Gifted, ADHD o 2e? Quando avere troppi interessi non significa la stessa cosa
«Inizio mille cose, mi appassiono follemente, vedo possibilità ovunque. Poi, all’improvviso, mi spengo. Fatico a mantenere la rotta e finisco per sentirmi il solito inconcludente».
Questa è una delle frasi che ascolto più spesso in studio. Chi la pronuncia, di solito, porta con sé un bagaglio pesante: anni di etichette ricevute dall’esterno (e poi interiorizzate) in cui si è sentito definire dispersivo, incostante, incapace di impegnarsi davvero. C’è la sensazione dolorosa di avere dentro un potenziale enorme, molto più grande di quello che si riesce a tradurre nella vita di tutti i giorni.
Se ti riconosci in questa descrizione, voglio fermarti subito: avere tanti interessi e faticare a incanalarli non significa automaticamente avere un difetto di fabbrica. A volte, dietro questa esperienza, c’è una multipotenzialità legata alla plusdotazione (Giftedness). Altre volte, ci sono caratteristiche che rientrano nello spettro dell’ADHD. In altri casi ancora, ci troviamo di fronte a un profilo twice exceptional (o 2e), dove l’alto potenziale e la neurodivergenza convivono.

Da fuori, i comportamenti possono sembrare identici. Ma il motore interno che li genera è profondamente diverso. Capire da dove nasce la tua “dispersione” non serve per appiccicarti un’etichetta, ma per cambiare le lenti con cui ti guardi, smettere di colpevolizzarti e trovare finalmente gli strumenti giusti per te.
Quando non è “solo indecisione”
Avere tanti interessi non è una patologia. Per alcune persone è semplicemente il modo naturale in cui la mente funziona: veloce, ampia, curiosa, profondamente associativa e affamata di complessità.
Chi ha un funzionamento gifted, per esempio, può sentire una spinta fortissima verso campi del sapere apparentemente lontanissimi tra loro. Non lo fa per superficialità o per noia, ma perché la sua mente coglie connessioni invisibili agli altri. Può amare contemporaneamente la psicologia clinica, l’astrofisica, il giardinaggio e la pittura ad acquerello. Per questa persona, scegliere una sola strada professionale o un solo hobby non è un sollievo: è vissuto come un lutto, come la rinuncia a parti vive e vibranti di sé.
Nella multipotenzialità legata all’alto potenziale cognitivo, il problema non è la mancanza di interesse o di capacità. Il nodo è l’esatto opposto: gli interessi sono troppi, tutti autentici, tutti intensi e tutti mentalmente attivi nello stesso identico momento. La dispersione nasce da un’abbondanza interna, a cui spesso si somma un perfezionismo paralizzante: si vorrebbe scegliere la strada “perfetta”, e nel dubbio, si resta fermi.
Quando entra in gioco l’ADHD
Ci sono però situazioni in cui il quadro clinico ci racconta una storia diversa. Ci sono persone che non solo hanno molteplici direzioni possibili, ma sperimentano una fatica enorme, quasi fisica, nel mantenere il focus nel tempo.
Qui non parliamo solo di curiosità, ma di una difficoltà marcata nell’iniziare o completare i compiti, nell’organizzare i passaggi intermedi, nel tollerare la noia o la ripetitività. È la fatica di dosare l’energia e di passare dall’idea brillante all’esecuzione concreta. La mente si sente continuamente “tirata” da nuovi stimoli, incapace di inibire le distrazioni.
In questi casi ci avviciniamo alle caratteristiche dell’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività), dove entrano in gioco le funzioni esecutive e l’autoregolazione. Una persona con ADHD può avere intuizioni geniali e un iperfocus straordinario su ciò che le interessa in quel momento, ma manca della costanza esecutiva per trasformare quell’intuizione in un progetto a lungo termine. Si sente piena di potenziale, ma costantemente ostacolata dal suo stesso sistema nervoso.
Il profilo 2e: quando le due cose convivono
Arriviamo al punto più delicato e, per molti adulti, il più liberatorio: Giftedness e ADHD possono coesistere. Questo intreccio viene definito in letteratura con il termine twice exceptional (doppiamente eccezionali, o 2e).
Cosa succede in un profilo 2e? Succede qualcosa di estremamente frustrante: le risorse cognitive elevate mascherano le difficoltà esecutive, e le difficoltà esecutive oscurano le risorse cognitive. Si crea un “mascheramento reciproco”.
Puoi avere un pensiero complesso, creativo e una ricchezza verbale fuori dal comune, e contemporaneamente lottare con una procrastinazione cronica, un caos organizzativo disarmante e l’incapacità di portare a termine pratiche banali. Questo paradosso interno genera una narrazione profondamente ingiusta e dolorosa: «So di essere intelligente, so che potrei fare molto di più. Se non ci riesco, vuol dire che sono pigro, che non mi impegno abbastanza».
È proprio in questa discrepanza tra ciò che si sa di poter fare e ciò che si riesce a concretizzare che si accumulano vergogna, frustrazione e un senso di fallimento cronico.
Come distinguere le sfumature (e perché i test online non bastano)
Le somiglianze esteriori tra Giftedness e ADHD sono tante: intensità mentale, bisogno di stimoli, intolleranza per la routine, andamento non lineare, emotività intensa. Per questo motivo, una checklist trovata su internet non ti darà mai una risposta affidabile.
La distinzione clinica non si basa su cosa fai, ma su da dove nasce quel comportamento e quanto è pervasivo. Per iniziare a osservarti con più chiarezza, prova a farti queste domande:
- La mia fatica a scegliere nasce perché vedo davvero molte possibilità profonde e tutte mi nutrono (Gifted), oppure perché fatico a inibire gli stimoli laterali e a organizzare i passaggi (ADHD)?
- Quando qualcosa mi interessa davvero, riesco a portarla avanti con continuità creando un metodo, oppure anche lì subentrano caos, partenze a razzo e cadute improvvise?
- La mia dispersione è soprattutto una crisi esistenziale e identitaria, o è una quotidiana fatica neurocognitiva nella gestione del tempo e dello spazio?
Queste domande non servono per autodiagnosticarsi, ma per spostare l’attenzione dal giudizio all’osservazione consapevole del proprio funzionamento.
Limiti: non tutto va trasformato in etichetta
È fondamentale fare una precisazione: non dobbiamo trasformare ogni complessità umana in una diagnosi clinica. A volte, una persona sta semplicemente attraversando una fase di forte stress, di sovraccarico lavorativo, o un momento di confusione sui propri valori personali.
Avere paura di scegliere o sentirsi persi in un mare di possibilità può essere una reazione fisiologica a un mondo iper-stimolante. Questo non coincide automaticamente con l’avere un ADHD o un profilo 2e. L’obiettivo di questo approfondimento non è “trovare per forza un’etichetta”, ma arrivare a una comprensione più compassionevole di sé. Una buona valutazione psicologica serve a dirti: «Non sei rotto. Il tuo funzionamento è solo più complesso di come è stato letto finora».
Quando ha senso chiedere aiuto
Ha senso rivolgersi a un professionista esperto in neurodivergenze adulte quando questa esperienza non è un momento passeggero, ma una costante che impatta negativamente sulla tua vita. Se i tuoi tanti interessi si accompagnano da anni a una fatica paralizzante, se vivi una discrepanza dolorosa tra il tuo potenziale e la tua resa reale, e se tutto questo intacca la tua autostima, il tuo lavoro e le tue relazioni, allora un approfondimento è un atto di cura verso te stesso.
Il tuo passo pratico
Avere troppi interessi non è una colpa. A volte racconta di una mente vivida e complessa, a volte di una fatica autoregolativa, a volte di entrambe le cose. Il punto è smettere di ridurti a un “sei solo dispersivo”.
Da oggi, ti propongo un piccolo esercizio di consapevolezza (Mindfulness). Quando senti l’impulso di abbandonare un progetto periziarne uno nuovo, non giudicarti. Fermati un istante, fai un respiro e chiediti: «Cosa sto provando in questo momento? È la noia di un compito ripetitivo che il mio cervello non tollera, o è l’entusiasmo incontenibile per una nuova connessione che ho appena fatto?».
Inizia a mappare il tuo funzionamento interno. Perché quando iniziamo a guardare la nostra complessità con curiosità e senza giudizio, succede qualcosa di bellissimo: smettiamo di sentirci sbagliati e iniziamo, finalmente, a conoscerci.
Ascolta anche l’episodio del podcast che parla di questo tema!

