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Dott.ssa Chiara Rossi Urtoler

Il partner perfetto

“Sto davvero con la persona giusta?”
Tante volte ci siamo fatti questa domanda o abbiamo sentito qualcuno farsela.

Cosa fare quando il feeling e l’attrazione iniziali diminuiscono?
La maggior parte delle volte nelle relazioni a lungo termine, questo non è un segno che abbiamo scelto la persona sbagliata, ma è piuttosto un segnale che ci indica che dovremmo crescere come individuo e prenderci la responsabilità della nostra frustrazione.

I primi stadi di una relazione sentimentale sono prevalentemente caratterizzati da attrazione e infatuazione intense, quasi come da intossicazione da cocaina. Questo è in parte orchestrato dalle sostanze neurochimiche del nostro cervello che sono associate al piacere.  Come per la cocaina, un livello così alto di attivazione positiva non è sostenibile per sempre, ma comunque per una durata che va dai nove mesi ai quattro anni circa, questo ha l’effetto travolgente che noi tutti conosciamo: i partners all’inizio sovrastimano le loro caratteristiche in comune e si idealizzano a vicenda e non notano quelli che poi più tardi possono apparire come orribili e fastidiosi difetti.
Dopo tale periodo, l’infatuazione scema, le caratteristiche negative saltano all’occhio e si inizia ad avere l’impressione di avere sbagliato scelta e che la persona che si ha accanto non sia quella giusta. Così ci si concentra su quello che non va con lei o con lui e si pensa che l’altro debba assolutamente capire che deve cambiare.

La maggior parte delle volte in cui si  pensa di aver sposato la persona sbagliata, in realtà è perché siamo abituati a pensare, in stile “Cenerentola”, che ci sia una sola persona giusta per noi e che debba essere assolutamente perfetta sotto ogni aspetto. La conseguenza di un pensiero così pervasivo è oltremodo sgradevole e disfunzionale: ci ingaggiamo in comportamenti distruttivi, come incolpare il partner per la nostra infelicità o cercare qualcuno al di fuori della relazione.

Quando iniziamo a focalizzarci solo su quello che non va è giunto il momento di dare una svolta al nostro focus: invece di guardare l’altro, avremmo bisogno di guardare noi stessi e chiederci “Perché sono così infelice e cosa posso fare per cambiare la situazione?” e ancora “Quali possono essere le ragioni alternative per cui l’altro si comporta in un determinato modo, oltre quello che lo faccia apposta per farmi stare male?”.
In una relazione amorosa matura non ci si deve aspettare che sia il partner a provvedere alla nostra felicità, né dargli la colpa della nostra afflizione, pensando per esempio: ”E’ intollerabile, ho bisogno e merito qualcuno che condivida con me ogni mio singolo interesse e che mi metta al primo posto, anche davanti a se stesso”.
Faremmo meglio piuttosto a pensare: “Mi piacerebbe che il mio compagno gradisse di più il mio hobby, o condividesse il mio interesse e che magari guardasse meno la televisione e fosse invece più interessato ad uscire con me”. Questo è qualcosa che si può sistemare; si può chiedere a qualcuno di uscire di più, ma non di cambiare la sua personalità per assecondare i nostri desideri. In una relazione sana nessuno può ottenere che tutti i propri bisogni vengano soddisfatti, è impossibile.

Tuttavia, la società attuale ci spinge verso l’idea che la perfezione sia non solo possibile ma anche necessaria e verso la direzione del malcontento e ci dice che non ci dovremmo accontentare di nulla che non sia esattamente l’ideale per noi.
In realtà, in tutte le cose ci può essere “l’altro lato della medaglia” e stando insieme ad una persona si “prende tutto il pacchetto”, sia gli aspetti positivi che quelli negativi.  Questo ovviamente non vuole dire che si debba per forza rimanere in una situazione che abbia più aspetti negativi che positivi, bensì significa che non ci si deve aspettare che sia per sempre “tutto rose e fiori”, senza mettersi in gioco e prendersi le proprie responsabilità.
Nell’ottica di una relazione a lungo termine, non si tratta tanto di trovare il partner perfetto, ma di diventare noi stessi il partner migliore all’interno della relazione.

La disillusione o comunque la diminuzione di feeling ed infatuazione, possono diventare una spinta alla crescita perché che ci forzano a scoprire di cosa abbiamo bisogno. Conoscere se stessi, riconoscere i bisogni nostri e dell’altro e parlarne in una relazione, assumendosi il rischio di esporre anche gli aspetti più intimi di sé al proprio partner, diventa anche un’ottima opportunità per aumentare l’intimità e il senso di connessione.
Questo è il grande potere delle relazioni: creare intimità è cruciale per crescere come essere umano completamente autonomo, mentre il processo attraverso cui si diventa una persona che si sente realizzata, aumenta le possibilità di intimità e connessione. Ed è anche questo che trasforma un partner nel giusto partner.

Un altro elemento cruciale della crescita in una relazione è la trasformazione della motivazione: dalle preferenze a breve termine e centrate su di sé  a quello che è meglio per la relazione e per il futuro. Il tenere a mente gli obiettivi a lungo termine per la coppia, permette nelle discussioni di riuscire a sopprimere le reazioni negative eccessive e le modalità non collaborative. Queste ultime, se cumulative, porterebbero la relazione verso il declino.
Se entrambe le parti hanno la volontà di affrontare l’imprevedibile e non semplice percorso di costruzione dell’amore e condividono lo scopo sovraordinato di risolvere i conflitti, allora hanno buone possibilità di sopravvivere come coppia.

Questa è il nuovo punto di vista riguardo le relazioni sentimentali che sta emergendo fra gli esperti di psicologia.
Siamo noi soli i responsabili delle relazioni che vogliamo.  Se non riusciamo a guardarci dentro in profondità e a riflettere sui nostri bisogni più nascosti, non sentiremo mai la nostra esistenza come autentica, non vedremo mai noi stessi con chiarezza e tutti i nostri partner saranno sempre sbagliati.

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