Il camuffamento nei gifted

Quando il brillare diventa nascondersi
Il fenomeno del camuffamento – in inglese masking – è noto soprattutto in relazione alle persone autistiche e ad altre neurodivergenze, ma riguarda in modo significativo anche gli adulti gifted. Si tratta di una strategia, spesso inconscia, con cui una persona cerca di adattarsi alle aspettative dell’ambiente, nascondendo o riducendo la propria intensità intellettiva, emotiva o creativa per sentirsi accettata.
A prima vista può sembrare un atteggiamento funzionale, un modo per “stare al mondo” senza creare attriti. Ma a lungo termine il camuffamento porta con sé costi elevati, sia in termini di benessere psicologico che di autenticità di vita.
Perché nasce il bisogno di camuffarsi
Gli adulti gifted sviluppano spesso il masking già nell’infanzia. I motivi principali includono:
Evitare il rifiuto sociale: i bambini che fanno domande “troppo difficili” o che hanno interessi percepiti come insoliti possono diventare bersaglio di prese in giro. Imparano così a trattenere le proprie curiosità.
Paura di “essere troppo”: intensità emotiva, velocità di pensiero e forte sensibilità possono generare la sensazione di risultare ingombranti o scomodi per gli altri.
Pressioni familiari o scolastiche: ambienti che valorizzano la conformità più dell’originalità insegnano, esplicitamente o implicitamente, a smussare gli angoli.
Ricerca di appartenenza: come tutti gli esseri umani, anche i gifted desiderano sentirsi parte di un gruppo. Se l’appartenenza sembra dipendere dal non mostrare la propria diversità, allora la maschera diventa un prezzo da pagare.
Le forme del camuffamento
Il masking nei gifted assume molteplici espressioni, spesso raffinate e difficili da riconoscere. Alcuni esempi:
Rallentare volontariamente: fingere di non capire subito, dare risposte meno brillanti per “non sembrare saputelli”.
- Modificare l'espressione verbale: semplificare il lessico o i concetti quando si parla, per adeguarsi all'interlocutore per evitare critiche, giudizi o esclusione.
Scegliere il silenzio: trattenere domande, idee o intuizioni per evitare di spostare la conversazione su un piano più complesso.
Adeguarsi agli interessi comuni: parlare solo di argomenti considerati “normali”, anche se noiosi, abbandonando i propri veri centri di passione.
Sminuire i successi: minimizzare risultati e capacità per non suscitare invidia o diffidenza.
Controllare le emozioni: mascherare entusiasmo, tristezza o rabbia per non essere etichettati come “troppo intensi”.
I costi psicologici del masking
Numerosi studi su neurodivergenze diverse mostrano che il camuffamento ha effetti significativi sul benessere. Per i gifted non è diverso:
Ansia e stress cronico: la costante attenzione a monitorare sé stessi e a controllare le proprie espressioni genera ipervigilanza.
Senso di alienazione: non mostrarsi per quello che si è crea la percezione di vivere una vita “in prestito”.
Identità frammentata: se la maschera diventa abituale, può diventare difficile distinguere chi si è veramente da chi si finge di essere.
Burnout dei gifted: il tentativo di conciliare aspettative esterne con bisogni interni porta a esaurimento emotivo, perdita di motivazione e talvolta sintomi depressivi.
Molti adulti gifted riportano di aver “dimenticato” per anni le loro passioni, riscoprendole solo dopo un percorso di riconoscimento e autenticità.
Masking e genere: una sfida particolare
La ricerca suggerisce che le donne gifted, in particolare, ricorrono al camuffamento con maggiore frequenza rispetto agli uomini. Questo per l’intersezione tra giftedness e pressioni culturali legate al genere: aspettative di modestia, disponibilità e conformità rendono ancora più forte la spinta a nascondere le proprie capacità.
Allo stesso modo, persone gifted che appartengono a minoranze etniche, culturali o LGBTQ+ spesso devono affrontare un doppio livello di camuffamento: quello legato all’identità personale e quello legato alla giftedness.
Uscire dalla maschera: un percorso graduale
Spegnere il masking non è semplice, perché per anni è stato un meccanismo di sopravvivenza. Tuttavia, ci sono passi che possono aiutare:
Riconoscere la maschera: accorgersi dei momenti in cui si riduce intenzionalmente la propria espressione autentica.
Esplorare ambienti sicuri: cercare spazi, comunità o relazioni dove si possa mostrare la propria intensità senza paura di giudizio.
Auto-compassione: invece di giudicarsi per aver indossato una maschera, comprendere che è stato un modo per proteggersi.
Micro-espressioni di autenticità: iniziare con piccoli passi, mostrando gradualmente parti di sé nei contesti più accoglienti.
Percorsi terapeutici mirati: un lavoro psicologico specifico sulla giftedness e sull’identità aiuta a integrare le parti autentiche e quelle adattive.
Dal camuffamento alla fioritura
Riconoscere il masking è un passaggio cruciale nel percorso di consapevolezza di un adulto gifted. Non significa eliminare ogni forma di adattamento sociale – che resta parte della convivenza umana – ma distinguere quando si tratta di flessibilità autentica e quando, invece, si sta sacrificando sé stessi.
Il traguardo non è “buttare via la maschera” di colpo, ma imparare a respirare senza soffocare dietro di essa.
Mostrarsi per ciò che si è – brillanti, intensi, sensibili, complessi – non è un difetto da correggere, ma una risorsa che il mondo ha bisogno di accogliere.
✨ In fondo, il vero dono non è soltanto l’essere gifted, ma avere il coraggio di vivere la propria intensità a volto scoperto.
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