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Dott.ssa Chiara Rossi Urtoler

Lutto

Il lutto è considerato uno dei maggiori eventi stressanti per via dei cambiamenti psicologici, ma anche sociali e materiali che spesso implica e per il forte rischio conseguente di insorgenza di patologie come depressione, ansia, disturbi psicosomatici e problemi del sonno.
Infatti, nello sforzo di riadattamento post-lutto la persona deve affrontare vari tipi di problemi, inclusa la riorganizzazione emotiva interiore e una nuova rappresentazione interna del defunto, cosa che costituisce senz’altro per alcuni un compito non facile, anche perchè la morte spesso ricorda perdite e separazioni precedenti.

        I fattori che influenzano la reazione al lutto sono molteplici:

              – caratteristiche di personalità del soggetto,
              – eventuali esperienze di perdita precedenti,
              – qualità della relazione con il defunto,
              – presenza di un sostegno familiare e sociale,
              – le circostanze che hanno portato al decesso,
              – la prevedibilità o meno con cui esso è avvenuto.
 

 

Nonostante le variabili soggettive, l’esperienza di lutto si può semplificare in

quattro fasi:

  1. shock: può durare da pochi giorni a qualche settimana ed è dominata dall’incredulità, dalla confusione, dal senso di stordimento e protesta. Vi può essere un immediato rifiuto per l’accaduto e la presenza di crisi di rabbia e di dolore. Questa fase può durare più giorni e può interessare la persona per tutta la durata del processo di lutto.
  2. ricerca: intenso desiderio e ricerca della persona deceduta; in alcuni momenti è come se questa fosse ancora in vita. A livello psicologico è caratterizzata da un senso di irrequietezza e da una preoccupazione eccessiva verso il morto, dalla rievocazione e da sentimenti d’intensa nostalgia. In questo periodo sono comuni i malesseri fisici (mancanza d’aria, vuoto allo stomaco, sensazione di debolezza, tensione muscolare), l’isolamento sociale, la
    perdita d’interessi, le ruminazioni sull’evento, le idee di colpa, l’irritabilità, i sentimenti di rabbia verso se stessi o verso il defunto, gli atteggiamenti rivendicativi  e la ricerca di un colpevole.
    Questa fase può durare alcuni mesi.
  3. vuoto e disperazione: la realtà della perdita comincia ad essere accettata, e la persona affranta sembra essere chiusa in se stessa, apatica e indifferente. Spesso si verificano insonnia, calo di peso e la sensazione che la vita abbia perso il suo significato. Il ricordo della persona scomparsa diviene costantemente presente, come anche un senso di delusione quando ci si rende conto che ciò che resta sono solo ricordi e che niente potrà cambiare ciò che è accaduto.
  4. risoluzione: il soggetto prende atto dell’ineluttabilità del decesso per cui torna alle proprie attività e interessi, riacquista il proprio ruolo, sviluppa nuove relazioni. Gli aspetti acuti del dolore cominciano a ridursi e si comincia ad avvertire un ritorno alla normalità. La persona deceduta viene ora ricordata con un senso di gioia, ma anche di tristezza, e la sua immagine viene vissuta internamente.
    Quest’ultima fase può richiedere mesi o anche anni.

E’ stata riportata una notevole variabilità circa i tempi necessari per il compimento dell’intero processo del lutto: nelle società occidentali sono abitualmente sufficienti 3-6 mesi, ma in alcuni soggetti possono essere necessari anche anni oppure si può avere una risoluzione incompleta.

In questi casi, in cui non si abbia una risoluzione completa del lutto, o la persona provi eccessivo disagio e impieghi molto tempo nell’elaborazione, é consigliabile il supporto di uno psicologo che guidi nel passaggio da una fase all’altra.

Per approfondire il tema del lutto, è possibile leggere i seguenti articoli:

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