Fare o non fare la valutazione?

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Il dilemma della valutazione da adulti?

Molti adulti in consulenza o in psicoterapia arrivano a chiedermi: “Sono davvero gifted? E vale la pena fare una valutazione adesso, dopo tanti anni?”
La domanda non è banale e spesso porta con sé un misto di curiosità, paura, speranza e scetticismo.

Perché nasce il dubbio

Chi si riconosce in molte caratteristiche tipiche delle menti intense — curiosità insaziabile, ipersensibilità, senso di diversità, velocità di pensiero, intensità emotiva — spesso sente il bisogno di una conferma esterna. Non tanto per “avere un’etichetta”, quanto per dare senso al proprio vissuto, mettere ordine nei frammenti della propria storia e alleggerirsi da anni di auto-giudizi.

Allo stesso tempo, molti esitano: “Ha senso a questa età? Cambierà davvero qualcosa? E se scoprissi di non esserlo?”

Inoltre spesso ci si spaventa davanti alla durata e ai costi del percorso di valutazione psicodiagnostica.

Infanzia vs età adulta

L’utilità di una valutazione con certificazione varia molto a seconda dell’età in cui viene effettuata. Durante l’infanzia, una diagnosi formale di giftedness può avere un impatto diretto sul percorso scolastico: permette di attivare misure educative specifiche, adattare i programmi, offrire stimoli adeguati e prevenire noia o frustrazione.

In età adulta, invece, la valutazione ha un valore meno “pratico” sul piano istituzionale, ma rimane profondamente significativa sul piano personale ed esistenziale. Non serve più a ottenere certificazioni scolastiche, ma a comprendere meglio il proprio funzionamento mentale, dare senso alla propria storia, ridurre il peso dell’autocritica e orientare scelte professionali e relazionali più in linea con le proprie caratteristiche. 

Per i bambini e adolescenti diventa spesso condizione necessaria (ma purtroppo non sempre sufficiente) affinché lo studente venga considerato nelle sue peculiarità e venga attivato un programma ad hoc. Da adulti il certificato in sé non verrebbe presentato o consegnato a nessuno, ma serve più per consapevolezza di sé.

I possibili benefici di una valutazione

Una valutazione, se condotta da professionisti con esperienza specifica sugli adulti gifted, può essere preziosa perché:

  • Porta chiarezza: aiuta a distinguere tra giftedness, altre neurodivergenze e vissuti che possono sembrare simili.

  • Offre un linguaggio: avere parole per descrivere come funziona la propria mente permette di comunicare meglio con sé stessi e con gli altri.

  • Rende più leggeri: molti adulti riportano un senso di sollievo, come se finalmente la loro storia avesse un filo conduttore.

  • Orienta il percorso: sapere di avere una mente intensa permette di scegliere strategie, ambienti e relazioni più adatti.

I possibili limiti

Una valutazione non è sempre necessaria né risolutiva. Può avere dei limiti:

  • Non cambia il passato: non cancella le ferite vissute, né le difficoltà incontrate.

  • Può riattivare dubbi: alcuni si chiedono se il risultato sia “valido” o se meritino davvero quella definizione.

  • Rischia di diventare un’etichetta: se usata in modo rigido, può rinchiudere invece che liberare.

  • Non tutti i professionisti hanno sensibilità sul tema: un approccio riduttivo può lasciare più confusione che chiarezza.

  • Se è presente doppia o tripla eccezionalità e il valutatore non fosse esperto in tutte le neurodivergenze, potrebbe non individuarle. 

Alternative o complementi alla valutazione

Molti adulti trovano beneficio anche senza passare da una valutazione formale, attraverso:

  • Percorsi di auto-riflessione guidata: libri, articoli, gruppi dedicati agli adulti gifted.

  • Spazi terapeutici centrati sulla giftedness, che aiutano a rielaborare il senso di diversità e a trasformarlo in risorsa.

  • Confronto con pari: riconoscersi in altre menti intense può già di per sé cambiare la prospettiva.

Una scelta personale

La valutazione non è un obbligo né un passaggio universale. È uno strumento: per alcuni è illuminante, per altri superfluo. Ciò che conta è chiedersi: “Questa scelta mi avvicina a una maggiore consapevolezza e autenticità, o rischio di usarla come ennesimo criterio per giudicarmi?”

In fondo, la giftedness non è un timbro da ricevere, ma un modo di vivere il mondo. La vera svolta non sta tanto nel risultato del test, quanto nella possibilità di fare amicizia con la propria mente, con i suoi slanci e le sue fatiche.

5 domande da farsi prima di scegliere una valutazione da adulto gifted

  1. Perché lo voglio fare?
    Cerco conferme, chiarezza, o sto cercando di convincermi di valere?

  2. Che cosa mi aspetto dal risultato?
    Penso che cambierà la mia vita, o che mi darà strumenti per conoscermi meglio?

  3. Come reagirei a un risultato diverso da quello che immagino?
    Mi aiuterebbe comunque, o rischierei di usarlo come giudizio contro di me?

  4. Ho già accesso a risorse e spazi che mi supportano?
    Un gruppo, un terapeuta, letture o comunità possono già darmi sostegno.

  5. Questa scelta mi avvicina alla mia autenticità?
    Mi aiuta a vivere con più consapevolezza, o sto inseguendo un’etichetta?


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