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Dott.ssa Chiara Rossi Urtoler

Terapia cognitivo-comportamentale

Il mio orientamento teorico-clinico è cognitivo-comportamentale, ACT e Mindfulness.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale è attualmente una delle più note e diffuse forme di psicoterapia, applicata per il trattamento di molti tipi di disturbi psicologici e psichiatrici (in particolare nella gestione dei disturbi d’ansia e dell’umore, e come trattamento di supporto o complementare nei disturbi della personalità, nelle psicosi, ecc..).
Nello specifico, l’ACT (“ACT” si pronuncia come singola parola, non come lettere separate), cioè Acceptance and Commitment Therapy è un recente orientamento teorico-pratico all’interno della Terapia cognitivo-comportamentale, con solide basi scientifiche e ha dimostrato di essere efficace con disturbi d’ansia, depressione, disturbo ossessivo-compulsivo, il disturbo post-traumatico da stress, il dolore cronico, psicosi, disturbi alimentari, le conseguenze dell’epilessia, smettere di fumare sigarette,  ecc.. Non è rivolto solo a disturbi specifici e conclamati, ma è anche un valido approccio per ogni tipo di sofferenza psicologica come stress, ansia, rabbia, depressione, lutto, fallimenti, bassa autostima, insicurezza, indecisione, ecc.., ma anche a una vasta gamma di problemi fisici e al dolore cronico. Infatti, insegna ad affrontare con maggiore serenità pensieri, sensazioni, emozioni e ricordi dolorosi invece che evitarli, fuggirne o lottare contro di essi.

Basi teoriche
La teoria cognitiva ritiene che pensieri, emozioni e comportamenti siano fortemente legati fra loro, e in particolare ritiene che il modo in cui le persone interpretano e valutano  situazioni ed esperienze determini i sentimenti, emozioni e comportamenti conseguenti.

Per esempio, immaginiamo 3 diverse persone che stanno aspettando in luoghi distinti il proprio amico, il quale non è ancora arrivato all’appuntamento:

  • Giulia pensa: ” ..è in ritardo, gli sarà capitato qualcosa?” e proverà preoccupazione ed ansia;
  • Marco pensa: “..è in ritardo, non può farmi aspettare così, non ha proprio rispetto per me!” e proverà rabbia;
  • Luca pensa: “..è in ritardo, si è dimenticato e non gli importa niente di me..” e proverà tristezza.

Come si può notare, davanti allo stesso evento Giulia, Marco e Luca provano 3 emozioni spiacevoli differenti e questo avviene proprio a causa dei pensieri che, quasi senza accorgersene, hanno fatto nel valutare la situazione.
Questi pensieri, proprio perché rapidi e poco consapevoli vengono chiamati  ”pensieri automatici” e sono influenzati dalle credenze e dalle convinzioni che ogni persona ha di sé, degli altri e del mondo.
Le emozioni che sono causate da tali pensieri automatici e spesso inconsapevoli, spesso possono essere dolorose e difficili da tollerare. Talvolta ci sembra di non sapere nemmeno perchè le proviamo, quali siano le cause e come fare a stare meglio. La psicoterapia ACT può aiutare nella gestione dei pensieri difficili e delle emozioni dolorose, promuovendo un approccio integrato rivolto alla persona e non solo ai sintomi specifici.

Cosa può fare la psicoterapia cognitivo-comportamentale di tipo ACT:

  • aiuta a sviluppare una maggiore consapevolezza delle proprie problematiche, di sé come persona, degli altri e degli eventi,
  • consente di individuare e gestire efficacemente pensieri difficili e inutili, e convinzioni problematiche e ostacolanti,
  • insegna il riconoscimento delle proprie emozioni, a rispondere alla sofferenza e al dolore in modo più utile e adatto al contesto specifico,
  • trasmette strategie comportamentali attive, impegnate e flessibili nell’affrontare le situazioni presenti e fornisce strumenti per regolare meglio la propria vita quotidiana, favorendo il benessere anche a lungo termine.

Questo vuol dire che imparando a rapportarci in maniera più sana ed efficace ai nostri pensieri, emozioni e comportamenti attuali, possiamo superare molti delle difficoltà che ci affliggono da tempo e apprendere un approccio alla vita che previene problemi futuri.

 

Riassumendo, la terapia cognitivo-comportamentale ACT è:

pratica e concreta: lo scopo della terapia è insegnare alla persona a far fronte efficacemente e concretamente ai problemi psico-fisici, come ad esempio i sintomi depressivi, gli attacchi di panico, i rituali compulsivi, le scorrette abitudini alimentari, le difficoltà nelle relazioni con gli altri, le paure a livello sociale, e cosi via.

centrata sul “qui ed ora”: il ricordo del passato e dell’infanzia e il racconto dei sogni, possono essere in alcuni casi utili per capire come si siano strutturati gli attuali problemi del paziente, ma molto difficilmente possono aiutare a farvi fronte attivamente. La terapia cognitivo-comportamentale quindi non utilizza tali metodi come strumenti terapeutici, ma si preoccupa di attivare tutte le risorse del paziente stesso, e di fornire valide strategie che possano essere utili a fronteggiare il problema che spesso lo imprigiona da tempo, indipendentemente dalle cause. E’ centrata sul presente molto più di alcune tradizionali terapie e mira ad ottenere dei cambiamenti concreti già nell’immediato, ad aiutare il paziente a uscire dalla trappola piuttosto che a spiegargli come ci è entrato.

a breve termine: la terapia cognitivo-comportamentale è a breve termine, ogni qualvolta sia possibile, cioè non prevede anni e anni di trattamento. Il terapeuta è comunque generalmente pronto a dichiarare inadatto il proprio metodo nel caso in cui non si ottengano almeno parziali risultati positivi, valutati dal paziente stesso, entro un numero di sedute prestabilito. La durata della terapia varia di solito dai tre ai dodici mesi, a seconda del caso, con cadenza il più delle volte settimanale, ma comunque concordabile con il paziente a seconda delle necessità.

orientata allo scopo: già dai primissimi incontri il terapeuta cognitivo-comportamentale lavora insieme al paziente per stabilire gli obiettivi della terapia e concordando con il paziente stesso un piano di trattamento che si adatti alle sue esigenze e problematiche.

attiva: il terapeuta fornisce al paziente gli strumenti adatti ad affrontare suoi problemi e trovare delle possibili soluzioni ad essi. Il paziente, da parte sua, fra un colloquio e l’altro si attiva per mettere in pratica le strategie apprese in terapia, svolgendo le attività che gli vengono assegnate di volta in volta. Nell’affrontare i problemi del paziente, il terapeuta cognitivo-comportamentale svolge un ruolo attivo e non solo di ascolto, intervenendo spesso e diventando talvolta “psico-educativo”. Questo non significa che il paziente assista ad una lezione teorica nella quale gli si dice che cosa e come dovrebbe fare! Infatti, guidato dal professionista, anche il paziente è stimolato ad essere più attivo possibile, proprio come se fosse un terapeuta di sé stesso e imparare come affrontare i problemi, piuttosto che soffermarsi sul risolvere solo quello attuale.

Collaborativa: l’attivazione descritta nel paragrafo precedente é raggiungibile proprio attraverso la collaborazione e cooperazione fra terapeuta e paziente.
Il primo è l’esperto del metodo e delle procedure, il secondo è l’esperto di se stesso: insieme possono raggiungere ottimi risultati che l’uno o l’altro da soli non riuscirebbero ad ottenere.

Scientificamente fondata: è stato dimostrato attraverso studi controllati che l’ACT è una terapia efficace per numerosi problemi di tipo clinico. La suavalidità è sostenuta da prove di efficacia secondo i principi della cosiddetta “evidence based medicine”. La letteratura scientifica internazionale, infatti, ha da decenni affermato che l’approccio cognitivo-comportamentale, risulta essere quello più efficace, anche più di un trattamento di tipo farmacologico, in particolare nei seguenti disturbi:

  • Disturbo da stress post-traumatico
  • Abuso di sostanze (nicotina, alcool, cocaina, oppiacei)

[Practice Guideline AMERICAN PSYCHIATRIC ASSOCIATION (APA) ]

Inoltre nei ragazzi è particolarmente indicata per problematiche relative a: timidezza e ansia sociale, disturbi del comportamento, disturbi emotivi e disagio scolastico.

 

Per ulteriori domande e dubbi vedi anche Domande più frequenti.

Per conoscere le differenze fra psicologo, psichiatra, psicoterapeuta e psicanalista è possibile visitare l’inerente articolo.