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Dott.ssa Chiara Rossi Urtoler

Viaggiare fa bene

Che viaggiare ci faccia bene lo abbiamo pensato tutti almeno una volta, ma averne la conferma da vari studi scientifici è un’altra cosa.

Quali sono, quindi, i benefici di quest’attività che molti di noi in questo periodo stanno mettendo in pratica?

 

Aumento delle connessioni Cerebrali

Intraprendere un viaggio che ci porta a visitare luoghi mai visti, conoscere usi e costumi diversi dai nostri, assaggiare cibi nuovi per il nostro palato e magari imparare qualche parola in una lingua straniera e quindi venire a contatto con numerosi nuovi stimoli, aumenta le nostre connessioni cerebrali e quindi il funzionamento del nostro cervello migliora. Lo dimostra una ricerca australiana del 2012 che ha rivelato che le persone che avevano viaggiato molto avevano una maggiore densità di neuroni in alcune zone del cervello rispetto agli altri, si erano infatti creati nuovi circuiti cerebrali.

Aumento della creatività e capacità di adattamento 
Secondo una ricerca dell’Università dell’Indiana, viaggiare o anche solo programmare un viaggio può migliorare la creatività e le capacità di adattamento. L’immaginare e organizzare un viaggio stimolano appunto la nostra immaginazione e la nostra capacità di organizzazione e poi, una volta arrivati a destinazione, è necessario acuire i sensi per osservare, scoprire, conoscere, esplorare, sentireecc.. E anche essere flessibili quando si viene a contatto con usanze e leggi differenti e ci si trova, talvolta, ad affrontare situazioni nuove che stimolano la nostra creatività e le capacità di affrontare circostanze a noi sconosciute. E, ancora, se si vuole veramente viaggiare e vivere pienamente tale esperienza è fondamentale “aprire la mente” e immagazzinare tutto ciò che ci troviamo davanti.

Migliore memoria
Uno studio californiano ha dimostrato come l’attività di una zona della corteccia cerebrale responsabile della memoria, in chi aveva appena intrapreso un viaggio-vacanza, diventava più intensa e funzionale rispetto a chi non lo aveva effettuato di recente.

Aumento della produttività
Confrontando Stati con diversa media di giorni di ferie dei lavoratori, è emerso che chi ha più possibilità di andare in vacanza rende di più sul lavoro anche se lavora in totale meno ore.

Cura per lo stress cronico ed acuto
Probabilmente l’aumento della produttività è anche legato alla diminuzione dello stress per chi si concede di viaggiare. Tutti abbiamo presente l’effetto di una piacevole vacanza sul nostro umore e sulla sensazione di stress. Ma forse non sappiamo che viaggiare può anche essere una cura anche per il disturbo post traumatico da stress, comune fra i sopravvissuti alle guerre, alle stragi o alle calamità naturali. Nella ricerca dell’Università del Maine è stato scoperto che il relax procurato da alcuni giorni di vacanza in un luogo nuovo ha migliorato significativamente i sintomi degli ex militari partecipanti allo studio, in termini di umore, attenzione, qualità del sonno, ansia e livello di depressione e gli effetti benefici erano ancora riscontrabili dopo quasi 2 mesi dal viaggio.

Miglioramento generale del benessere a lungo termine
In uno studio cinese (la Cina rappresenta il più vasto mercato turistico del mondo) è emerso che chi aveva viaggiato nei 12 mesi precedenti aveva visto aumentati, in media, la felicità (+24%), il relax (+20%), le capacità di decisione (+17%), l’entusiasmo (+15%), lo studio o il lavoro (+14%), la propria realizzazione (+11%), l’ottimismo (+10%), l’autostima (+9%), le abilità relazionali (+7%) e l’armonia in famiglia (+3,5%).

 

Ma quanto deve durare il viaggio affinché questi benefici siano riscontrabili?
Uno studio olandese suggerisce che la durata di un viaggio che migliori l’umore deve essere dai 3 ai 6 giorni.
Potrebbe quindi essere auspicabile fare varie vacanze brevi (ma più lunghe di un weekend) durante l’anno per assicurarci un aumento di benessere e capacità intellettive e produttive.

 

E’ importante la meta?
Non particolarmente, non è fondamentale andare in posti lontani, costosi  e particolari. Quello che conta è invece il viaggiare in sé e ancora meglio se in posti diversi ogni volta.

 

La poesia “Itaca” di Costantino Kavafis ci fa rendere bene questo concetto:

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere d’incontri
se il pensiero resta alto e il sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo
né nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga
che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche aromi
penetranti d’ogni sorta, più aromi
inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca 
– raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.

Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
in viaggio: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
Già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

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