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Dott.ssa Chiara Rossi Urtoler

Ferie finite e stress da rientro

Le ferie sono appena finite e sono già un lontano ricordo a cui si pensa con malinconia?
Ci sentiamo già stanchi e stressati?
Avvertiamo affaticamento, svogliatezza e tristezza,
nervosismo, agitazione e preoccupazione, al ritorno da un periodo di vacanza?

Entro certi limiti, si tratta di una normale reazione psicofisica al passaggio da un periodo di svago, relax, lontananza dal lavoro e dai doveri all’impattante rientro nella realtà quotidiana. Il ritmo delle attività cambia bruscamente e ci viene richiesto nuovamente un notevole impegno sia fisico che psicologico e lo stress è quindi dovuto al riadattamento.

Può essere considerata normale anche una temporanea amnesia riguardante le varie routine della vita quotidiana e delle attività lavorative che si erano interrotte durante la pausa estiva.
Questo a causa della fisiologica disattivazione e cancellazione da parte del cervello di alcuni passaggi mnemonici prima abituali, in concomitanza di un periodo di non utilizzo e per poter agevolare il riposo.
Inoltre, durante le ferie diminuisce anche la produzione di alcuni ormoni e la velocità di certi neurotrasmettitori legati all’attivazione dello stress, come adrenalina e cortisolo.
Il corpo necessita di qualche tempo per “acclimatarsi” e riadattarsi a condizioni diverse rispetto a quelle delle ferie e durante questo periodo prova sofferenza. Da qui, l’impressione del sentirsi giù, distratti, poco efficienti, distratti con la testa tra le nuvole.

Ulteriori sintomi psico-fisiologici possono essere: forte stanchezza, facile irritabilità, sonno disturbato, ipersudorazione, tachicardia, problemi alimentari, cefalea, ansia diffusa e stress.
Ma niente paura! Se tale diagio resta ridotto, nel tempo e nelle ripercussioni sulla vita quotidiana, allora è solo il segnale della difficoltà di  riprendere le proprie attività con responsabilità e ritmi differenti da quelli del periodo festivo, e prevede quindi che la persona impieghi energie sia psicologiche che fisiche di riadattamento e di riavvicinamento all’organizzazione e alla progettualità tipiche dell’ambito lavorativo.

Ecco qualche consiglio per ridurre l’impatto dello stress da rientro:
1.     prepararsi in anticipo e in modo progressivo al cambiamento e prevedere qualche giorno di riposo prima della data effettiva del rientro alle attività lavorative e di studio. In questo modo si può giungere pieni di energie alla ripresa dell’attività lavorativa.
2.  Utile anche a riprendere la vita quotidiana in modo graduale, allo scopo di non farsi prendere dal panico douto ai ritmi a cui non siamo più abituati e alla mole di lavoro che probabilmente si è accumulata durante la nostra assenza.
3.    Almeno nella prima settimana – o nei primi giorni- è meglio puntare su piccoli obiettivi davvero essenziali e lasciare per un secondo momento i progetti di lavoro più complessi e ambiziosi.
4.    Un ulteriore aiuto può essere rappresentato dall’attività fisica quotidiana, per mantenersi ancora attivi dopo le nuotate o le camminate fatte al mare o in montagna.
5.    Anche il modo di vestirsi può influenzare questo processo: passare direttamente dalla tenuta bermuda e infradito al vestito completo con cravatta (o al taileur) può contribuire ad affaticare ulteriormente l’organismo.

Se, invece, l’insieme dei sintomi ha un’elevata intensità durante tutta la giornata e il malessere dura per settimane e poi mesi, è opportuno rivolgersi ad uno psicologo, allo scopo di rilevare gli eventuali problemi psicologici che provocano il perdurare di tale disagio.
Può infatti purtroppo capitare che i sintomi descritti, prolungando la loro permanenza ed aumentando la loro intensità e influenza nelle varie aree di vita della persona, si trasformino in veri e propri disturbi d’ansia o depressione.

Lo stress da rientro non va confuso con la depressione stagionale, che verrà illustrata nel prossimo articolo. (Per essere avvisati della pubblicazione di nuovi articoli è sufficiente cliccare qui)

 

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