il timbro,
  • il volume della voce,
  • il ritmo delle parole,
  • pianto,
  • sospiro,
  • risata,
  • i tempi del dialogo

- corporea:

  • l’aspetto esteriore,
  • le espressioni del volto,
  • lo sguardo,
  • la postura,
  • la distanza dall’altro,
  • il contatto corporeo,
  • il movimento del corpo nello spazio e i gesti,

- simobolica:

  • il nostro modo di vestire,
  • gli oggetti di cui ci circondiamo.

La predominanza della comunicazione non verbale nelle interazioni fra le persone può essere spiegata dalle funzioni che svolge:

  • esprimere emozioni: per es. il volto trasmette informazioni sul tipo di emozione e il corpo sulla sua intensità,
  • comunicare atteggiamenti interpersonali: positivi di amichevolezza e accoglienza, o negativi di diffidenza o dominanza, tramite la postura, il volto, il tono ecc..,
  • presentare sé agli altri,
  • sostenere, modificare, completare, sostituire il discorso,
  • regolare l’interazione, sincronizzando turni e sequenze: per es. le pause, le espressioni e il tono fanno capire all’altro che si ha finito di comunicare quel preciso messaggio e che cede la parola.

Dopo queste informazioni teoriche introduttive, i prossimi articoli verranno dedicati alle varie modalità di comunicazione, fra cui l’assertività e la comunicazione efficace.

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