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Dott.ssa Chiara Rossi Urtoler

Famiglia ricostituita

Fare da “terzo genitore” ai figli del partner è un’esperienza per cui non ci sono regole o guide e in cui ogni membro della nuova famiglia deve trovare il modo per accettare ed essere accettati.

Nella nostra società, la funzione biologica, materna è meglio definita rispetto alla funzione sociale, paterna. Ciò implica che la condivisione delle responsabilità tra donne diverse che si occupano del bambino sarà più conflittuale rispetto alla condivisione di una funzione genitoriale tra due uomini. Se il bambino vive con sua madre, è evidente che sarà lei ad occuparsi delle visite mediche, dei controlli dal dentista, ecc. Le questioni riguardanti il corpo del bambino coinvolgeranno maggiormente la madre, e la compagna del padre potrà avere difficoltà qualche volta a precisare il suo ruolo a questo livello. In effetti se il bambino chiede come nascono i bambini, se l’adolescente chiede spiegazioni sulla contraccezione, chi deve rispondere? Colui al quale è stata posta la domanda? Il genitore con il quale il bambino vive? Chi si sente autorizzato a intervenire? Come dividere la questione con l’altra coppia genitoriale?

Le responsabilità educative di ogni coppia variano secondo l’idea che esse hanno delle loro funzioni e cambiano seguendo l’evoluzione dei figli. Spesso questi ultimi sono gli intermediari attraverso i quali l’informazione passa da un sistema all’altro.
Un altro compito della partner del padre può consistere nel facilitare la relazione dei figli con quest’ultimo. La madre generalmente fa da intermediario nella situazione rispetto al padre. Si tratta di un triangolo relazionale che si osserva frequentemente nelle famiglie nucleari.
In una famiglia ricomposta sarà la partner del padre a riprendere questa funzione, anche se la eserciterà a molta distanza. Ad esempio, se il bambino ha bisogno di un vestito particolare per una festa a scuola, è probabile che si rivolga alla compagna del padre come farebbe con la madre se vivesse con lei. Se si rivolge al padre, senza dubbio quest’ultimo tenterà di risolvere la questione rivolgendosi alla compagna, alla ex-moglie o a una nonna. Quel che riguarda il corpo del bambino in generale continua ad appartenere ad una funzione materna nella rappresentazione degli uomini, delle donne o dei bambini. La divisione sessuale dei ruoli all’interno della famiglia serve dunque anche come cornice di riferimento alle attività degli uni o degli altri. La partner del padre introduce la femminilità nel nuovo sistema familiare. Rapidamente i figli segnalano un importante cambiamento di vita nell’organizzazione della casa. La funzione materna, assunta in larga parte dalla donna nella nostra società, è ripresa abbastanza spontaneamente dalla partner del padre.

Da una famiglia all’altra

Si dice che le famiglie ricostituite dopo un divorzio assomiglino alle famiglie allargate di una volta. Questo é vero solo parzialmente, poiché non ci sono, per esempio, comuni esperienze passate. Infatti tali famiglie vivono un presente insieme, progettano un futuro, ma hanno un passato diverso. I figli vissuti nella prima famiglia condividono un lessico familiare , consuetudini esperienze e stili di relazione. Ritengono alcuni comportamenti accettabili e altri no: dalle “buone maniere” agli standard morali. Hanno cioè un’immagine condivisa del clima e della vita familiare. Tale immagine, interiorizzata e fatta propria dai figli, non può essere modificata a comando, ma solo con il tempo si potranno apportare delle modifiche. Anche se ci sono grosse differenze dovute alle circostanze e alle caratteristiche individuali, la perdita della precedente identità familiare rende più vulnerabili. Il “terzo genitore” può essere accettato solo quando questa fase critica é superata e la mappa della propria nuova vita familiare ridisegnata.

In quest’ottica, è più facile ottenere il consenso dei fgli se si procede per gradi, rispettando tempi e sensibilità, chiedendo loro cosa ne pensano e se sono d’accordo sulla condivisione di spazi e tempi.

 

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