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Dott.ssa Chiara Rossi Urtoler

Il giudizio degli altri

Talvolta ci può capitare di essere molto preoccupati circa l’opinione che gli altri potrebbero avere di noi e, spesso, per evitare un giudizio negativo ci prodighiamo nel cercare di accontentarli o di andare incontro a quelli che noi crediamo essere i loro desideri. Ma purtroppo non sempre questo funziona.

Un’antica fiaba Iraniana ci aiuta a capire perché questo avvenga:
Un giorno un vecchio e il suo nipotino iniziarono un viaggio con un asinello come unico mezzo di trasporto.
Alla partenza, il nonno fece salire il bambino sull’asino e lungo il percorso sentirono delle persone commentare: “Guardate quel ragazzo quanto è maleducato e irrispettoso: lui va sull’asino e il povero vecchio che lo tira, camminando a piedi , che vergogna!”. Udendo ciò, il vecchio fece scendere il bambino dall’asino e salì al suo posto. Dopo poco incontrarono un altro gruppo di persone che osservò ad alta voce: “Guardate che sfacciato quel vecchio, lascia che il bambino tiri l’asino mentre lui se ne sta comodamente seduto senza fare fatica, che vergogna!”. Il contadino a quel punto pensò di fare salire il nipote sull’asinello insieme a lui, ma poco più avanti udirono un nuovo gruppo di persone dire: “Guardate quei due che stanno sopra ad un povero asinello, lo sfiancheranno, che vergogna!”. A queste parole nonno e nipote scesero dall’asino e proseguirono il viaggio entrambi a piedi, tirando l’asino, ma nuovamente udirono persone osservare: “Guardate quei due, che vanno a piedi anche se hanno un asino con loro, che stupidi!”

Ecco quello che può succedere se modifichiamo costantemente il nostro comportamento per fare piacere agli altri e cioè che in realtà ci affanniamo, ma alla fine c’è sempre qualcuno insoddisfatto che critica o disapprova!

Un esempio dei giorni nostri può essere l’organizzazione del giorno delle nozze: gli sposi si spendono nel cercare di accontentare tutti, e quando anche riuscissero a trovare la giusta combinazione fra fiori, colori, cibo e bomboniere è sempre possibile, anzi probabile, che qualcuno degli invitati non sia contento e non approvi determinate scelte, criticandole più o meno apertamente.
Anche nella vita quotidiana può capitare di trovarci indecisi, insicuri e insoddisfatti delle nostre scelte e decisioni o del nostro comportamento per paura di rendere gli altri scontenti o di essere mal giudicati.

Quali sono gli altri motivi per i quali si può considerare dannoso l’eccessivo peso che si dà al giudizio degli altri?
Il timore del giudizio altrui rende difficile, per chi lo prova, il fare richieste o rifiutare quelle degli altri. Spesso ci troviamo in situazioni ambivalenti in cui non vorremmo, o ci è troppo costoso, o addirittura dannoso per noi, aiutare qualcuno perché abbiamo paura di perderlo. Più siamo legati all’altro maggiore è la paura.

Ma succede anche con persone che non conosciamo, magari con chi ci vuole vendere qualcosa o chi ci chiede aiuto: ci sentiamo in colpa a rifiutare, forse pensando “una brava persona dovrebbe accettare” oppure “se non lo faccio chissà cosa penserà di me”, “ se faccio quello che mi chiede allora mi apprezzerà/vorrà bene” ecc..

Dai pensieri appena illustrati si può osservare che l’attenzione eccessiva al giudizio degli altri è composta da bisogno di approvazione e paura della critica. Entrambe sensazioni comprensibili e normali, che però possono diventare dannose quando applicate ad ogni contesto e quando limitano od ostacolano il raggiungimento dei propri obiettivi e scopi.

 Non s’intende certo sostenere che si debba assolutamente vivere e agire senza minimamente considerare le altre persone!

Ma si suggerisce, piuttosto, di comportarsi in base ai propri valori e scopi, con uno sguardo alle conseguenze che le nostre azioni possono avere su chi ci sta attorno, ma senza essere preda costante del timore del giudizio degli altri, che ci limita e ci fa sentire sempre inadeguati, sotto osservazione e privi di propria intenzionalità.

Come si potrebbe fare quindi per ridurre i danni dell’eccessivo timore del giudizio degli altri?

  • Si può partire dal tenere presente che le altre persone non sono poi sempre davvero concentrate su di noi, sul nostro comportamento e pronte a criticare, anche solo mentalmente, quello che facciamo o diciamo, perché spesso anche loro sono, come noi, concentrate su sé stesse magari proprio per non fare brutta figura o venir mal giudicati.
  • Può inoltre essere utile individuare i giudizi e le critiche che maggiormente ci disturbano o ci creano disagio e pensare a qualche risposta, magari spiritosa e “sdrammatizzante”, da dare nel momento in cui si venga criticati apertamente.
  • Un’altra possibilità è quella di sforzarsi gradualmente di essere più spontanei e non troppo accondiscendenti, esponendo le nostre opinioni per farle conoscere all’altro, senza doverlo convincere, ma solo per informarlo di quello che pensiamo.
  • Se individuiamo quali sono i nostri valori, scopi, obiettivi, desideri è più facile che riusciamo a comportarci un po’ di più in linea con questi invece che sulla scia di quello che noi pensiamo che gli altri si aspettino da noi. Anche perché talvolta non sappiamo esattamente cosa pensano gli altri e così può capitare che attribuiamo loro in realtà i nostri pensieri e giudizi su noi stessi.
  • Può quindi rendersi necessario allentare l’intensità e la severità del nostro giudice interiore, concedendoci di sperimentare di più, magari anche sbagliando, ma comunque vivendo con meno limiti e sofferenza.

Non sempre e non per tutti è semplice applicare queste indicazioni alla propria vita quotidiana, magari perché la propria autocritica e/o il timore del giudizio degli altri è ormai radicato e diventato un meccanismo automatico che sembra non poter essere controllato o modificato.

In questi casi possono essere utili colloqui psicologici di tipo cognitivo-comportamentale che aiutino ad individuare motivi e cause di tali problemi con il giudizio altrui e come riuscire ad esserne meno schiavi nella vita di tutti i giorni, andando nella direzione scelta da noi stessi e dalle nostre valutazioni piuttosto che solo da quelle degli altri.

 

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