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Dott.ssa Chiara Rossi Urtoler

Partiamo subito con un’affermazione forte: la felicità assoluta non esiste.

Esistono però, momenti di felicità: la gioia, il benessere, l’appagamento e la soddisfazione esistono solo perché esistono anche il dolore, il malessere, la tensione verso il raggiungimento di qualcosa, il senso di mancanza e frustrazione. Così come il bianco esiste solo perché c’è il nero e la notte esiste perché c’è il giorno.
Dei momenti felici della nostra vita ci accorgiamo prevalentemente quando hanno ormai lasciato il posto a quelli infelici o viceversa.

“Quando una porta della felicità si chiude
un’altra si apre, ma spesso guardiamo
così a lungo quella chiusa, 
che non vediamo quella che
è stata aperta per noi”
- Hellen Keller-

Siamo spesso in cerca di uno stato ottimale di benessere e se riusciamo a raggiungerlo, esso dura per un po’ di tempo e poi svanisce per lasciare il posto ad altri bisogni e desideri. Non ha quindi senso pretendere l’eliminazione assoluta degli stati d’animo negativi perché è dal contrasto con questi che assumono importanza e significato quelli positivi.

Secondo il professore dell’Università della Pennsylvania Martin Seligman (nonchè ex-presidente dell’importante Associazione Psicologica Americana) la felicità è al 50% dipendente da fattori genetici su cui non possiamo avere influenza, al 10% dovuta  alle circostanze della vita che ci accadono e che non possiamo determinare, al 40% derivante da fattori che possiamo controllare e legati alla combinazione di esperienze vissute nel passato, azioni presenti e attitudine verso il futro.

Inoltre, Seligman sostiene che in ogni persona siano presenti, in misura diversa, tre dimensioni che concorrono alla felicità di una persona: il piacere, l’appagamento e la condivisione. Per piacere si intende quello più concreto, quello dei sensi; per appagamento si indica la gratificazione procurata per esempio dal raggiungimento di un obiettivo e richiedono anche l’attività di pensiero; condivisione significa l’attitudine a creare relazione e mantenerle nel tempo.

La felicità si può ottenere realizzando un desiderio, a partire da una mancanza o una necessità: la soddisfazione di vederlo realizzato fa passare da uno stato d’animo negativo ad uno positivo. Si può provare felicità anche quando si trova una soluzione ad un problema, si prova appagamento e quindi gioia. La gioia è un’emozioni universale che, in quanto emozione, ha carattere transitorio, momentaneo e non assoluto e duraturo. Non a caso si dice: “fare salti di gioia” ed è  palese che non si possa passare la vita saltellando, ma che ciò accada ogni tanto.

 

La felicità può essere considerata sia in senso intellettuale o materiale, sia fisico o psicologico e anche emozionale.
Spesso si pensa “se vincessi alla lotteria sarei felicissimo perché potrei avere tutto quello che desidero!”. In realtà non è vero, ma piuttosto, chi ha tutto non ha niente perché non può desiderare qualcosa ed essere felice quando lo ottiene. Infatti, il Paradosso della felicità, o Paradosso di Easterlin, analizza il rapporto tra felicità (o meglio soddisfazione) di ogni individuo e la sua ricchezza: a maggior ricchezza la felicità si riduce. Chi possiede molto ha pretese sempre più grandi e finisce per perdersi in una rincorsa infinita verso qualcosa di irraggiungibile, cioè la felicità assoluta. Quanto più abbiamo, tanto più possiamo perdere. Chi ha poco è nella condizione migliore per accontentarsi di poco. Basti pensare al “Me misero, me tapino” del buon vecchio Paperon de Paperoni: nuotava nell’oro, ma era spesso infelice proprio a causa del denaro stesso.

La felicità può essere considerata come il sentire ciò che c’è di bello nella vita. Non è un’emozione oggettiva, né è casuale ma è una competenza, un’abilità individuale da scoprire. Non si tratta quindi di un estenuante inseguimento dell’avverarsi dei propri sogni nel futuro, ma è invece il provare a godere di quello che si ha nel presente. Un suggerimento a livello concreto è quello di esercitarsi quotidianamente ad individuare le cose positive della giornata, anche solo 2 o 3: non devono essere cose eclatanti, ma è sufficiente il sorriso di qualcuno, il libro che stai leggendo, una piccola buona azione compiuta, la giornata di sole, un acquisto, una parola gentile ricevuta, un risultato anche minimo raggiunto.  Dopo i primi giorni di pratica costante e quotidiana, trovare le piccole cose positive della giornata  risulterà sempre più facile e spontaneo permettendoti di sentirti più felice per le cose che hai e che vivi.


Un aspetto importante e consolante da sottolineare è che, come è relativa la felicità, lo è anche l’infelicità, sono sensazioni transitorie che dipendono da un cambiamento in peggio o in meglio. Inoltre così come ci si abitua a stare bene, cosa che fa cessare la sensazione di felicità, così ci si abitua anche al sentirsi male, cosa che fa cessare l’infelicità. Inoltre se le cose vanno benissimo è probabile che possano peggiorare, ma non per una beffa del destino, ma per un processo logico, così come se le cose vanno malissimo è naturale che poi possano migliorare.

La sofferenza fa inevitabilmente parte della vita e tentare di sfuggire all’inevitabile può solo rendere più intensa la frustrazione e quindi l’infelicità. Inoltre preoccuparsi troppo di come ottenere la felicità porta già sofferenza, in quanto inseguirla procura frustrazione e scontentezza.

 “La felicità è più leggera di una piuma,
nessuno sa afferrarla.
L’infelicità è più pesante della terra,
nessuno sa lasciarla.”
-Zhuangzi-

 

Secondo molti studiosi e filosofi del passato, per essere felici non bisogna per forza o solo fare quello che ci piace, ma piuttosto apprezzare quello che si fa e che si ha. A tale scopo, la tecnica della minfdulness può essere molto utile, infatti aumenta l’auto-consapevolezza e il benessere psico-fisico.

In conclusione, in accordo con la visione cognitivo-comportamentale, non sono le cose in sé a essere belle o brutte e renderci quindi felici o infelici, ma è il nostro modo di vederle che le rende tali e che quindi ci rende felici o tristi. Non siamo direttamente influenzati o turbati o resi scontenti dagli eventi, ma dalla nostra interpretazione di essi.

 

Se interessati a capire e affrontare la cause della vostra infelicità o del malessere che vivete, è possibile consultare l’elenco dei problemi psicologici o chiedere informazioni in privato.

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