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Dott.ssa Chiara Rossi Urtoler

Forse siamo ancora in tempo per evitare che si avveri la profezia attualmente più conosciuta lanciata dai Maya e da Nostradamus, cioè che il mondo finisca il 21 dicembre, quindi ormai fra pochi giorni!

Dato che questo non è un articolo di astrologia ma di psicologia, verrà in realtà spiegato il potere delle profezie che ad ognuno di noi capita di fare nella vita quotidiana, che in linea di massima sono ben meno catastrofiche di quella dei Maya!
In ogni caso, anche chi ha timore che la profezia della fine del mondo si possa avverare, potrà trovare in queste righe una rassicurazione.

Avete mai pensato che le vostre previsioni riguardo un evento o una situazione vostra o di altre persone si siano avverate esattamente come vi aspettavate?
Finchè si parla di qualcosa di bello e positivo, nessun problema, anzi ci sembra quasi di essere veggenti e di buon auspicio! Ma quando invece si tratta di  qualcosa che si teme o che si vorrebbe evitare, come la mettiamo? Il prevedere cosa succederà non è più un buon potere di cui essere orgogliosi, ma sembra più una trappola, un “portarsi sfortuna”.

Nelle prossime righe verrà spiegato questo fenomeno, prendendo in considerazione appunto il caso in cui, questa aspettativa nei confronti di ciò che accadrà, ci si ritorce contro. Si parla in gergo tecnico di profezia che si autoavvera o autodetermina.
Il concetto di profezia che si autoavvera è stato proposto per la prima volta nel 1948 dal sociologo Robert K. Merton che prese spunto da un famoso teorema di W.I. Thomas: “Se gli uomini definiscono certe situazioni come reali, esse sono reali nelle loro conseguenze”. Come esempio preso dalla vita reale, egli portò il fallimento di una banca che era stato provocato dai clienti i quali, convinti che la banca stesse per fallire, si precipitarono a ritirare tutti i loro risparmi, provocandone così realmente il fallimento.

Continuiamo con esempi di ampio respiro, pensando per esempio a quello che accade nel mercato finanziario quando vi è la diffusa convinzione che vi sia un imminente crollo della borsa o delle azioni che si possiedono: può succedere che gli investitori perdano fiducia e quindi abbiano reazioni che poi arrivano a causare effettivamente il crollo che temevano.
Oppure immaginiamo cosa avviene se durante una campagna elettorale un candidato dichiari pubblicamente di non essere molto fiducioso riguardo la sua elezione: ciò può indurre rassegnazione nei suoi sostenitori, cosa che poi può portare ad un’effettiva riduzione di chi voterà per lui, causandone la sconfitta.

Tornando alla psicologia, una profezia che si autoavvera si ha quando un individuo, convinto o timoroso del verificarsi di eventi futuri, altera  inconsapevolmente il suo comportamento in un modo tale da finire per causare egli stesso tali eventi.
Detto più in generale, la “profezia” sarebbe una previsione basata su un’opinione radicata, su una convinzione, o su una credenza profonda e permanente su di me o sugli altri, ritenuta vera o assai probabile che fa in modo che io metta in atto comportamenti, (per es. atteggiamenti, espressioni del viso, tono della voce, ecc..) in linea con la mia idea e che quindi influenzi la situazione e che si realizzi quello che mi aspettavo o temevo.
Ciò può avvenire sia a causa del fatto che siamo portati a fare una selezione di informazioni che confermino le nostre idee, sia perché il nostro atteggiamento incide e ha influenza sulla situazione.
Per esempio, se pensiamo che una persona sia fredda e ostile, allora la nostra interpretazione di tutti i suoi comportamenti neutri o ambigui andrà nella direzione di confermarci che questa persona sia fredda e ostile. Inoltre è probabile che, con questa convinzione in testa (cioè l’idea che l’altro sia freddo e ostile) metteremo involontariamente in atto un comportamento poco cordiale e amichevole. Questo, non suscitando simpatia nell’interlocutore, lo porterà a rispondere ‘a tono’ cioè freddamente, confermando quindi la nostra profezia iniziale e cioè che l’altro sia realemente una persona fredda e distaccata.

Tali meccanismi psicologici sono stati studiati attraverso interessanti ricerche i cui risultati confermano la loro potenza ed i possibili effetti negativi sulle persone e sulle loro relazioni sociali.

 

Quali sono le conseguenze negative nella nostra vita di tutti i giorni?
A questo punto, possiamo ben immaginare come le nostre innumerevoli e spesso inconsapevoli profezie che si autodeterminano possano influire negativamente su qualsiasi contesto relazionale (per es. nei rapporti genitori-figli, in quelli lavorativi, amicali e ovviamente in quelli sentimentali), ma anche sulle scelte individuali (come percorso di studi o il lavoro) e addirittura sulla percezione della propria salute!

Le profezie che si autoavverano possono quindi portarci a valutare e interpretare in modo errato gli individui con cui entriamo in contatto, in quanto le prime impressioni che noi ci formiamo, basate su caratteristiche fisiche, comportamentali, sulla similarità dell’altro a noi, sono influenzate da queste profezie. In che modo esattamente? Le aspettative che abbiamo nei confronti dell’altro porteranno l’individuo stesso a comportarsi come noi ci aspettiamo. Se sto parlando con qualcuno che penso decisamente che sia molto timido, probabilmente assumerò inconsapevolmente un atteggiamento tale da indurlo a comportarsi in un modo che mi conferma esattamente ciò che pensavo inizialmente.
Per esempio, se ci convinciamo per una qualunque ragione che una determinata persona ci odia e ci detesta o che al contrario sia attratta da noi, a quel punto scatterà il nostro comportamento che sarà di ostilità e difesa nel primo caso, di fiducia e apertura nel secondo. In tal modo influenzeremo il giudizio che questa persona ha di noi generando un processo a catena. L’altro vedendo la nostra ostilità, risponderà con distacco o chiusura e noi avremo la conferma della nostra convinzione iniziale. Viceversa, se siamo fiduciosi e aperti, l’altro si sentirà a suo agio e si aprirà verso di noi, confermandoci così l’idea di piacergli.
Oltre che riferito alle altre persone, la profezia che si autoadempie esiste anche in relazione a noi stessi e ai nostri pensieri: pensiamo a quando una persona teme di essere considerata antipatica dagli altri e, pur desiderando consapevolmente di risultare simpatica, in realtà proprio a causa di questo timore metta involontariamente in atto comportamenti di chiusura e di distanza così da apparire agli occhi degli altri realmente non simpatica e socievole. Oppure immaginiamoci quando abbiamo paura di essere rifiutati da una persona che ci piace o abbandonati dal nostro partner: sarà capitato a tutti di mettere in atto involontariamente atteggiamenti che nella realtà hanno poi portato l’altro a distanziarsi e quindi a confermare l’idea iniziale di essere rifiutati o abbandonati.

Come accennato in precedenza, tale meccanismo non interferisce solo nell’ambito relazionale, ma anche su quello strettamente personale, poichè quando pensiamo o temiamo che avvenga qualcosa di negativo ci comportiamo involontariamente in modo che poi la previsione si realizzi davvero. Immaginiamo che una donna ritenga di essere poco capace e competente, così ogni volta che qualcuno, per esempio al lavoro, le rivolge una critica lei sperimenta una o più emozioni negative: colpa, rabbia, e/o tristezza. Per evitare queste emozioni spiacevoli cercherà quindi a tutti costi di non fare più errori e starà molto attenta a svolgere le sue attività ed incombenze in maniera perfetta. I comportamenti che ella metterà in atto ed i relativi pensieri determineranno in lei un elevato stress e probabilmente si sentirà in ansia, che è un’emozione che influisce negativamente sulla concentrazione e sull’attenzione, per cui probabilmente tenderà ad essere più distratta e commetterà di conseguenza più errori (paradossalmente proprio quello che voleva evitare). Se a questo punto ella si accorgerà di aver sbagliato ancora, potrbbe pensare che ciò sia accaduto perchè è una persona poco capace e competente così come si aspettava fin dall’inizio. Riassumendo, la donna è partita da una credenza su di sè come persona incompetente e attraverso tutta una serie di meccanismi e comportamenti (paradossalmente diretti a dimostrare il contrario e cioè di non essere incompetente) è giunta proprio a confermarla!

E’ in tal modo che facilmente si instaurano dei veri e propri circoli viziosi dai quali può essere davvero difficile uscire, sia per via delle emozioni negative sperimentate, sia perchè quando riteniamo che qualcosa sia vero difficilmente poi lo mettiamo in discussione.

 

Cosa si può fare?
Prima di tutto è importante sapere che le profezie che si autoavverano non sono meccanismi di tipo patologico in sé per sé, infatti ognuno di noi nella sua esperienza quotidiana può trovare prova di come essi agiscano, a volte senza particolari conseguenze. Però altre volte possono invece ostacolare il perseguimento delle nostre mete, la nostra realizzazione personale, il benessere delle nostre relazioni lavorative, familiari, amicali e sentimentali.
In questo caso, potremmo quindi iniziare a rifletterci sopra e, se abbiamo il sospetto che ci capiti spesso e riscontriamo difficoltà in queste relazioni o nel raggiungimento di desideri e obiettivi, allora può essere molto utile chiedere il supporto di uno psicologo che ci aiuti a non cadere sempre nella trappola della profezia che si autoavvera.
La terapia Cognitivo-comportamentale ad esempio, ha proprio come obiettivo di base quello di aiutare ad individuare le proprie credenze profonde e gli schemi centrali disadattivi (cioè le idee più radicate che abbiamo su di sè e sugli altri) che provocano e mantengono i circoli viziosi dannosi e disfunzionali. E lavorando su di essi e modificandoli si arriva alla nascita di nuovi schemi e convizioni più adattive e flessibili. Si riuscirà così ad innescare nuovi circoli virtuosi più utili e funzionali ed quindi raggiungere un miglioramento nel benessere personale e relazionale.

Ritornando alla profezia con cui è stato aperto l’articolo. Pensate a cosa accadrebbe se tutti fossimo convinti che che i Maya avessero ragione e che quindi il mondo finisca davvero il 21 dicembre… Potremmo tutti preventivamente smettere di lavorare bloccando così il mondo: niente più corrente, niente più cibo nelle case, niente più ospedali e altri fornitori di beni primari e soccorsi. E potremmo anche tutti darci alla pazza gioia e fare per esempio attività particolari e desiderate o non fare altre cose che ci garantirebbero invece la vita, arrivando così a causarci noi stessi involontariamente l’estinzione.
In questo modo dimostreremmo che la profezia era vera, ma solo perchè noi ci abbiamo creduto e abbiamo messo in atto comportamenti che l’hanno realizzata!

Chi avesse quindi timore che tale profezia si avveri, può da un lato fare di tutto in prima persona per non assecondarla, così come abbiamo spiegato nel corso dell’articolo, e dall’altro confidare nel fatto che non tutti ci credono (vedi grafico sotto) e quindi non tutti metteranno in atto quelle azioni che potrebbero fare autoadempiere la profezia!

 Grafico tratto da Voices from the Blogs.


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