Fasi della scoperta di essere Gifted

Le Fasi della Scoperta della Giftedness in Età Adulta


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Ho scoperto di essere Gifted: e adesso?


Scoprire da adulti di essere gifted può essere un’esperienza tanto illuminante quanto travolgente. Non è raro che si accompagni a emozioni intense e contrastanti. È come se improvvisamente un riflettore si accendesse dentro di noi: da un lato finalmente capiamo aspetti della nostra vita che non avevano mai avuto senso, dall’altro siamo chiamati a ridefinire chi siamo, a lasciare andare vecchie identità e a costruirne di nuove.

Non si tratta semplicemente di “essere speciali”: la giftedness non è un’etichetta né un privilegio assoluto. È un modo di funzionare che porta con sé doni e sfide, potenzialità e vulnerabilità. E quando la si scopre in età adulta, inevitabilmente scuote l’immagine di sé a cui eravamo abituati.

In questo percorso, ciò che più aiuta non è negare le emozioni che emergono, ma imparare a riconoscerle, dar loro spazio, attraversarle con gentilezza. In altre parole: coltivare disponibilità e self-compassion, mentre si procede passo dopo passo verso una nuova integrazione.

Dal rifiuto alla creatività: le fasi del percorso

Negli anni, accompagnando adulti gifted nei loro cammini, ho osservato che spesso emergono fasi abbastanza ricorrenti, non necessariamente lineari, che assomigliano ai processi di lutto e trasformazione descritti in psicologia. Sono tappe che ci permettono di lasciare andare vecchie identità e aprirci alla possibilità di ricostruirci con maggiore autenticità.

1. Negazione

“Non può essere vero, non sono io!”
All’inizio molti reagiscono con scetticismo. Accettare di essere gifted significa confrontarsi con un’identità rara e poco compresa socialmente. È normale avere dubbi, sentirsi inadeguati o vivere la sindrome dell’impostore.

2. Entusiasmo

“Finalmente tutto ha un senso!”
Quando i pezzi del puzzle cominciano a incastrarsi, arriva una grande ondata di sollievo ed energia. Molti sentono il bisogno di condividere la scoperta, ma non sempre gli altri reagiscono con la stessa apertura: ed ecco che riaffiorano vecchie ferite legate all’essere stati fraintesi o giudicati.

3. Rabbia

“Perché nessuno me l’ha detto prima?!”
La consapevolezza porta con sé la rabbia: rabbia per le difficoltà subite, per anni di auto-giudizio, per i messaggi svalutanti ricevuti. Questa rabbia è legittima, ma può diventare distruttiva se resta bloccata. Imparare a trasformarla in energia creativa e coraggio è parte fondamentale del processo.

4. Contrattazione / Panico / Depressione

“E se volessi restituire questo ‘dono’? Non ce la farò mai…”
In questa fase può emergere il timore di non riuscire a sostenere il cambiamento. Il senso di smarrimento può diventare intenso, soprattutto se ci sono ferite antiche. Qui è fondamentale coltivare radicamento, sostegno relazionale e self-compassion, per ricordarsi che non serve scalare la montagna in un giorno: il percorso si fa a piccoli passi.

5. Accettazione

“Questo sono io. Come posso prendermene cura?”
Arriva il momento in cui smettiamo di combattere contro la nostra mente e cominciamo a conoscerla con curiosità. È una fase di apprendimento, di esplorazione dei propri valori e di scelta consapevole di come vogliamo vivere con le nostre caratteristiche.

6. Ricostruzione

“Sto imparando a vivere in modo più allineato a chi sono.”
Piano piano, si inizia a ricostruire la propria vita: relazioni, lavoro, progetti. Si lascia andare ciò che non corrisponde più alla nostra autenticità, si impara a comunicare i propri bisogni, a costruire confini e a valorizzare la propria energia.

7. Creatività

“Cosa posso creare di unico partendo da me?”
Quando la nuova identità si consolida, si apre uno spazio di libertà e creatività. È la fase in cui possiamo trasformare l’energia ritrovata in progetti, relazioni e azioni che incarnano i nostri valori. È un momento di gioco, scoperta e contributo.

Un processo non lineare

È importante ricordare che non sempre queste fasi si susseguono in modo ordinato. Spesso torniamo indietro, riviviamo parti del percorso, o le attraversiamo più volte a livelli diversi. Non è un segno di fallimento: è il segno di un processo vivo, che si muove insieme alla nostra crescita.

Integrazione con ACT e self-compassion

Nell’ACT parliamo di disponibilità: aprirci a quello che c’è, senza combatterlo. In questo percorso, significa permetterci di sentire l’entusiasmo, la rabbia, la paura, senza giudicarci. Significa imparare a distinguere i pensieri utili da quelli che ci imprigionano, e scegliere di seguire i valori che ci orientano.

La self-compassion diventa il filo che tiene insieme tutto: ricordarci che non siamo soli, che la difficoltà fa parte dell’esperienza umana, che possiamo trattarci con la stessa gentilezza che offriremmo a un amico caro.

Conclusione

Scoprire la giftedness in età adulta non è un punto di arrivo, ma un viaggio. Un viaggio che può sembrare a volte un terremoto, altre volte un’alba. Attraversare queste fasi con consapevolezza e gentilezza verso se stessi permette di trasformare l’ansia e la confusione in energia vitale, orientata a costruire una vita più autentica, libera e creativa.

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