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Dott.ssa Chiara Rossi Urtoler

Domande più frequenti

sulla terapia cognitivo-comportamentale

  • Che differenza c’è rispetto alle altre psicoterapie?
    A differenza delle altre psicoterapie, la Terapia cognitivo-comportamenteale si focalizza sul presente, è più breve ed è più orientata alla soluzione dei problemi attuali. Vengono infatti sviluppate alcune specifiche abilità che possono utilizzare per il resto della vita. Esse riguardano l’identificazione di modi distorti di pensare, la modificazione di convinzioni irrazionali e il cambiamento di comportamenti disadattivi. Inoltre, una differenza importante è che la TCC poggia su una base sperimentale e un metodo scientifico, e la sua efficacia nel trattamento di numerosi disturbi psicologici è stata convalidata empiricamente.
  • Quanto dura?
    Alcuni clienti rimangono in terapia per un periodo molto breve, appena sei-otto sedute. In altri casi la terapia può durare alcuni mesi o anche più di un anno. Questo dipende dalla gravità del problema e dalla motivazione del cliente, lo stabilirsi di una buona relazione terapeutica, ecc.
  • Quale frequenza?
    La frequenza dei colloqui può essere inizialmente una volta a settimana o ogni due. In seguito si può arrivare a diminuire ulteriormente la frequenza per arrivare alla conclusione del percorso.
  • Quanto dura ogni incontro?
    50/60 minuti.
  • Dovrò assumere farmaci?
    Gli psicofarmaci NON vengono prescritti all’interno di questa terapia. Però in alcuni casi, a seconda della natura e dalla gravità del disturbo del paziente, il terapeuta potrà consigliare di rivolgersi allo specialista per concordare un’eventuale e provvisoria prescrizione di farmaci di sostegno alla psicoterapia. In questo caso, l’assunzione e gli effetti dei farmaci verranno discussi nei colloqui terapeutici con il paziente.
  • È vero che bisogna sdraiarsi sul lettino?
    Non necessariamente. Solo la psicoanalisi freudiana  (una delle altre scuole di psicoterapia) prescrive l’uso del lettino. Invece, nella maggior parte dei casi come nella psicoterapia cognitiva comportamentale, il colloquio avviene stando normalmente seduti alla scrivania di fronte al terapeuta.

 

 

  • Come potrò capire se starà funzionando?
    Paziente e terapeuta identificano insieme degli obiettivi specifici all’inizio della terapia che possono poi essere modificati in itinere. Già dopo i prime tre-quattro colloqui dall’inizio della terapia si possono notare i primi miglioramenti se si frequentano i colloqui con motivazione e se ci si impegna giornalmente ad eseguire le attività assegnate a casa tra una seduta e l’altra. I benefici della terapia potranno essere verificati non solo tramite l’esperienza del paziente, ma anche attraverso la somministrazione periodica di alcuni test finalizzati a misurare lo stato del paziente durante il percorso terapeutico.
  • Quanto impegno mi sarà richiesto?
    Durante i colloqui è richiesta l’attiva partecipazione del paziente come in ogni altra terapia, ma inoltre, esattamente come richiesto dal un personal trainer in palestra, la terapia cognitivo- comportamentale richiede che si faccia esercizio anche nella vita quotidiana quando il terapeuta non c’è. Ciò che si apprende nella terapia è ciò che si deve acquisire e che deve diventare proprio al di fuori della terapia.
    Ricerche hanno dimostrato che i pazienti che svolgono a casa le attività assegnate raggiungono i risultati più in fretta e li mantengono più a lungo di chi non lo fa.
    Tali esercizi di auto-aiuto vengono concordati fra terapeuta e paziente e non vengono valutati o giudicati, ma utilizzati esclusivamente per migliorare.

  • Vorrei fare psicoterapia ma ho paura dei giudizi della gente sulla psicoterapia…
    Innanzitutto i colloqui sono soggetti a segreto professionale (Decreto Legilsativo sulla privacy196/03), quindi nessuno lo verrà a sapere a meno che non siate voi a dirlo.
    In ogni caso potrebbe accadere che familiari, amici e conoscenti esprimano il loro parere sul vostro problema senza essere ferrati sull’argomento, dicendo semplicemente “Il problema è solo nella tua testa“,”Dovresti farcela da solo“, “Se vai dallo psicologo ti farà il lavaggio del cervello e diventerai debole e dipendente“, “Momenti del genere capitano a tutti, guarda me per esempio…non ho certo bisogno di psicoterapia!e così via, minimizzando ciò che sentite e per cui soffrite.
    Da una parte familiari e amici sperano così di rappresentare un punto di forza e di aiuto (pur essendo magari a volte una delle cause inconsapevoli del problema), dall’altra cautelano la loro inadeguatezza (che non è un limite, ma un dato di fatto) e le zone problematiche della loro personalità, i loro timori e paure sulla debolezza che gli altri potrebbero attribuire a chi chiede aiuto per un problema psicologico.
    Se avete un problema psicologico continuo e/o intenso, non proseguite accettando passivamente il vostro malessere, ” perché gli altri fanno così”, e iniziate a lavorare su voi stessi, con l’aiuto di uno specialista.
    Superate le incertezze iniziali, chi sceglie di fare un percorso di psicoterapia arriva a pensare “Almeno, io sto cercando di stare meglio…”