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Dott.ssa Chiara Rossi Urtoler

La coppia e le famiglie d’origine

Come gestire i rapporti con i propri genitori e quelli del partner

Quando due persone si sposano o vanno a convivere, costituiscono un nuovo nucleo familiare: la coppia.

Ognuno porta con sé influenze, abitudini, idee, comportamenti e bisogni provenienti dalle rispettive famiglie di origine, che possono rappresentare una dote e una ricchezza, ma anche essere motivo di conflitti e difficoltà nella creazione di un rapporto compatto, equilibrato e sereno all’interno della nuova coppia. Se una coppia si trova ad avere dei problemi risalenti alle rispettive famiglie di origine, non è necessario che ci sia un’effettiva interferenza attiva da parte dei genitori di uno o dell’altro tramite l’intromissione e l’invadenza. Infatti, i problemi derivanti dalle proprie famiglie possono esserci anche quando queste non abitano vicino alla nuova coppia o comunque non sono concretamente invadenti o invasivi. Ma è sufficiente che uno o entrambi i partner non si siano realmente separati da uno o entrambi i propri genitori e non sono riusciti a differenziarsi da loro e ad individuarsi, cioè non sono riusciti a sviluppare una propria identità indipendente e autonoma. La conseguenza è che poi diventa difficile legarsi realmente e funzionalmente ad un’altra persona. Perché non si riesce a creare un nuovo tipo di rapporto, specifico della nuova coppia e basato su nuovi desideri, idee, abitudini, e regole diverse da quelle della propria famiglia di origine e si portano avanti rigidamente convinzioni e comportamenti che potevano (forse) funzionare per i propri genitori, ma magari sono completamente inadatti al nuovo rapporto di coppia.

Oltre all’influenza indiretta delle famiglie di origine, sono molto comuni le interferenze concrete, le ingerenze nelle scelte della nuova coppia, per es. su dove abiteranno, sulla gestione della casa, sugli eventuali figli e la loro educazione, ecc… Per non parlare dei genitori (più spesso le madri) che si recano a casa della nuova coppia, modificando l’assetto dell’arredamento o apportando cambiamenti non graditi o approvati da entrambi i membri. Sono da annoverare fra queste modalità anche i genitori che generosamente donano importanti elettrodomestici, mobili della casa o regali per i bambini, senza interpellare la coppia sui suoi desideri ed esigenze.

In generale, i casi più tipici sono il mancato sganciamento o svincolo dalla famiglia di origine di uno dei due partner che continua a mantenere un legame privilegiato con la propria madre o il proprio padre o entrambi, a prenderne le parti, a esserne un alleato/a fedele. In questo modo avviene che l’altro partner si sentono esclusi, trascurati, intrusi o estranei e avvertono che la coppia vera è quella formata dalla figlia/o – mamma oppure figlio/a – padre. Tale atteggiamento può stimolare senso di gelosia e di estraniazione e può ritardare o ostacolare quella complicità necessaria alla coppia nascente per avere il proprio “linguaggio”, le proprie regole e abitudini, ecc.

Un’altra possibilità è quando uno dei due partner non è disposto ad instaurare relazioni con la famiglia di origine dell’altro, la vuole escludere, non li vuole frequentare: li considera degli estranei che non hanno niente a che fare con lui e la sua vita di coppia. Questo atteggiamento può addolorare sia i genitori del partner che il partner stesso, il quale sente che una parte di sé viene negata.

Altro caso è quando i genitori si oppongono e ostacolano la scelta del figlio o della figlia. Ostracismo esplicito o solo alluso, velato o manifesto. Questo atteggiamento della famiglia d’origine può portare a diversi risultati. O il figlio cede all’ingerenza della famiglia d’origine e interrompe il rapporto nascente o privilegia quest’ultimo rompendo con la famiglia d’origine. Altra possibilità ancora, è che la nuova coppia proceda per la sua strada ma con il fardello della sofferenza provocata dall’esclusione e dal rifiuto dei genitori che non hanno imparato che i figli non sono una loro proprietà o una loro estensione, non appartengono a loro e non devono necessariamente seguire le loro orme o quello che i genitori pensano sia meglio per loro. Li hanno generati, ma essi sono liberi di scegliere le loro strade, i loro compagni di vita e come vivere.

E’ importante sottolineare che in presenza di problemi nella separazione e differenziazione fra genitori e figlio/a che interferiscono poi con la nuova coppia, la responsabilità è condivisa (anche se non è sempre al 50 e 50%).
Da un lato, come anticipato, i genitori dovrebbero fare un passo indietro rispetto a quando il proprio figlio era piccolo e bisognoso di cure e di essere guidato, e lasciarlo libero di scegliere, sbagliare, imparare e crearsi la propria identità, soprattutto all’interno del suo nuovo nucleo familiare. Non è pensabile che le scelte del figlio siano identiche alle sue e si sia sempre d’accordo per quanto riguarda gusti ed opinioni. La nuova famiglia ha bisogno di spazio e tempo per costruirsi saldamente e le intrusioni parentali non aiutano in questo.

D’altra parte, anche il figlio stesso deve riuscire a stabilire dei confini intorno al nuovo nucleo, non è necessario che tagli i ponti con la famiglia d’origine, ma deve comunque mettere come priorità la sua nuova famiglia e sviluppare un nuovo senso di appartenenza. L’obiettivo è quello di creare un senso di compattezza e solidarietà tra marito e moglie, la creazione di una squadra collaborativa che va verso la stessa direzione anche se con caratteristiche e opinioni diverse.
Nello specifico, benché le battute sulle suocere si sprechino tra gli uomini, la tensione familiare che più spesso si crea è tra la moglie e la madre di lui. Invariabilmente, le divergenze fra le opinioni, le personalità e la visione del mondo delle due donne diventa sempre più evidente con il passare del tempo e in particolare riguardo determinati argomenti: il lavoro, la gestione della casa, dove andare ad abitare, la religione, le idee politiche, gli stili educativi nei confronti di figli/nipoti. Non si rischia di esagerare se si descrive suddetta tensione come una gara (spesso non dichiarata e non sempre riconosciuta) fra le due donne per l’amore e l’approvazione del marito/figlio. La moglie osserva attentamente da che parte si situa il marito e lo stesso fa la madre. Da parte sua, l’uomo vorrebbe che le due donne andassero d’accordo, le ama entrambe e non vorrebbe dover scegliere, pensa di essere leale nei confronti sia della moglie sia della madre. Ma spesso, sfortunatamente, quest’atteggiamento lo costringe al ruolo di paciere, fatto che frequentemente peggiora la situazione.

Il marito ha un solo modo per risolvere il dilemma: anteporre il rapporto con la moglie a quello con la madre. Benché possa sembrare duro, ricordate che uno degli obiettivi di base di un matrimonio è stabilire un senso di compattezza tra marito e moglie. Perciò il marito deve fare sapere a sua madre che la moglie viene prima. La casa è della moglie e non della madre. Forse la madre si sentirà ferita, ma a poco a poco si adatterà alla realtà che la famiglia del figlio ha la precedenza su tutto. E’ assolutamente fondamentale per un matrimonio che il marito sia inflessibile su questo punto, anche se si sente a disagio o in colpa nel comunicare queste cose anche se la madre fa fatica ad accettarle. Ovvio che questo vale anche nel caso in cui il problema sia fra marito e suocera o suocero!

Tutto ciò non deve essere attuato in maniera rigida, ma l’intero sistema dovrebbe diventare pian piano armonico:  la nuova famiglia non deve essere un campo di battaglia dove si fronteggiano le due famiglie di origine, bensì un nuovo nucleo che porta con sé qualcosa della propria provenienza integrato con nuove modalità e comportamenti, dove ognuno ha il suo ruolo in quel momento.

Per informazioni sulla consulenza di coppia riguardo questo tema, scrivere nell’apposito modulo.

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5 commenti

  1. Roberta scrive:

    Ho letto nell’articolo che non sempre la famiglia di lui è invadente ma cmq lui non è riuscito a staccarsi e per di più si è legato morbosamente ai suoi nipoti
    Come posso fargli capire che noi siamo la nuova famiglia e prima di tutto ci sono le nostre esigenze e poi quelle delle rispettive famiglie. Resto in attesa disperatamente.
    Grazie !

  2. anna maria scrive:

    mi piacerebbe leggere del materiale sul un tema del rapporto tra famiglia d’origine e la nuova famiglia ma visto dalla parte opposta dell’eccessiva ingerenza: ossia la nuova famiglia che non condivide e non apprezza il tempo, le attenzioni e la condivisione comunque offerte dai genitori, secondo le distanze e l’età di questi ultimi, ritenendole insufficienti e deludenti rispetto alle aspettative e pretendendo di aderire alle scelte proposte dal figlio/a.

    • Psicomodena scrive:

      Interessante domanda!
      Purtroppo, non sono a conoscenza di materiale a questo riguardo, perché, tendenzialmente, si attribuisce maggior importanza alla nuova famiglia che si crea, con i propri spazi, abitudini, interessi e propri valori. Spesso può accadere, infatti, che i genitori della famiglia di origine fatichino ad accettare le modalità di interazione della nuova coppia proponendo le proprie.
      Non ho però capito esattamente quale sia la sua situazione nello specifico. Se vuole scrivermi in privato qualcosa di più preciso (con esempi), posso provare a darle qualche indicazione specifica. Oppure potrebbe richiedere una consulenza psicologica per affrontare l’argomento e trovare soluzioni adatte al suo caso.

  3. Antonio scrive:

    Il problema che riguarda la mia famiglia è la presenza, a casa nostra, come ospite fisso, dal ritorno da scuola fino a sera, di una nipote (di 15 anni) di mia moglie. Premetto che i suoi genitori sono separati e mia moglie praticamente l’ha cresciuta fino a poterla definire seconda mamma o mamma di fatto. Questa situazione che si è creata, l’ho apertamente rifiutata fin dall’inizio, è venuta a crearsi perché lavorando fuori casa e rientrando ogni due settimane, mia moglie in quest’arco temporale a chiesto a questa nipote di farle compagnia. Il problema si è acuito da quando sono rientrato a lavorare “a casa (studio professionale presso l’abitazione)” pertanto, in casa avverto la sua presenza come un’interferenza alla mia privacy e all’intimità di coppia. Faccio presente che abbiamo una figlia di 19 mesi e per motivi anche gestionali/pratici, io e mia moglie non riusciamo più a ritagliarci dei momenti di intimità durante la sera/notte e che potremmo ritagliarci invece solo in alcune ore del giorno.Sono in conflitto con mia moglie che fa orecchi da mercante alle mie lamentele.

  4. Antonio scrive:

    se potete correggere questo grave errore grammaticale, grazie: “a (ha) chiesto a questa nipote di farle compagnia”


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