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Dott.ssa Chiara Rossi Urtoler

Sacrificare il sonno e stare svegli fino a tardi può portare verso una spirale negativa di preoccupazione persistente e pensiero negativo e ripetitivo, cioè a rimuginare, causando disagio, ansia e ulteriore ritardo del sonno.

I ricercatori della Binghamton University hanno chiesto a 100 studenti di completare diversi questionari e  di effettuare due compiti computerizzati per valutare il pensiero negativo ripetitivo, cioè il comunemente definito rimuginare, misurando la quantità di soggetti preoccupati, che rimuginavano o ossessionati da qualcosa. I soggetti hanno anche risposto alle domande sulle loro abitudini di sonno e gli orari.

I soggetti che si descrivono come persone “notturne” o “gufi” (vs. allodole), così come coloro che dormivano meno ore durante la notte rispetto agli altri, sono stati trovati a sperimentare  pensieri più negativi rispetto a quelli che si descrivevano come “mattinieri”  o “allodole”, così come coloro che dormivano più a lungo. Sebbene i dati suggeriscano una correlazione fra andare a letto tardi e rimuginare di più, ciò non implica necessariamente un nesso di causalità. Infatti, i ricercatori fanno notare che è possibile che l’andare a letto tardi causi maggiori preoccupazioni, ma anche, all’inverso, che il rimuginare conduca alle perturbazioni sul tempo e sulla durata del sonno.

I nuovi dati sostengono la ricerca precedente, che ha collegato i pensieri ripetitivi negativi con problemi di sonno, ma è il primo a suggerire un legame tra i livelli del rimuginare e l’orario del sonno. Inoltre, uno studio 2013 pubblicato sul Journal of Occupational Psychology ha trovato una correlazione tra l’andare a letto tardi e i sintomi depressivi, il disturbo ossessivo-compulsivo e il disturbo da stress post-traumatico.

“Se ulteriori risultati sosterranno il rapporto tra l’orario dell’andare a letto e il rimuginare, questo potrebbe un giorno portare a una nuova strada per il trattamento di persone con disturbi precedentemente citati,” ha affermato, uno degli autori dello studio, la dr.ssa Meredith Coles. “Studiare la relazione tra la riduzione della durata del sonno e la  psicopatologia ha già dimostrato che concentrarsi sul sonno nei percorsi di psicoterapia porta anche ad una riduzione dei sintomi ansiosi, depressivi, ossessivo-compulsivi e post-traumatici.”

I risultati sono apparsi sulla rivista scientifica Cognitive Therapy and Research.

Per approfondimenti sull’insonnia visitare la pagina relativa e l’articolo “Cosa tutti dovremmo sapere sul sonno e i suoi problemi: 15 regole per dormire meglio”.

 

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