Overexcitabilities e giftedness: che cosa dimostrano davvero gli studi più recenti

Overexcitabilities, ipersensibilità sensoriale, intensità emotiva e Sensory Processing Sensitivity vengono spesso presentate come parti di un unico profilo gifted. In realtà indicano costrutti differenti, misurati con strumenti diversi e sostenuti da evidenze non equivalenti.

Tre studi recenti permettono di fare chiarezza: una meta-analisi sul rapporto fra giftedness e overexcitabilities, una revisione sistematica sull’elaborazione sensoriale estrema nelle persone ad alto potenziale e uno studio prospettico sulla sensibilità e il distress in 738 adulti gifted.

Letti insieme, questi lavori non negano che alcune persone gifted vivano intensità o sovraccarico. Mostrano però che non possiamo trasformare tali esperienze in una caratteristica universale dell’alto potenziale. Per comprenderne il significato occorre prima distinguere i fenomeni, poi chiedersi che cosa sia stato effettivamente confrontato e misurato.

Sensibilità, ipersensibilità e overexcitability non sono sinonimi

Nel linguaggio quotidiano, parole diverse vengono spesso usate come se descrivessero lo stesso fenomeno. In realtà è utile separare almeno quattro dimensioni.

Overexcitabilities

Nella teoria di Dąbrowski, le overexcitabilities indicano modalità particolarmente intense di risposta agli stimoli. Vengono generalmente distinte in cinque forme:

  • intellettuale: bisogno di analizzare, comprendere e interrogarsi;
  • emotiva: profondità e intensità delle emozioni e dei legami;
  • sensoriale: forte responsività alle esperienze dei sensi;
  • immaginativa: ricchezza di immagini, fantasie e associazioni;
  • psicomotoria: energia, movimento, rapidità o bisogno di azione.

Sono costrutti teorici e descrittivi: non costituiscono diagnosi cliniche.

Sensory Processing Sensitivity

La Sensory Processing Sensitivity (SPS) viene descritta come sensibilità agli stimoli interni ed esterni, elaborazione approfondita delle informazioni e maggiore responsività emotiva e fisiologica. Non coincide necessariamente con il provare fastidio per rumori, luci o tessuti.

Iperreattività sensoriale

Indica una risposta particolarmente intensa o avversiva a specifici stimoli: suoni, luce, odori, contatto fisico, consistenze, temperatura o sensazioni corporee. Può comparire in configurazioni cliniche e neuroevolutive differenti.

Intensità emotiva

Riguarda il modo in cui vengono sperimentate e regolate le emozioni. Può associarsi alla sensibilità, ma può anche dipendere da temperamento, storia relazionale, stress, trauma, ansia, ADHD o altre condizioni.

Questi fenomeni possono coesistere, ma non dovrebbero essere sovrapposti automaticamente.

Le overexcitabilities sono davvero tipiche dei gifted?

Olszewski-Kubilius e colleghi hanno condotto una meta-analisi su 20 studi empirici, dai quali sono stati ricavati 230 effetti statistici. Sono stati considerati bambini, adolescenti, studenti universitari e adulti, oltre a variabili come definizione di giftedness, soglia d’identificazione, strumento utilizzato, genere e livello di sviluppo (Olszewski-Kubilius et al., 2026).

Considerati nel loro insieme, gli studi mostravano un’associazione positiva tra giftedness e overexcitabilities. Tuttavia, analizzando come erano stati costruiti i campioni, il risultato diventava molto meno uniforme.

L’associazione più forte era quella intellettuale

L’overexcitability intellettuale mostrava la relazione più consistente con la giftedness. Non è un risultato sorprendente: curiosità, ricerca di spiegazioni, piacere del ragionamento e coinvolgimento intenso nei problemi cognitivi sono plausibilmente collegati alle capacità e agli interessi intellettuali.

Questo non significa però che l’overexcitability intellettuale sia presente in ogni persona gifted, né che permetta di identificarla. Il costrutto può inoltre sovrapporsi parzialmente ad apertura all’esperienza, bisogno di cognizione e interessi intellettuali.

Le componenti emotiva e sensoriale erano le più deboli

Le associazioni più deboli riguardavano le overexcitabilities emotiva e sensoriale. La meta-analisi non sostiene quindi l’idea che un’intensa reattività emotiva o sensoriale sia una caratteristica centrale e universale della giftedness (Olszewski-Kubilius et al., 2026).

Il risultato cambiava in base alla definizione di giftedness

La relazione era più forte quando i partecipanti erano stati precedentemente identificati come gifted o avevano frequentato programmi dedicati. Quando la giftedness veniva definita attraverso una misura diretta dell’intelligenza generale o delle capacità cognitive, l’associazione con le overexcitabilities risultava invece assente.

Anche l’uso di criteri espliciti era decisivo: quando mancavano soglie definite per identificare il gruppo gifted, non emergevano differenze affidabili rispetto ai non-gifted.

Una possibile spiegazione è un effetto di selezione. Studenti particolarmente curiosi, partecipativi, intensi o visibilmente non conformisti potrebbero essere notati e inviati più facilmente ai programmi gifted. In questo caso alcune caratteristiche osservate descriverebbero anche il processo d’identificazione, non soltanto l’elevata capacità cognitiva.

Negli adulti non emergeva una differenza affidabile

Nel confronto per età, le differenze erano rilevabili soprattutto negli studenti delle scuole superiori, ma non nei bambini più piccoli e non negli adulti. Gli autori hanno inoltre riscontrato indizi di bias di pubblicazione: i piccoli studi con risultati positivi risultavano sovrarappresentati e l’effetto complessivo potrebbe essere stato sovrastimato.

La conclusione pratica è importante: le overexcitabilities non dovrebbero essere utilizzate per identificare la giftedness né considerate un profilo necessario delle persone gifted.

Esiste un’elaborazione sensoriale estrema tipica dell’alto potenziale?

Pouilloux e colleghi hanno pubblicato nel 2026 la prima revisione sistematica specificamente dedicata all’elaborazione sensoriale estrema nelle persone ad alto potenziale intellettivo. Dopo avere esaminato 739 articoli, solo 21 risultavano potenzialmente eleggibili e appena 5 soddisfacevano tutti i criteri d’inclusione (Pouilloux et al., 2026).

Il numero così ridotto è già significativo: l’idea dell’ipersensibilità gifted è molto diffusa, ma la base empirica direttamente pertinente è sorprendentemente limitata.

Alcuni dei cinque studi riportavano differenze nella reattività sensoriale, ma i risultati non convergevano. Le ricerche utilizzavano:

  • definizioni differenti di alto potenziale;
  • modelli teorici non equivalenti;
  • strumenti diversi;
  • campioni per età e caratteristiche non comparabili;
  • significati differenti del termine “sensibilità”.

La revisione conclude che la letteratura disponibile non sostiene l’esistenza di un profilo generalizzato o estremo di elaborazione sensoriale nelle persone ad alto potenziale (Pouilloux et al., 2026).

Un limite particolarmente rilevante era lo scarso controllo delle condizioni neuroevolutive concomitanti. Se autismo, ADHD o altre neurodivergenze non vengono valutati, non sappiamo se le differenze sensoriali osservate siano associate alla giftedness, a un’altra condizione o alla loro interazione.

Uno studio sugli adulti gifted: non tutta la sensibilità funziona allo stesso modo

De Gucht, Woestenburg e Backbier hanno seguito per un anno 738 adulti gifted, con un’età media di circa 45 anni. La SPS è stata misurata inizialmente; dopo un anno sono stati valutati sintomi depressivi, ansia, disturbi fisici e stanchezza (De Gucht et al., 2024).

Lo studio distingueva due dimensioni sovraordinate della sensibilità.

La componente negativa comprendeva forte reattività emotiva e fisiologica, disagio sensoriale e tendenza al sovraccarico. La componente positiva comprendeva invece sensibilità a stimoli sottili, sensibilità sociale e affettiva, sensibilità estetica e possibilità di sperimentare comfort sensoriale.

La componente negativa prediceva il distress

Punteggi più alti nella dimensione negativa erano associati, un anno dopo, a livelli maggiori di:

  • ansia;
  • sintomi depressivi;
  • disturbi fisici;
  • stanchezza.

Per esempio, l’aumento di una deviazione standard nella componente negativa era associato a una probabilità 2,43 volte maggiore di superare la soglia indicativa di sintomi ansiosi almeno moderati. Gli effetti erano controllati per età e genere (De Gucht et al., 2024).

La componente positiva non prediceva allo stesso modo il disagio

La dimensione positiva non prediceva significativamente ansia o depressione al follow-up. Era invece associata a maggiore resilienza, che a sua volta si collegava a minore distress.

La componente negativa mostrava il percorso opposto: era associata a minore resilienza e, attraverso questa, a più sintomi psicologici e fisici.

Questa distinzione è utile perché mostra che “essere sensibili” non descrive un unico fenomeno. Notare sfumature, essere ricettivi alla bellezza o cogliere segnali sociali sottili non equivale necessariamente a essere sopraffatti dagli stimoli.

Che cosa non possiamo concludere

Lo studio di De Gucht e colleghi è stato condotto soltanto su persone che si consideravano gifted e non includeva un gruppo di controllo non-gifted. Non dimostra quindi che la SPS sia più frequente nei gifted.

Inoltre:

  • il campione era volontario e reclutato anche attraverso Mensa e organizzazioni dedicate;
  • non tutti i partecipanti avevano una valutazione professionale con QI superiore a 130;
  • le misure erano questionari autoriferiti;
  • un’associazione prospettica è più informativa di una semplice correlazione simultanea, ma non dimostra da sola causalità.

Lo studio ci dice che, all’interno di quel campione gifted, alcune forme di sensibilità e sovraccarico predicevano il distress. Non ci dice che la giftedness produca quella sensibilità.

Come utilizzare questi risultati nella vita quotidiana

Validare l’esperienza senza generalizzarla

Se luci, suoni, odori o ambienti affollati provocano un sovraccarico reale, sapere che l’ipersensibilità non è universale nei gifted non rende l’esperienza meno vera. Significa soltanto che va compresa nella configurazione specifica della persona.

Chiedersi quale sensibilità è presente

Può essere utile distinguere:

  • percezione di dettagli sottili;
  • piacere estetico;
  • forte risonanza emotiva;
  • disagio sensoriale;
  • difficoltà a filtrare stimoli simultanei;
  • sovraccarico legato a stress e stanchezza;
  • reattività fisiologica ansiosa.

Queste esperienze possono richiedere strategie differenti.

Osservare l’impatto, non soltanto l’etichetta

La sensibilità diventa clinicamente rilevante quando produce sofferenza, evitamento rigido o limitazioni significative. In questi casi può essere utile osservare frequenza, intensità, situazioni scatenanti, recupero e conseguenze sul funzionamento.

Non trascurare la diagnosi differenziale

Irrequietezza, sovraccarico, difficoltà di filtraggio e intensa reattività possono comparire in ADHD, autismo, ansia, trauma e altre condizioni. Chiamarle “overexcitabilities gifted” può offrire una descrizione rassicurante, ma rischia anche di interrompere prematuramente l’esplorazione.

Costruire accomodamenti realistici

Indipendentemente dall’origine, possono essere utili:

  • pause sensoriali;
  • protezione dal rumore quando necessaria;
  • regolazione di luce e temperatura;
  • alternanza fra stimolazione e recupero;
  • riduzione del multitasking;
  • pianificazione dei contesti ad alta intensità;
  • riconoscimento precoce dei segnali di sovraccarico.

Gli accomodamenti non devono necessariamente diventare evitamento. L’obiettivo è rendere l’ambiente più sostenibile conservando, quando possibile, flessibilità e libertà di scelta.

In sintesi

Le evidenze più recenti non confermano che tutti i gifted siano emotivamente o sensorialmente più intensi. Le overexcitabilities, soprattutto quelle emotive e sensoriali, non rappresentano indicatori affidabili di giftedness. La letteratura non dimostra nemmeno un profilo generalizzato di elaborazione sensoriale estrema nelle persone ad alto potenziale.

Alcuni adulti gifted sono realmente molto sensibili. In loro, però, è più utile chiedersi come funziona quella sensibilità, quale impatto produce e con quali altre caratteristiche interagisce, invece di considerarla una conseguenza automatica dell’intelligenza elevata.

Il messaggio più rispettoso è duplice: non trasformare uno stereotipo in una caratteristica universale e non invalidare l’esperienza di chi vive davvero intensità o sovraccarico.

Per approfondire le conseguenze cliniche dell’attribuzione automatica «sei sensibile perché sei gifted», si veda anche “I gifted sono davvero più sensibili? Quando l’intensità diventa uno stereotipo”.

Nota: questo articolo ha finalità informative e non sostituisce una valutazione psicologica, medica o diagnostica individuale.

Riferimenti

De Gucht, V., Woestenburg, D. H. A., & Backbier, E. (2024). To what extent is the effect of sensory processing sensitivity on distress mediated by resilience? Putting the diathesis-stress model to the test in a sample of gifted adults. Current Psychology, 43, 20085–20095. https://doi.org/10.1007/s12144-024-05771-6

Olszewski-Kubilius, P., Steenbergen-Hu, S., Calvert, E., Richert Corwith, S., & Bright, S. (2026). A meta-analysis of research on the relationship between overexcitabilities and giftedness. Gifted Child Quarterly, 70(2), 111–138. https://doi.org/10.1177/00169862251370377

Pouilloux, G., Sido, H., Polin, C., & Paquet, A. (2026). Extreme sensory processing in high intellectual potential individuals: A systematic review. BMC Psychology. Advance online publication. https://doi.org/10.1186/s40359-026-04958-9