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Dott.ssa Chiara Rossi Urtoler

Nel precedente articolo “Che tipo di procrastinatori siete? sono stati descritti nello specifico i principali tipi di procrastinazione.
Ora, invece, approfondiremo le varie cause reali che stanno alla base di tale tendenza comportamentale, secondo numerose ricerche scientifiche recenti.

1. Può dipendere dalla nostra percezione del tempo 
Secondo uno studio recentemente pubblicato sul Journal of Consumer Research, abbiamo maggiori probabilità di iniziare un’attività quando questo ci sembra parte integrante del presente; se invece un compito ci appare come parte del futuro facilmente lo rimanderemo.
Più la scadenza è lontana nel tempo, più probabile è la procrastinazione.

 

2. Può anche essere questione di geni
Dal punto di vista genetico, è stato riscontrato che c’è chi è più portato a rimandare. Sulla base delle somiglianze comportamentali nei gemelli, i ricercatori hanno concluso infatti che la procrastinazione può avere anche una componente genetica, che sembra avere una certa sovrapposizione genetica con l’impulsività. Sia la procrastinazione che l’impulsività pare siano anche legate alla (in)capacità di gestire gli obiettivi, gli scopi e le priorità. Ciò suggerisce che rimandare, prendere decisioni incomplete e non definitive, e non essere in grado di raggiungere gli obiettivi sono tutti comportamenti che presentano una base genetica comune. Questo non significa certo che la procrastinazione sia al di fuori del proprio controllo e non modificabile, infatti la componente genetica è una predisposizione, non certo un alibi per non fare più niente e abbandonarsi senza sensi di colpa al mantra “lo faccio domani”!

3. Un problema a livello di autocontrollo
Secondo i ricercatori della University of Colorado, le persone impulsive sarebbero più predisposte a distrarsi se poste davanti a qualcosa che rappresenti per loro una tentazione. “La voglia di rimandare prende il sopravvento soprattutto nel caso di una persona con scarso autocontrollo e impulsiva”, afferma Eric Jaffe in “Psychological Science”. Perciò, più ci si controlla, meno si è esposti alle tentazioni di procrastinazione. Messi davanti a un’alternativa piacevole o divertente, coloro che agiscono impulsivamente sono più propensi a lasciare da parte quello che stanno facendo per dedicarsi al passatempo del momento. Anche se non è sempre detto che chi adotta la procrastinazione sia necessariamente una persona impulsiva, le ricerche hanno individuato una correlazione tra i due tratti.

4. Dipende anche dall’idea di sé e dal timore di fallimento
La tendenza alla procrastinazione spesso è dovuta ad un insieme di sensazioni negative che sentiamo quando ci troviamo di fronte ad un determinato compito. Forse abbiamo paura di fallire, dubitiamo di noi, siamo intimiditi oppure crediamo di non essere in grado di affrontare il compito. Per queste ragioni rimandiamo perché ci viene più semplice.
“Consigliamo ai procrastinatori cronici di immaginarsi in un futuro dove quel compito è stato finalmente portato a termine – propone lo psicologo Timothy A. Pychyl – chiediamo di descrivere le sensazioni positive e quelle negative che potrebbero venire continuando a rimandare”. L’ansia e la preoccupazione sono, secondo lo psicologo, solo paure inconsce del futuro.
Alla base della procrastinazione e del temporeggiamento ci possono essere vari timori o preoccupazioni, quali:

  • paura del giudizio
  • paura del cambiamento
  • paura del fallimento
  • paura della separazione
  • paura dell’abbandono

Nel precedente articolo “Che tipo di procrastinatori siete?“ abbiamo visto che a rischio di procrastinazione ci sono anche i perfezionisti, cioè coloro che fondano il proprio valore personale nell’eccellenza delle prestazioni. Viene da chiedersi come mai persone così motivate a fare bene dovrebbero concedersi il lusso di procrastinare? La risposta probabile è che la frustrazione di aver rimandato un compito è comunque meno dolorosa e più tollerabile della possibilità di non raggiungere la perfezione, che per un perfezionista equivale ad un vero e proprio fallimento. In tal senso la procrastinazione è un via di fuga, un evitamento e una strategia per non intaccare il proprio valore che dipende fortemente dall’esito perfetto delle proprie prestazioni.
La strada che guida il perfezionista è la seguente: il punto di partenza sono le alte aspettative e standard personali elevati. Però, in caso di scarse garanzie di successo il perfezionista sperimenta un senso di forte disagio perché la non perfezione non è contemplata, e perciò reagisce tentando di nascondere a se stesso ( e agli altri) le proprie imperfezioni. In questo caso la procrastinazione è quindi messa in atto allo scopo di non mettere in discussione il proprio valore, infatti viene rimandato il compito o l’attività che invece potrebbero intaccarlo.

4. Rimandare o non rimandare? Questo è il problema: una lotta nel cervello
La corteccia prefrontale del cervello gestisce il processo di acquisizione delle informazioni ed è anche deputata a prendere decisioni. “È qui che si nasconde ciò che veramente ci distingue dagli animali”, afferma lo psicologo Timothy A. Pychyl. Ma tale processo non è automatico, bensì è volontario. Infatti, sono necessarie quindi la nostra attenzione e la nostra consapevolezza: se in quel momento non siamo coscienti o concentrati sui nostri compiti, il nostro sistema interiore (limbico) prenderà il sopravvento e finiremo per concederci ciò che ci fa sentire meglio, ovvero una dose di dopamina che accompagna la procrastinazione. “Ogni volta che accade qualcosa di buono, di divertente e di entusiasmante, è come se il tuo corpo assumesse una dose di dopamina, l’elemento chimico del buonumore – spiegano i ricercatori nel video di Asap SCIENCE – lo stare bene crea una specie di dipendenza: la volta successiva sarai più predisposto a ripetere quel determinato comportamento”.

 

Perché è un problema?
La procrastinazione l’abbiamo sicuramente adottata tutti comunemente, ma se diventa la strategia preferenziale e quasi unica per (non) affrontare i compiti quotidiani può allora essere sintomo di un disturbo psicologico o comunque avere conseguenze negative sul funzionamento quotidiano della persona.
La tendenza a rimandare ha infatti effetti negativi sul lavoro, sugli studi, e sembra essere anche associata a spese mediche più alte: secondo le ricerche, i procrastinatori sarebbero dei pessimi pazienti poiché non seguendo le direttive dei medici o facendosi controllare solo quando la malattia è ad uno stato avanzato, devono poi sostenere spese economiche più elevate rispetto a chi non procrastina.
Più in generale, chi mette in atto la procrastinazione può avere minore disponibilità di denaro rispetto agli altri: l’80% infatti ammette di non riuscire a risparmiare.

Una delle leggi di Murphy recita:

“Più efficienti si è nel procrastinare,
meno efficienti si ha bisogno di essere in ogni altra cosa”

S’intende che più si rimanda, meno si fa, e quindi non è necessario essere capaci o efficienti in altre cose, dato che non si arriva mai a farle!
Oltre a questo aspetto, è rilevante anche il fatto che la procrastinazione ci fa sentire bene nell’immediato, ma poi in realtà ci fa sentire male a lungo andare.
Rimandiamo, rimandiamo, rimandiamo. Ma abbiamo ben presente cosa succederà quando poi finalmente andremo a riprendere il nostro compito o incombenza per portarli finalmente a conclusione: ci sentiremo “nervosi”, ansiosi, sotto pressione e già stanchi. Sensazioni sgradevoli e controproducenti che ci renderanno ancora più spiacevole e difficile affrontare quell’attività tanto rimandata. Quindi, con la procrastinazione, ci concediamo sensazioni piacevoli a breve termine, ma così ci procuriamo maggiore sofferenza e ulteriori ostacoli nel portare a termine il compito o l’attività.
Ne vale davvero la pena? Non converrebbe forse imparare a rimandare meno, ottenendo migliori risultati in minor tempo e soprattutto con minor sofferenza?

Sicuramente è possibile farlo, seguendo alcuni accorgimenti presenti nel prossimo articolo: “Non perdere l’attimo: 12 strategie anti-procrastinazione

 

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