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Dott.ssa Chiara Rossi Urtoler

A tu per tu con la paura

Riflessione sulla paura e sul coraggio, liberamente tratta da Pema Chödrön “When Things Fall Apart”

“La paura è una reazione naturale quando ti avvicini alla verità”.

 Anche in versione audio:


Intraprendere un viaggio spirituale è come salire su una barchetta con l’idea di affrontare l’oceano alla ricerca di terre sconosciute. L’ispirazione arriva con una pratica sincera, ma prima o poi si incontra anche la paura.
Per quanto ne sappiamo, una volta raggiunto l’orizzonte potremmo anche cadere giù dal mondo. Come tutti gli esploratori siamo attratti da quel che ci aspetta là fuori, senza sapere se avremo il coraggio di affrontarlo.

Se iniziamo a interessarci alla Mindfulness, alla consapevolezza, e decidiamo di scoprire quel che ha da offrire, scopriremo presto che esistono punti di vista diversi su come procedere. Con la meditazione si inizia a praticare la consapevolezza, rimanendo completamente presenti nelle nostre attività e nei nostri pensieri. Ma se vogliamo scavare sotto la superficie e praticare senza esitazione, è inevitabile che prima o poi ci ritroveremo ad avere paura.

La paura è un’esperienza universale. Anche l’insetto più piccolo ha paura.
Quando passeggiamo tra le pozze d’acqua lasciate dall’alta marea, se proviamo ad avvicinare le dita ai corpi aperti degli anemoni di mare, questi si chiuderanno. È una reazione spontanea.
Non è così terribile avere paura quando ci troviamo ad affrontare l’ignoto. Fa parte dell’essere vivi, è un qualcosa che condividiamo tutti. Reagiamo all’eventualità di ritrovarci di fronte alla solitudine, alla morte, a non avere nulla a cui poterci aggrappare.
La paura è una reazione naturale quando ti avvicini alla verità.

Se ci impegniamo a restare esattamente dove siamo, ecco che la nostra esperienza diventa più intensa. Le cose diventano molto chiare quando non si può scappare da nessuna parte.
Non possiamo essere nel presente e nello stesso tempo scorrere la trama della nostra vita! Lo so, è ovvio, ma una scoperta del genere, quando la facciamo da soli, ci cambia.
L’impermanenza diventa qualcosa di vivido nel momento presente, e la stessa cosa succede con la compassione, la meraviglia, il coraggio. E la paura. Perché chiunque si trovi sul ciglio dell’ignoto, completamente nel presente senza un punto di riferimento, prova la sensazione che gli manchi la terra sotto i piedi. È allora che la nostra comprensione si fa più profonda, quando noi scopriamo che il momento presente è un luogo piuttosto vulnerabile e che ciò può essere contemporaneamente terribile e dolcissimo.

Quando iniziamo la nostra esplorazione, abbiamo ogni tipo di ideali e di speranze. Cerchiamo risposte che soddisfino una fame atavica. L’ultima cosa che vogliamo, però, è incontrare di nuovo l’uomo nero. Certo, la gente cerca di avvertirci. Ricordo la prima volta in cui praticai la meditazione; la donna che mi spiegò la tecnica e mi diede le istruzioni mi disse: “Per favore, non uscire di qui pensando che meditare significhi allontanarsi dalle preoccupazioni”. In qualche modo, tutti gli avvertimenti del mondo non ci convincono. Eppure ci portano più vicino.

Quello di cui stiamo parlando è imparare a conoscere la paura, familiarizzare con la paura, guardarla diritto negli occhi – non per risolvere i problemi, ma per ribaltare completamente il vecchio modo di vedere, ascoltare, annusare, assaggiare e pensare. La verità è che dal momento in cui iniziamo a farlo davvero, continuiamo a sentirci umiliati. Non ci sarà più lo spazio per l’arroganza cui può portare il restare aggrappati ai propri ideali. L’arroganza che inevitabilmente si presenterà sarà continuamente frustrata dal nostro coraggio di fare un altro passettino in avanti.

Le scoperte fatte attraverso la pratica della Mindfulness non hanno nulla a che vedere con il credere in qualcosa, ma piuttosto con il coraggio di fallire, il coraggio di morire in continuazione.

Nessuno ci dice mai di smettere di fuggire dalla paura. Di rado ci dicono di avvicinarci, di essere lì, semplicemente, di familiarizzare con la paura.
Invece il consiglio che di solito ci viene dato è quello di addolcire la cosa, minimizzarla, prendere una pillola o pensare ad altro, insomma di farla andare via, in qualunque modo.
Non abbiamo bisogno di un consiglio del genere, perché prendere le distanze dalla paura è quel che facciamo naturalmente. Di solito ce la battiamo e perdiamo la testa quando c’è anche il più piccolo accenno di paura. La sentiamo arrivare e ce ne andiamo via. Conviene sapere che lo facciamo – non per colpevolizzarci, ma per sviluppare una compassione incondizionata. La cosa più straziante di tutte è come ci inganniamo sul momento presente.

Talvolta, tuttavia, ci troviamo con le spalle al muro: tutto quanto va in pezzi, e non abbiamo più vie di fuga. In momenti del genere, le verità spirituali più profonde sembrano piuttosto semplici e ordinarie. Non c’è un posto in cui nascondersi. Lo vediamo come gli altri – meglio degli altri.
Prima o poi comprendiamo che anche se questo non ci fa sembrare bella la paura, tuttavia fa riemergere tutti gli insegnamenti che possiamo aver ascoltato o letto.

Di solito pensiamo che i coraggiosi non abbiano paura. La verità è che conoscono la paura molto bene.
Il trucco sta nel continuare a esplorare e nel non chiamarsi fuori, anche se scopriamo che nulla è quel che pensavamo. Questa è una scoperta che facciamo una volta, e poi un’altra, e poi un’altra ancora. Nulla è quel che pensavamo. Il vuoto non è ciò che pensavamo. Neppure la consapevolezza o la paura. La compassione – non è quel che pensavamo. L’amore. Il coraggio. Queste sono parole in codice per cose che non conosciamo nella nostra mente, ma di cui tutti noi potremmo fare esperienza.

Sono parole che indicano cos’è realmente la vita quando lasciamo che le cose cadano e restiamo inchiodati al momento presente.

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