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Dott.ssa Chiara Rossi Urtoler

Mindfulness: la consapevolezza che aiuta il benessere

 Cos’è?

Il concetto di Mindfulness deriva dagli insegnamenti di origine orientale come il Buddismo (Vipassanā), lo Zen e la meditazione Yoga, inseriti in un contesto occidentale, validato scientificamente e utilizzato anche in ambito ospedaliero.

Non è facile rendere a parole a cosa ci si riferisca con il termine Mindfulness perché si tratta di un’esperienza vissuta, uno stato mentale e di coscienza. Ma si può anche dire che sia una modalità di prestare attenzione al presente, momento per momento, nel qui e ora, intenzionalmente e in modo non giudicante. Secondariamente, con la pratica si può anche ottenere l’effetto di ridurre o prevenire il disagio e la sofferenza interiore e raggiungere un’accettazione di sé, tramite una migliore consapevolezza della propria esperienza in termini di sensazioni, percezioni, impulsi, emozioni, pensieri, parole, azioni e relazioni.

In italiano potrebbe essere tradotto anche come consapevolezza intenzionale e presenza mentale e cioè avere l’attenzione focalizzata su qualche cosa che scelgo intenzionalmente di osservare, che sia dentro di me o intorno a me.

Infatti “Mindfulness” è la traduzione inglese della parola “sati” (in Pali) o “smrti” (in Sanscrito) che significa presenza mentale, attenzione al momento presente, al qui ed ora, a ciò che sperimentiamo in questo momento.


Come si sviluppa la consapevolezza?

Dal momento che per Mindfulness si intende  consapevolezza del momento presente, allora tutti possiamo prestare attenzione a quello che accade, ma non sempre lo facciamo intenzionalmente e senza giudicare, senza valutare, solo osservando. Pertanto questa modalità di prestare attenzione è un’abilità che va allenata e sviluppata con la pratica, con l’esercizio.  Solitamente per chi è alle prime armi può essere utile la pratica guidata, per es. sotto forma di meditazione, tramite ascolti di registrazioni, partecipazione a gruppi condotti da un esperto o o durante un percorso psicologico ad opera dello psicoterapeuta. Ci sono alcune indicazioni preliminari da osservare per praticare in maniera formale, strutturata, ma semplificando, si pratica da Seduti comodi ma vigili, o talvolta sdraiati o in piedi e possibilmente con gli occhi chiusi. Si seguono le istruzioni vocali del conduttore che, a seconda dei vari tipi e durate delle meditazioni, inviterà a prestare attenzione consapevole a vari stimoli, interni ed esterni, fisici e psicologici.

Si può praticare la Mindfulness anche in autonomia nella propria quotidianità, essendo consapevoli di sè stessi, del proprio corpo e dei movimenti, di sensazioni, pensieri ed emozioni o prestando attenzione agli stimoli ambientali presenti intorno a sè.

Naturalmente, soprattutto all’inizio, capiterà che la mente non dia scampo e arrivino pensieri, emozioni, ricordi, preoccupazioni, programmi ecc… come per esempio le cose da fare dopo, controllare il telefono, la litigata del giorno prima, gli impegni di quello dopo.
Talvolta affiorano anche giudizi su di sé, negativi, che portano con sé emozioni altrettanto negative come tristezza, rabbia, ansia ecc.. e si ritorna nel solito turbinio che provoca ansia e stress…
Grazie alla pratica, guidata e autonoma, si può imparare pian piano a gestire questo marasma psico-fisico e ritagliarsi sempre di più momenti in cui la mente tace, si riposa, osserva e ascolta.
La pratica quotidiana aiuta ad aumentare la consapevolezza di sè e l’apertura verso quello che ci circonda. Secondariamente, anche se non è lo scopo principale, si può sperimentare una diminuzione dei livelli di stress e ansia generali della persona, ma principalmente diventa un’attitudine, un approccio alla vita e non solo uno strumento da mettere in campo quando ci sono situazioni problematiche o quando si prova dolore psicologico o fisico.

La caratteristica fondamentale della pratica della Mindfulness è la vigile consapevolezza del momento presente, momento dopo momento, di ciò che entra nel campo della consapevolezza, senza lasciarsi andare in ragionamenti, giudizi, tentativi di spiegazione. Senza respingere, ma allo stesso tempo senza essere catturati.
Con il tempo si allena una sorta di funzione osservante e non giudicante, in grado di vedere le cose per quello che sono, nel momento in cui sono, e di distinguerle dai pensieri che concettualizzano, etichettano, valutano, programmano ecc…

 

 

Cosa non è?

Nell’ottica di inquadrare concettualmente il fenomeno ed evitare alcuni possibili fraintendimenti, può essere utile spiegare anche cosa la Mindfulness non è:

  • una fuga dalla realtà: bensì il contrario, ovvero essere profondamente radicati nella realtà,
  • una forma di trance: la mente mindful è caratterizzata da presenza psicofisica, lucidità e chiarezza,
  • una condizione “mistica” o extrasensoriale: è invece ancorata al presente, al qui ora, al proprio corpo, ai propri pensieri, emozioni e sensazioni reali.
  • una pratica religiosa: varie religioni promuovono la presenza mentale e la meditazione, ma la Mindfulness in sè non è una pratica religiosa, ma un processo studiato in ambito scientifico e validato.

 

A chi e a cosa può servire?

Da anni la pratica della Mindfulness è stata sottoposta a ricerche scientifiche, anche tramite studi di neuro-immagine sul cervello, ed attualmente è inserita nei protocolli terapeutici ufficiali per molte patologie e problematiche, in particolare per lo stress, l’ansia, gli attacchi di panico, le ricadute depressive, i disturbi alimentari e malattie e sindromi fisiche che causano dolore cronico.

Per imparare concretamente di più su Mindfulness e ACT  è disponibile online il corso MindACT 

 


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