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Dott.ssa Chiara Rossi Urtoler

Avete mai guardato un’altra persona pensando “Quanto vorrei essere come lei/lui”? oppure “Beh, alla fine sono meglio io!”  Tranquilli, non siete di certo gli unici! Questo fenomeno è molto comune nella vita quotidiana della maggior parte delle persone.

Mettere te stesso a confronto con altre persone con gli stessi problemi di salute può influenzare la tua salute fisica ed emotiva, secondo la ricerca qualitativa, condotta su una trentina di studi centrati su questo tema, dai ricercatori della Penn State University.

Quando siamo dubbiosi su come stiamo andando, possiamo ridurre l’incertezza traendo informazioni dagli altri. In particolare, è emerso che persone con malattie croniche preferiscono compararsi ad altri con lo stesso problema.
Nella loro analisi qualitativa, gli autori hanno rilevato che persone che si confrontano “verso il basso” cioè con altri in condizioni peggiori di loro, sono meno depressi di coloro che si comparano “verso l’alto”, cioè a persone in migliori condizioni.
Per quanto riguarda gli aspetti positivi del compararsi ad altri, è emerso che i confronti verso il basso sono associati con un’immediata sensazione positiva di sollievo e gratitudine. Mentre chi compie confronti verso l’alto risultano avere migliori condizioni fisiche e riportano sentimenti di speranza riguardo la loro capacità di migliorare.
In merito agli effetti negativi, le comparazioni verso il basso portano a tristezza e preoccupazione, mentre quelle verso l’alto ad abbattimento.

Vi chiederete come mai possano esserci queste differenze.
Per il momento si sa che può avvenire in entrambi i modi: qualcuno fa meglio di te? Questo può essere sia fonte d’ispirazione sia causa di abbattimento. Qualcuno è peggio? Questo ti dà un po’ di sollievo o può farti pensare che la tua situazione potrebbe peggiorare in futuro e arrivare ad essere come quella della persona con cui ti stai confrontando.

L’ipotesi è che siamo portati a sentirci meglio quando ci focalizziamo sulle somiglianze fra noi stessi e le persone che ci sembrano stare meglio  oppure sulle differenze fra noi e quelle che ci sembrano essere in condizioni peggiori.
Al contrario, se ci concentriamo sulle differenze fra noi e chi sta meglio o sulle somiglianze fra noi e chi sta peggio, allora proveremo sicuramente le sensazioni negative sopra elencate.
Quello su cui le persone si focalizzano sembra essere associato ai tratti di personalità, all’umore e ad una varietà di altri fattori che non sono stati ancora ben compresi.

La ricerca, in conclusione, rileva che ci siano ancora dei punti oscuri riguardo il meccanismo del confrontarsi con gli altri, inclusi i fattori che determinano quando e come la persona si focalizza più sulle somiglianze o sulle differenze fra sé e gli altri.

Cosa ne pensate?
Vi capita spesso di confrontarvi con gli altri?
Verso il basso o verso l’alto?

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2 commenti

  1. Fabio scrive:

    Buonasera Dott.sa Rossi,
    sono un appassionato di libri di psicologia e le cose che ha scritto sono molto interessanti. Purtroppo la psicologia è una materia molto complessa in quanto capire perché alcune persone sono piene di vita e altre sono depresse non è assolutamente facile in quanto ci sono moltissimi fattori che cambiano in continuazione durante il tutto il ciclo di vita. Questo periodo di crisi che stiamo passando sicuramente non è di aiuto specialmente per anziani e bambini, categoria più a rischio di problemi psicologici. Sarebbe interessante secondo me inserire la materia di psicologia nelle scuole per istruire fin dall’età prescolare sulle regole di vita e di comportamento da tenere nei vari ambienti psicologici.
    Tornando a quello che chiedeva a me capita di confrontarmi saltuariamente sia verso il basso che verso l’alto. Effettivamente trovo un senso di piacere quando mi confronto verso il basso (cerco comunque di non farlo notare e se posso provo di aiutare l’altra persona in qualche modo a sentirsi come me) mentre quando mi confronto verso l’alto cerco di cogliere l’occasione come uno stimolo per fare di più. Una cosa che a me ha molto aiutato è stata la mia attività di volontariato che svolgo dopo la mia attività lavorativa. La cosa che mi ha molto colpito è che persone con evidenti problemi di salute che ho accompagnato alle visite mediche erano più serene di altre che non avevano nessun tipo di problema.
    Una prova che non sono i problemi la causa di una disfunzione psicologica ma è il modo in cui la persona li interpreta.
    Buona serata
    Fabio

    • Psicomodena scrive:

      La ringrazio molto per la testimonianza sulla sua esperienza e concordo con lei anche riguardo il possibile inserimento di alcuni temi di psicologia nei programmi scolastici.
      Molto preziose le sue riflessioni e spero ne riceveremo altre.
      Grazie ancora e buon proseguimento di lettura!


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