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Dott.ssa Chiara Rossi Urtoler

Problemi del sonno

Dormire di meno non è problematico di per sé, perché ognuno di solito dorme in base alle proprie necessità. Ma se si dorme per diverso tempo un numero di ore minore a quello di cui si sente la necessità, il debito di sonno aumenta e ci si sente stanchi, poco pronti a reagire e affaticati, più irritabili, ansiosi, con difficoltà di concentrazione e di memoria. Ne risentono così il nostro umore, le nostre attività quotidiane, le nostre relazioni e, in generale, il nostro benessere psico-fisico. Il sonno è infatti un momento importantissimo. Il nostro organismo durante il sonno può rigenerarsi, crescere e fissare in memoria le esperienze fatte durante la giornata.

Indipendentemente da ciò che può avere inizialmente causato l’insonnia (una perdita, forti preoccupazioni, stress, malattie, ma anche eventi positivi), la sfiducia appresa nella propria capacità di dormire è uno dei principali fattori che alimentano e perpetuano il disturbo.

Cos’è l’insonnia?

Per insonnia si intende la difficoltà a addormentarsi e a mantenere il sonno, o la tendenza a svegliarsi troppo presto la mattina. In genere, si parla di insonnia quando la persona percepisce il proprio sonno insufficiente e insoddisfacente perché dorme troppo poco o male con conseguente stanchezza, irritabilità, inefficienza.
L’insonnia può essere di tipo iniziale quando si fa fatica a addormentarsi; di tipo centrale se si hanno molti risvegli durante la notte; e di tipo tardivo quando il risveglio mattutino avviene troppo presto.

A seconda della causa, l’insonnia può essere:

-primaria, quando non ci sono cause apparenti dell’insonnia e la persona che ne soffre appare per tutto il resto sana. In genere è dovuta a tensioni emotive, quando pensiamo e ripensiamo al problema che ci preoccupa e ci dà ansia. Queste ruminazioni mentali ci impediscono di prendere sonno e di dormire bene. Si innesca così un circolo vizioso: più ci preoccupiamo e più non riusciamo a dormire. La mancanza di sonno aumenta la preoccupazione e ci rende irritabili e questi stati emotivi ci impediscono di dormire. A volte la preoccupazione riguarda proprio la difficoltà a dormire e più siamo preoccupati di non dormire meno riusciamo a addormentarci e a dormire bene.

-secondaria, quando l’insonnia è legata a cause fisiche o psicologiche. In questo caso l’insonnia è un sintomo di un altro disturbo.

Cosa può fare lo psicologo cognitivo-comportamentale?

  • Può educare ad una corretta igiene del sonno, modificando le convinzioni erronee e le abitudini sfavorevoli di chi soffre di insonnia.
  • Insegna metodi e tecniche per ridurre l’attivazione fisica e fisiologica che ostacola un sonno piacevole e duraturo.
  • Aiuta a sviluppare migliori abilità nell’affrontare i problemi che capitano e a regolare le emozioni che accompagnano i problemi del sonno, ad es.: ansia, rabbia, frustrazione, tristezza, impotenza, ecc…
  • Eventualmente può anche lavorare sulle altre preoccupazioni e/o aree che possono portare ad un sonno disturbato.

Per approfondire questo tema, leggere anche l’articolo
“Cosa tutti dovremmo sapere sul sonno e i suoi problemi: 15 regole per dormire meglio”

Oltre alle varie tecniche di rilassamento, di recente è stata introdotta una nuova tecnica, applicabile in terapia, che può significativamente diminuire le difficoltà e i problemi del sonno: per maggiori informazioni, vedere la tecnica della Mindfulness.

 

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