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Dott.ssa Chiara Rossi Urtoler

Come scrivevo nell’articolo precedente, chi soffre di un disturbo alimentare non segue una dieta ordinaria con obiettivi generali e solo leggermente limitante, bensì si pone un obiettivo assoluto e rigido con regole precise che deve rispettare alla lettera in modo perfetto.

Vediamo ora le fasi di questo processo psicologico:

FASE INIZIALE: la luna di miele
In un primo tempo la restrizione alimentare risulta difficile: il cibo rappresenta la migliore ricompensa allo stato di stress indotto dalla dieta. Tuttavia la spinta a controllare l’alimentazione è fornita da vari fattori:
- sociali: spesso genitori, parenti e amici fanno dei commenti positivi sull’aspetto fisico di chi ha iniziato una dieta, offrendogli così un sostegno nel continuare a seguirla per poter raggiungere la forma fisica.
- psicologici: un altro incentivo è legato al fatto che i soggetti affetti da anoressia e bulimia attribuiscono alla dieta e alla magrezza un valore estremamente positivo e le considerano segni di forza, controllo, purezza e leggerezza. Il riuscire a seguire una dieta, all’inizio, crea un aumento notevole dell’autostima e una forte sensazione di padronanza, autocontrollo e gratificazione.
- biologici: anche dal punto di vista biologico e corporeo, nella prima fase della restrizione, ci si sente più energici, leggeri, vitali e talvolta euforici.
Fino a questo punto, sembra andare tutto bene, la dieta va a gonfie vele e se ne vedono solo i vantaggi, proprio come suggerisce il metaforico nome ” luna di miele” attribuito a questa fase!

FASE AVANZATA: paura di ingrassare ed emozioni negative
L’iniziale stato di benessere della prima fase cede il passo ad una vera e propria ossessione o mania per il cibo, in quanto la mente di chi segue una dieta ferrea viene progressivamente invasa da pensieri riguardanti il cibo. Tale ossessione porta spesso la persona a mettere in atto comportamenti rituali come contare le calorie, tagliare il cibo in pezzi piccoli e mangiare lentamente, nascondere il cibo, cucinare per gli altri, talvolta obbligandoli a mangiare quello che si è preparato. Si può arrivare addirittura a sognare il cibo e di mangiarne in grandi quantità.
Le conseguenze della restrizione in questa fase sono: aumento della sensibilità verso segnali esterni che spingono a mangiare (come ad esempio la vista e il profumo di cibi appetitosi e desiderio profondo di dolci, carboidrati e cibi ricchi di grassi.
E’ proprio in questo fase della dieta che, a causa dei fattori appena descritti,  la paura di ingrassare aumenta fortemente e diventa la spinta maggiore a perseverare nella dieta ferrea e quindi al mantenimento del disturbo dell’alimentazione.
La combinazione fra euforia iniziale e paura di ingrassare (e perdere il controllo acquisito mediante la dieta) portano la persona ad entrare in un circolo vizioso che si autoalimenta.
Alcune persone non riescono più a tollerare la spinta biologica al nutrimento durante la dieta e si lasciano andare ad abbuffate, sviluppando così un disturbo alimentare di tipo bulimico.
Gli effetti negativi e gli svantaggi della dieta in questa fase iniziano a farsi sentire pesantemente: irritabilità, sbalzi d’umore, depressione, ansia, diminuzione o scomparsa dell’interesse sessuale.
Come conseguenza si nota spesso la tendenza all’isolamento sociale e all’evitamento di occasioni contatto e incontro con gli altri, sia per la paura di mangiare e perdere il controllo, sia per la graduale perdita d’interesse per tutto quello che non riguarda il cibo, il peso e l’alimentazione in generale.

FASE FINALE: ipereccitazione, scomparsa dell’ossessione per il cibo, morte per inedia
Tutti gli effetti benefici della dieta ferrea e della conseguente perdita di peso scompaiono e aumentano invece le emozioni e sensazioni negative, i problemi bilogici e fisici che conseguono al dimagrimento estremo e alla denutrizione. Nonostante in questa fase siano presenti solo gli svantaggi, la dieta viene comunque mantenuta con ostinazione perchè la paura di ingrassare rimane.
Gli effetti di questa fase sono quindi solo negativi: irrequietezza, incapacità di stare fermi e rilassarsi, disturbi del sonno (difficoltà di addormentamento e risvegli precoci al mattino), incapacità a concentrarsi, in quanto la mente non riesce più a lasciare correre i pensieri e la lettura e l’ascolto diventano difficoltosi.
In questa fase spesso lo studio o il lavoro vengono abbandonati.
La fase finale comporta la scomparsa dell’ossessione per il cibo, una profonda depressione e astenia con incapacità di muoversi.

E’ immaginabile a questo punto quale sia la conseguenza estrema della dieta ferrea giunta a questa fase, cioè la morte.

Purtroppo e paradossalmente, spesso le persone anoressiche trovano solo in questo momento la motivazione a chiedere aiuto e ad essere curate: dopo che nella prima fase avevano sperimentato gli effetti benefici e i vantaggi della dieta ferrea e della perdita di peso, ora hanno imparato che il digiuno ha fallito come tentativo di risoluzione dei propri problemi e contemporaneamente ha portato con sè notevoli danni fisici e psichici. Però è ben comprensbile come l’intervento in questa fase e la sua riuscita siano ben più difficili rispetto ad una terapia nelle prime fasi.

Risulta quindi essere  molto importante, ancora di più che per altri disturbi, l’intervento tempestivo da parte di un esperto. Si esorta quindi chi scorgesse i segnali delle prime fasi, in sè o in altri, a richiedere un aiuto psicologico.

 

 

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2 commenti

  1. Marco scrive:

    Secondo lei, chiunque si sottopone ad una dieta ferrea è destinato a morire? Perché non va a zappare le patate?

  2. Psicomodena scrive:

    La ringrazio per la sua richiesta così mi permette di spiegarle meglio che non è quello il senso dell’articolo, perchè infatti non si dice che chiunque faccia una dieta ferrea poi muoia! Ma si rileva che chi soffre di disturbi alimentari e riesce a portare avanti una dieta ferrea (quindi con “400-500 calorie al giorno” senza altre compensazioni) fino alla terza fase descritta in termini di “dimagrimento estremo e denutrizione”, può arrivare alla morte per inedia.
    E questa non è la mia opinione ma solo una constatazione riguardante il processo della dieta ferrea portata all’estremo in chi soffre di disturbi alimentari restrittivi.


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