Difficoltà e Sfide Gifted

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Quando essere Gifted più che un dono è una fatica

Essere gifted non significa avere una vita più semplice. Al contrario, la complessità cognitiva, emotiva e sensoriale che caratterizza i gifted può essere fonte di stimoli straordinari ma anche di grandi difficoltà.
Ecco alcune delle sfide più comuni che le persone gifted si trovano ad affrontare, con le loro possibili ripercussioni.


1. Sensazione di essere diversi

Molti gifted crescono con la percezione costante di non “appartenere”. Pensano più velocemente, pongono domande inusuali, vedono collegamenti che altri non vedono, e provano emozioni con una profondità che spesso spiazza i coetanei. Questo li porta, sin dall’infanzia, a sentirsi fuori posto, strani o addirittura sbagliati.
Col tempo questa sensazione può tradursi in isolamento, difficoltà a fidarsi degli altri e una certa tendenza al mascheramento: nascondere parti di sé per sembrare “più normali”.


2. Frustrazione e noia

La mente gifted ha bisogno di stimoli. Quando l’ambiente non offre sfide adeguate – a scuola, sul lavoro, o persino nelle relazioni – la conseguenza può essere una frustrazione profonda.
A scuola, i gifted non stimolati possono apparire svogliati, disattenti o ribelli, quando in realtà sono annoiati da contenuti troppo semplici.
Nella vita adulta, questo può portare a frequenti cambi di lavoro o di interessi, con la sensazione di non trovare mai un contesto in cui impegnarsi davvero.


3. Ansia e depressione

L’intensità emotiva tipica dei gifted li espone a stati estremi. La loro sensibilità acuta li porta a vivere amplificati non solo i propri sentimenti, ma anche quelli altrui.
Spesso ruminano sulle ingiustizie, percepiscono incoerenze e ipocrisie, e faticano a “lasciar correre”. Questo li rende più vulnerabili a sviluppare ansia generalizzata, episodi depressivi e sentimenti di impotenza.
Se non supportata, questa intensità emotiva può trasformarsi in un peso insostenibile.


4. Perfezionismo

Il perfezionismo nei gifted non è solo desiderio di eccellere, ma spesso il bisogno di raggiungere standard impossibili. Questo può portarli a procrastinare (“se non posso farlo perfettamente, meglio non farlo”), a vivere ogni piccolo errore come un fallimento personale, e a non riuscire mai a sentirsi soddisfatti dei propri risultati.
Il perfezionismo può anche compromettere le relazioni: aspettative troppo alte verso sé stessi e verso gli altri possono creare frustrazione, distanza e conflitti.


5. Sindrome dell’impostore

Molti gifted faticano a credere davvero nelle proprie capacità. Anche di fronte a successi evidenti, pensano di non meritare i riconoscimenti e attribuiscono i risultati a fortuna o a un impegno eccessivo.
Vivono con la costante paura di “essere scoperti” e smascherati come meno competenti di quanto appaiano. Questa sindrome può minare profondamente l’autostima e impedire di accettare opportunità di crescita.


6. Difficoltà nelle relazioni interpersonali

La profondità intellettuale ed emotiva porta i gifted a cercare connessioni altrettanto profonde. Ma spesso incontrano difficoltà a trovare persone che risuonino con la loro intensità.
Possono essere percepiti come “troppo” – troppo sensibili, troppo intensi, troppo esigenti – oppure possono risultare incomprensibili perché il loro modo di pensare e comunicare è troppo rapido o complesso.
Questo crea distanza, senso di solitudine e, a volte, la scelta di ridurre le relazioni per proteggersi.


7. Stress e ipersensibilità

Molti gifted hanno una sensibilità aumentata agli stimoli sensoriali (rumori, luci, odori, consistenze) e agli stimoli emotivi (atmosfere tese, conflitti, incoerenze). Questo può portarli a vivere in uno stato di sovraccarico quasi costante.
L’ipersensibilità non è un difetto: permette loro di cogliere sfumature che altri non vedono. Ma quando non gestita, diventa fonte di ansia, irritabilità e fatica cronica.


8. Rischio di esaurimento (burnout)

Spinti dal desiderio di eccellere e dal bisogno di esplorare tutto ciò che li appassiona, i gifted tendono a spingersi oltre i propri limiti.
Studiano senza sosta, lavorano troppo, si assumono troppi impegni, cercando sempre nuovi stimoli.
Il risultato è spesso il burnout: stanchezza estrema, perdita di motivazione, disconnessione dai propri valori e persino sintomi fisici di stress cronico.


9. Evitamento esperienziale

Per proteggersi da esperienze troppo intense o percepite come potenzialmente dolorose, alcuni gifted scelgono inconsciamente l’evitamento. Possono rinunciare a relazioni, evitare sfide, isolarsi in mondi interiori o intellettuali.
Questo meccanismo di difesa, se protratto, riduce la possibilità di vivere esperienze significative e rafforza il senso di solitudine e diversità.


10. Difficoltà nel trovare stimoli adeguati

Forse la sfida più ricorrente dei gifted è la ricerca di stimoli all’altezza della loro complessità. Senza contesti che li nutrano, rischiano un senso cronico di vuoto, disimpegno e frustrazione.
Questo può portarli a un continuo “saltare” da un progetto all’altro, nella speranza di trovare finalmente qualcosa di sufficientemente stimolante.
Al contrario, quando trovano un ambiente fertile, possono fiorire e contribuire in modi straordinari.


Essere gifted significa vivere con un livello di complessità che può essere tanto arricchente quanto faticoso. Non si tratta di avere più vantaggi, ma di affrontare sfide specifiche e poco visibili dall’esterno.
Riconoscere e nominare queste difficoltà è il primo passo per imparare a gestirle, evitando di trasformare la propria intensità in un fardello.
Conoscenza di sé, supporto psicologico, strategie di autoregolazione e relazioni autentiche sono strumenti fondamentali per trasformare la giftedness in una risorsa e non in un peso.

🔎 Riconoscere non basta, ma è un inizio

Riconoscere di avere caratteristiche gifted può essere un sollievo: dà un nome a tante esperienze di diversità, intensità e complessità vissute spesso in solitudine. Tuttavia, la scoperta non porta a una risoluzione immediata dei problemi. Anzi, molte persone attraversano diverse fasi — dalla negazione, al sollievo, fino alla rielaborazione e integrazione — prima di riuscire davvero a vivere la propria giftedness con serenità (ne parlo in dettaglio in un altro articolo).

La buona notizia è che queste sfide possono essere affrontate. Strumenti come l’ACT (Acceptance and Commitment Therapy), la mindfulness e la self-compassion offrono percorsi concreti per imparare a stare con la propria intensità, riconoscerla senza giudicarla, e trasformarla in una risorsa.

Se ti ritrovi in alcune delle difficoltà descritte, ti invito a esplorare la pagina Menti Intense, dove troverai articoli e risorse dedicate.
Oppure, se senti il bisogno di un accompagnamento più personale, puoi contattarmi direttamente per una consulenza: insieme possiamo costruire strategie adatte a te per trasformare la complessità in possibilità di crescita autentica.

 

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