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Dott.ssa Chiara Rossi Urtoler

Paura del fallimento: come superarla

 

Ognuno di noi periodicamente si può sentire a disagio per non aver raggiunto qualche standard, ma alcuni di noi sovrastimano il rischio di fallimento ed evitano ansiosamente situazioni in cui non abbiano garanzia di successo mettendo metaforicamente la testa nella sabbia.
Purtroppo, molti di coloro che non riescono ad affrontare la loro paura del fallimento realizzano i propri obiettivi meno degli altri, e si ritrovano spesso a rimpiangere il non raggiungimento dei propri scopi.
Probabilmente ognuno di noi ha già la sensazione di appartenere o meno alla categoria di coloro che temono il fallimento, ma per approfondire meglio, è possibile leggere le seguenti frasi e vedere se ci sono familiari e le abbiamo pensate, sentite, vissute più di una volta:

  • “Altri mi valuteranno negativamente.”
  • “Ho paura di fallire.”
  • “Io gioco troppo sul sicuro.”
  • “Mi preoccupo di fare errori.”
  • “Ho paura della disapprovazione degli altri (o di alcuni altri).”
  • “Mi preoccupo di non sembrare incompetente.”
  • “Ho paura che non farò abbastanza bene.”
  • “Mi manca la fiducia nelle mie capacità.”
  • “Mi sento ansioso quando non ho certezze.”

Ognuno di questi pensieri rappresenta una sensazione diversa, ma eccessiva, di apprensione e terrore sulla valutazione da parte degli altri delle nostre prestazioni in ambito sociale, lavorativo, scolastico, familiare e altre aree pertinenti per la persona.

Se si rientra in questo gruppo, cosa può accadere?
Risulta importante partire dalla considerazione che l’errore è una parte inevitabile della vita . Questo è il motivo per il quale, banalmente, oltre alle matite, esistono le gomme e oltre alle penne il bianchetto.

Possiamo definire il fallimento non solo come l’errore in sé, ma anche come la sensazione di non essere all’altezza degli standard di rendimento propri o di altri. Nelle relazioni di lavoro e interpersonali, superare le aspettative degli altri normalmente ha conseguenze positive; il fatto di non essere all’altezza può avere al contrario conseguenze negative.
Una delle conseguenze negative è per esempio la procrastinazione secondaria, cioè quando si evita di fare ciò in cui ci si aspetta di fallire, creando così un circolo vizioso, un’auto-trappola: penso di non farcela, non ci provo, quindi mi confermo di non essere in grado.

Accettare il fallimento come parte di un processo di auto-miglioramento può essere particolarmente utile per coloro che sono troppo duri con se stessi e hanno paura di sperimentare nuovi modi di pensare, sentire e fare a causa dei timori di valutazione, dell’ansia per l’incertezza, inibizioni eccessivamente restrittive, e così via.

Sbagli il 100% dei colpi che non spari”
-
Wayne Gretzki -

È possibile eliminare la paura del fallimento tramite esperimenti graduali in cui ci mettiamo alla prova per scoprire cosa funziona, cosa non funziona, e ciò che sta in mezzo. Attraverso una ragionata sperimentazione è possibile scoprire cosa promuovere e cosa evitare nella vostra vita. Invece di vedere il fallimento come impensabile e intollerabile ed evitare a priori, possiamo cercare di accettare la parola per quello che significa, ovvero non raggiungimento del risultato previsto. Si può quindi agire in modo sperimentale per ampliare la gamma delle nostre esperienze costruttive.

“La chiarezza di intenti è il punto di partenza di ogni successo.”
- W. Clement Stone -

Consigli  pratici per superare l’ansia del fallimento

Ecco cinque suggerimenti per spostarsi dall’abituale paura del fallimento ad una prospettiva sperimentale di auto-miglioramento:

  1. Fingere di lavorare come uno scienziato: uno scienziato testa e mette alla prova molte idee promettenti per trovare soluzioni ai problemi difficili, tenendo presente che possono essere necessarie molte prove prima che il quadro generale sia chiaro.
    A differenza di alcuni studi scientifici che hanno punti d’arrivo, l’auto-miglioramento è qualcosa che si può fare per tutta la vita, senza esagerare naturalmente!
  2. Come con qualsiasi utile studio scientifico, si inizia con una domanda: “Quali azioni devo intraprendere per superare il timore di fallimento?”
    Meglio procedere in maniera graduale e non intraprendere una terapia d’urto partendo da ciò che ci spaventa o blocca di più.
    A tale scopo, può essere utile costruire una piramide dei comportamenti o situazioni da testare, con alla base le attività più semplici e quotidiane fino ad arrivare in cima con quelle che espongono maggiormente al rischio di fallimento. Sarà più agevole riuscire a fare un gradino alla volta.  
  3. Non sempre le cose nella vita vanno bene come speriamo o male come ci si potrebbe aspettare. Le imprese che prevedono incertezze- anche quelle con ragionevoli aspettative positive – possono avere complicazioni inaspettate così come inaspettate e piacevoli sorprese. Aspettatevi variazioni e fluttuazioni nelle esecuzioni delle vostre prove e non rimarrete delusi.
  4. Può capitare di non raggiungere ciò che ci si prefigge di fare, ma che cosa significa questo? Significa che non abbiamo raggiunto uno standard secondo il quale valutiamo la nostra prestazione.
  5. - Le persone che temono il fallimento, e che aderiscono a standard elevati e pretendono di sentirsi importanti e dignitosi, spesso hanno difficoltà a rispondere a questa domanda: “Se pretendi di sentirti importante e dignitoso allora come giustifichi il fatto di aderire a standard personali così rigorosi che ti escludono proprio dalla possibilità di sperimentare sensazioni di valore e dignità?”. In base alle risposte a questa domanda si può iniziare il percorso di separazione fra ciò che è il nostro valore globale e quelle che sono le nostre singole prestazioni.

Un approccio di auto-miglioramento nella lotta contro l’ansia da fallimento, tramite prove ed esperimenti per scoprire cosa funziona e cosa no, è una modalità per promuovere interessi personali sani nella direzione dei propri scopi ed obiettivi, dove l’ansia e la paura del fallimento di solito invece interferiscono. Si possono quindi anche raggiungere mete in linea con i propri desideri e sogni che erano stati messi nel cassetto da tempo.

L’approccio descritto, noto anche come “esposizione graduale” viene applicato nei trattamenti psicologici di tipo cognitivo-comportamentale e il terapeuta può aiutare a scegliere la giusta gradualità degli esperimenti e delle prove, sostenere nella realizzazione e aiutare a inquadrare i risultati nella maniera più utile per il benessere della persona.

 

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