Le difficoltà dei Gifted che gli altri non vedono

Difficoltà invisibili dei Gifted

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Ciò che gli altri non vedono

Quando si parla di giftedness, l’immaginario collettivo si concentra quasi sempre sulle capacità eccezionali: bambini che imparano presto a leggere, adulti brillanti nel loro lavoro, persone che sembrano avere una marcia in più. Ma questa immagine racconta solo una parte della realtà.
Per molti gifted, la vita quotidiana è segnata da difficoltà che non si vedono a prima vista. Difficoltà che non corrispondono agli stereotipi, che spesso vengono ignorate o minimizzate, ma che hanno un impatto profondo sul benessere.


La maschera del “sei bravo, quindi non puoi avere problemi”

Una delle trappole più comuni per chi è gifted è l’idea, interiorizzata fin da piccoli, che la propria intelligenza dovrebbe bastare a superare qualsiasi ostacolo. In famiglia o a scuola, ci si sente ripetere: “Sei intelligente, puoi farcela da solo”, oppure “Con la testa che hai, non hai bisogno di aiuto”.

Questo messaggio crea una maschera: il gifted impara a mostrarsi competente, autonomo, capace. Ma dietro quella maschera, spesso, si nascondono ansia, fatica emotiva e senso di solitudine.
Con il tempo, questa dinamica porta a non chiedere mai supporto, a non permettersi fragilità, a vivere come se fosse sempre necessario essere all’altezza di un ideale impossibile.


Fraintendimenti e diagnosi mancate

Molti tratti tipici della giftedness vengono confusi con altro. Per esempio:

  • L’iperattività mentale può sembrare disattenzione o ribellione.

  • L’ipersensibilità viene spesso bollata come debolezza o “fare i difficili”.

  • L’intensità emotiva viene interpretata come instabilità psicologica.

  • Il perfezionismo viene letto solo come ambizione, senza vederne il lato paralizzante.

Questi fraintendimenti portano a diagnosi errate o incomplete, oppure al totale mancato riconoscimento. Il risultato è che la persona cresce con l’idea di essere “sbagliata” o “difettosa”, senza capire che si tratta in realtà di caratteristiche strutturali della propria mente.


Il costo nascosto dell’adattamento

Molti gifted imparano presto a camuffarsi per adattarsi al contesto. Rallentano il ritmo del loro pensiero per non sembrare troppo veloci, nascondono la propria sete di conoscenza per non risultare invadenti, trattengono emozioni e sensibilità per non essere giudicati.

Questo processo di masking permette di sopravvivere socialmente, ma ha un costo enorme:

  • riduce la spontaneità,

  • logora l’autenticità,

  • porta a vivere in continua tensione.

Col tempo, questa distanza tra ciò che si è dentro e ciò che si mostra fuori può sfociare in esaurimento, depressione o burnout.


💔 Relazioni che non rispecchiano

Un’altra difficoltà invisibile è la solitudine relazionale. Non perché manchino affetti, ma perché spesso manca la sensazione di essere davvero visti e compresi.

Molti gifted raccontano di avere una vita sociale apparentemente “piena”, ma poche connessioni profonde. La loro intensità emotiva o intellettuale può risultare “troppo” per gli altri, e così finiscono per abbassare il volume della propria voce interiore, adattandosi a interazioni più superficiali. Questo compromesso li protegge dal rifiuto, ma allo stesso tempo alimenta un senso di vuoto e insoddisfazione.


🌀 La fatica di vivere senza linguaggio

Un aspetto spesso sottovalutato è la mancanza di parole adeguate per descrivere la propria esperienza. Senza riconoscimento, i gifted non hanno un linguaggio per raccontare la loro intensità. Questo silenzio forzato diventa un ostacolo ulteriore:

  • non si riesce a spiegare agli altri perché alcune situazioni sono così difficili,

  • non si riesce a chiedere aiuto in modo chiaro,

  • si resta intrappolati in un senso di diversità che non trova forma.

Il linguaggio non è solo descrizione: è possibilità di legittimare la propria esperienza e di costruire nuove strade.


🌸 Riconoscere per trasformare

Rendere visibili queste difficoltà invisibili è il primo passo per alleggerirne il peso. Il riconoscimento della giftedness non è un’etichetta, ma una lente di lettura che permette di dare senso a esperienze passate e presenti.

Sapere che certe fatiche non derivano da fragilità individuali, ma da un funzionamento neurologico e psicologico diverso, apre alla possibilità di affrontarle in modo nuovo.
Percorsi basati su ACT, mindfulness e self-compassion aiutano proprio in questo:

  • imparare a stare con la propria intensità senza subirla,

  • ridurre il peso del perfezionismo,

  • ritrovare autenticità nelle relazioni,

  • creare spazi sicuri e stimolanti in cui esprimersi.


✨ Conclusione

La giftedness non è solo talento, è anche vulnerabilità. Le difficoltà invisibili non si notano nei voti scolastici o nei successi professionali, ma lasciano segni profondi nella vita emotiva e relazionale.
Renderle visibili significa legittimare la complessità, offrire nuovi strumenti e costruire contesti che accolgano davvero.

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