Quando tuo figlio ti sembra diverso dagli altri, o è lui a sentirsi così

Come riconoscere modi particolari di pensare, imparare e vivere le esperienze durante la scuola dell’infanzia e la scuola primaria, e quando approfondire il tema dell’alto potenziale cognitivo.
Ci sono bambini che, fin da piccoli, sorprendono per il modo in cui ragionano. Fanno domande inaspettate, colgono collegamenti che agli adulti erano sfuggiti, imparano alcune cose con grande facilità oppure mostrano una curiosità che sembra non esaurirsi mai.
Altri bambini si appassionano intensamente ad alcuni argomenti, desiderano comprendere come funzionano le cose e non si accontentano di risposte superficiali. Possono interessarsi precocemente a questioni complesse, come l’origine dell’universo, il tempo, la morte o il significato della giustizia. Altri ancora sembrano avere una particolare sensibilità, riflettono profondamente su ciò che accade intorno a loro oppure mostrano un modo originale di affrontare giochi, problemi e situazioni quotidiane.
Non sempre, però, queste caratteristiche sono così evidenti. Alcuni bambini apprendono rapidamente, ma non amano distinguersi. Altri vanno bene a scuola, rispettano le regole, completano le attività e non attirano particolarmente l’attenzione, pur avendo capacità che potrebbero emergere maggiormente in situazioni differenti.
A volte sono proprio i genitori ad accorgersi di qualcosa di particolare. Magari osservano che il figlio ragiona in modo diverso dai coetanei, utilizza un linguaggio sorprendente per la sua età oppure sembra comprendere concetti complessi con una facilità insolita. Altre volte è il bambino stesso a comunicare una sensazione di diversità: può raccontare di annoiarsi, di non trovare interessanti alcune attività, di non sentirsi compreso o di avere interessi differenti da quelli dei compagni.
Non necessariamente queste esperienze indicano un alto potenziale cognitivo. Possono avere molte spiegazioni e rientrare nella naturale variabilità dello sviluppo. Ma possono rappresentare un’occasione per conoscere meglio il bambino che abbiamo davanti.
Quanto sappiamo davvero del modo in cui nostro figlio pensa, apprende, osserva il mondo e vive le esperienze, al di là di quello che mostra nella quotidianità?
Bambini che imparano e ragionano in modi differenti
Durante la scuola dell’infanzia e la scuola primaria possiamo osservare differenze anche molto ampie nei modi e nei ritmi di apprendimento. Non tutti i bambini imparano le stesse cose nello stesso momento, attraverso gli stessi percorsi o con la stessa facilità.
Alcuni hanno bisogno di sperimentare concretamente e ripetere più volte un’attività. Altri sembrano comprendere un concetto dopo una sola spiegazione, oppure arrivarci autonomamente osservando, collegando informazioni e formulando ipotesi. Queste differenze fanno parte della naturale variabilità dello sviluppo.
In alcuni bambini, però, possiamo osservare modalità di funzionamento cognitivo particolarmente avanzate rispetto a quelle che ci aspetteremmo alla loro età. E non sempre si manifestano come immaginiamo.
Il bambino che comprende rapidamente, ma non ama ripetere
Alcuni bambini sembrano imparare con pochissime spiegazioni. Colgono velocemente le regole di un gioco, comprendono nuovi concetti e riescono a utilizzare quello che hanno imparato in situazioni differenti. Talvolta anticipano spontaneamente passaggi che non sono ancora stati spiegati.
Immaginiamo un bambino che, mentre gli altri stanno imparando come funziona un’attività, abbia già compreso il meccanismo e inizi a cercare varianti più complesse. Oppure una bambina che, dopo aver capito come eseguire un esercizio, si domandi perché debba ripeterlo tante volte.
Da fuori potrebbe sembrare impaziente, distratta o poco motivata. Ma a volte la difficoltà non riguarda l’apprendimento. Riguarda il fatto che l’attività non offre più qualcosa di nuovo da scoprire.
Non tutti i bambini che si annoiano apprendono più rapidamente, ma non tutti quelli che apprendono rapidamente manifestano apertamente la propria noia. Alcuni trovano spontaneamente nuovi stimoli. Altri aspettano pazientemente. Altri ancora finiscono per apparire disinteressati ad attività che, con un livello differente di complessità, potrebbero coinvolgerli molto.
Il bambino che vuole capire tutto
Tutti i bambini sono curiosi, soprattutto nei primi anni di vita. Ma la curiosità non si esprime sempre nello stesso modo. Alcuni bambini non si accontentano di conoscere il nome delle cose: desiderano comprenderne il funzionamento, le cause, le conseguenze e le possibili eccezioni.
Non chiedono soltanto “Perché?”, ma continuano a interrogarsi anche dopo aver ricevuto una risposta. “Ma perché funziona così?” “E se succedesse il contrario?” “Come facciamo a saperlo?” “E chi ha deciso che deve essere proprio così?”
A volte sembrano non accontentarsi di spiegazioni semplici, soprattutto quando percepiscono che manca un passaggio logico o che esiste una contraddizione. Possono mostrare una particolare capacità di collegare informazioni provenienti da contesti diversi, formulare ipotesi e desiderare spiegazioni sempre più approfondite. Ciò che colpisce non è necessariamente la quantità di domande, ma la profondità del ragionamento e il bisogno di comprendere davvero.
Il bambino che si pone precocemente grandi domande sulla vita
Alcuni bambini, già durante la scuola dell’infanzia, iniziano a interrogarsi su questioni che solitamente associamo a età più avanzate.
Possono chiedere: “Ma prima che esistesse l’universo, cosa c’era?” “Se il tempo non finisce mai, come è possibile?” “Perché dobbiamo morire?” “Come faccio a sapere che gli altri vedono i colori come li vedo io?” “Perché sono nato proprio io e non un’altra persona?”
A volte queste domande emergono durante una conversazione, un gioco o prima di addormentarsi. Alcuni bambini sembrano interessati soprattutto a trovare una spiegazione logica. Altri possono vivere anche un forte coinvolgimento emotivo, soprattutto quando riflettono sulla morte, sul passare del tempo o sull’incertezza.
Le domande esistenziali fanno parte dello sviluppo infantile e non rappresentano, di per sé, un’indicazione di alto potenziale cognitivo. Ma in alcuni bambini possono comparire molto precocemente, essere particolarmente articolate e diventare oggetto di riflessioni ripetute e approfondite. Può essere sorprendente osservare un bambino di cinque o sei anni impegnarsi in ragionamenti astratti, cercando di comprendere concetti che anche gli adulti trovano difficili da spiegare.
Il bambino che vede collegamenti che agli altri sfuggono
Alcuni bambini mostrano una particolare facilità nel riconoscere schemi, somiglianze, differenze e relazioni tra informazioni. Possono individuare rapidamente la soluzione di un problema, talvolta senza riuscire a spiegare tutti i passaggi che li hanno portati alla risposta. Oppure possono proporre soluzioni insolite, utilizzare oggetti in modi originali, inventare regole, trasformare un gioco o costruire storie particolarmente articolate.
Immaginiamo una bambina che, di fronte a un problema, non segue la procedura mostrata dall’adulto, ma ne inventa una diversa che funziona ugualmente. Oppure un bambino che collega spontaneamente qualcosa imparato settimane prima con una situazione completamente nuova.
Non sempre queste modalità vengono riconosciute come una risorsa. A volte possono sembrare distrazione, difficoltà a seguire le istruzioni o tendenza a complicare inutilmente le cose. Eppure possono rappresentare un modo di elaborare le informazioni particolarmente rapido, flessibile o originale.
Il bambino che si appassiona intensamente
Ci sono bambini che attraversano fasi di interesse molto intenso per un argomento. Non si limitano a giocare con i dinosauri: desiderano conoscerne nomi, caratteristiche, habitat, periodi storici e differenze tra specie. Non si accontentano di osservare le stelle: vogliono sapere come nascono, quanto distano dalla Terra e che cosa accadrebbe se una si spegnesse.
Possono raccogliere informazioni, ricordare dettagli, formulare domande sempre più specifiche e desiderare di approfondire attraverso libri, documentari, esperimenti o conversazioni con gli adulti. Talvolta sorprendono per la quantità di conoscenze acquisite autonomamente. Alcuni coltivano a lungo una grande passione. Altri passano da un argomento all’altro, esplorando intensamente ciò che suscita la loro curiosità.
Non è necessario che un bambino abbia passioni insolite per manifestare capacità cognitive elevate. Può interessarsi a temi comuni alla sua età, ma affrontarli con una profondità e una complessità differenti.
Il bambino che usa un linguaggio sorprendente
In alcuni bambini è il linguaggio ad attirare l’attenzione. Possono utilizzare precocemente parole ricercate, costruire frasi elaborate, comprendere sfumature linguistiche oppure esprimere ragionamenti complessi. Talvolta mostrano un umorismo particolare, apprezzano i giochi di parole, colgono doppi significati o utilizzano l’ironia in modo sorprendente per la loro età. Altri raccontano storie ricche di dettagli, inventano dialoghi articolati o discutono con gli adulti sostenendo le proprie opinioni attraverso argomentazioni.
Ma è importante ricordare che non tutti i bambini con capacità cognitive elevate mostrano uno sviluppo linguistico precoce. Alcuni possono essere più riservati, esprimersi meglio attraverso immagini, costruzioni, attività pratiche o ragionamenti non verbali. La ricchezza del linguaggio è una possibile manifestazione, non una caratteristica indispensabile.
Il bambino con un forte senso di giustizia
Alcuni bambini sembrano particolarmente attenti alle regole, alla coerenza e all’equità. Possono notare immediatamente quando due persone vengono trattate in modo diverso, quando una regola viene applicata soltanto in certe situazioni o quando un adulto dice qualcosa che appare in contraddizione con il proprio comportamento.
Un bambino potrebbe protestare perché un compagno è stato rimproverato ingiustamente, anche se la situazione non lo riguarda direttamente. Un altro potrebbe continuare a chiedere spiegazioni sul perché una determinata regola esista e su chi abbia deciso che sia giusta.
Alcuni si interessano precocemente a questioni più ampie, come la povertà, le guerre, il trattamento degli animali o le disuguaglianze. Possono essere molto coinvolti emotivamente da queste situazioni e desiderare di trovare soluzioni. In questi casi possono intrecciarsi capacità di ragionamento, sensibilità emotiva, empatia e valori personali.
Un forte senso di giustizia non è esclusivo dei bambini ad alto potenziale, né è presente necessariamente in tutti loro. Ma quando si accompagna a ragionamenti complessi, domande profonde e una particolare capacità di cogliere incoerenze, può rappresentare un ulteriore elemento utile per comprendere il funzionamento del bambino.
Il bambino particolarmente sensibile a ciò che accade intorno a lui
Alcuni bambini reagiscono intensamente alle esperienze emotive, relazionali o sensoriali. Possono accorgersi rapidamente dei cambiamenti nell’umore di un adulto, cogliere tensioni tra le persone oppure preoccuparsi profondamente quando qualcuno è triste o in difficoltà.
Altri sembrano particolarmente sensibili ai rumori, agli ambienti affollati, alle luci, agli odori o a determinate sensazioni fisiche. Una festa rumorosa, una classe molto caotica o un cambiamento imprevisto possono risultare faticosi.
È importante distinguere queste esperienze dalle abilità cognitive: sensibilità emotiva e sensoriale sono dimensioni differenti e possono dipendere dal temperamento, dalle caratteristiche individuali e da molti altri fattori. In alcuni bambini ad alto potenziale possono coesistere con una grande capacità di osservazione, riflessione e comprensione di ciò che accade. Ma non dobbiamo presumere che una particolare sensibilità indichi necessariamente plusdotazione, né che tutti i bambini gifted siano più sensibili degli altri.
Può essere utile, piuttosto, osservare come il bambino percepisce gli stimoli, come interpreta le esperienze e quanto queste lo coinvolgono.
Il bambino che sembra grande e piccolo contemporaneamente
Un bambino può ragionare in modo sorprendentemente maturo e, pochi minuti dopo, reagire con una forte frustrazione a una situazione quotidiana. Può comprendere problemi complessi e faticare ad accettare di perdere a un gioco. Può parlare di giustizia, ambiente o grandi questioni esistenziali e avere ancora bisogno di essere rassicurato come qualsiasi altro bambino della sua età.
Non è necessariamente una contraddizione. Le diverse dimensioni dello sviluppo — cognitiva, emotiva, sociale e motoria — non procedono sempre allo stesso ritmo. Nei bambini ad alto potenziale questa possibile differenza viene spesso descritta attraverso il concetto di sviluppo asincrono.
Non significa che tutti i bambini plusdotati abbiano difficoltà emotive o uno sviluppo squilibrato. Significa piuttosto ricordare che capacità cognitive avanzate non implicano automaticamente una maturità altrettanto avanzata in ogni altro ambito. Un bambino può aver bisogno, contemporaneamente, di sfide intellettuali più complesse e di tutto il sostegno emotivo appropriato alla sua età.
Quando queste caratteristiche non si vedono facilmente
Fin qui abbiamo descritto modalità di funzionamento che, almeno in alcune situazioni, possono essere osservate. Ma non tutti i bambini esprimono apertamente le proprie capacità. E non sempre ciò che vediamo a scuola corrisponde a quello che conosciamo a casa.
Il bambino che va bene a scuola e non crea problemi
Una bambina può comprendere molto rapidamente le spiegazioni, completare le attività correttamente, rispettare le regole e aspettare il proprio turno. Può apparire serena, collaborativa e ben inserita. Le insegnanti possono descriverla come una bambina molto brava, autonoma e responsabile.
Eppure potrebbe avere bisogno di opportunità di apprendimento più complesse rispetto a quelle abitualmente proposte. Il fatto che riesca a svolgere le attività e ad adattarsi ai ritmi della classe non significa necessariamente che queste siano sufficientemente stimolanti.
A volte i bambini utilizzano il tempo che rimane per disegnare, fantasticare, aiutare i compagni o intrattenersi autonomamente. Sono strategie che possono risultare funzionali, ma rischiano anche di rendere meno visibile il bisogno di approfondire e imparare cose nuove.
La bambina che preferisce non distinguersi
Alcune bambine, e anche alcuni bambini, attribuiscono grande importanza all’essere accettati dai coetanei. Possono osservare attentamente le aspettative dell’ambiente e adattare il proprio comportamento per non attirare troppo l’attenzione.
Una bambina potrebbe evitare di intervenire anche quando conosce la risposta. Potrebbe non raccontare ciò che sa, minimizzare le proprie capacità oppure preferire attività condivise dal gruppo, mettendo temporaneamente da parte altri interessi.
Questo non significa necessariamente che stia nascondendo consapevolmente qualcosa. E non è una caratteristica presente in tutte le bambine ad alto potenziale. Ma ricorda quanto sia importante non affidarsi soltanto alle manifestazioni più evidenti della competenza cognitiva.
A volte un bambino non mostra tutto ciò che sa fare, non perché non ne sia capace, ma perché il contesto non lo richiede, non lo incoraggia o perché sente più importante rispondere ad altre esigenze.
Il bambino che sembra poco interessato alla scuola
Non sempre capacità elevate e motivazione scolastica procedono insieme. Alcuni bambini possono essere molto coinvolti quando esplorano liberamente un argomento e apparire invece distratti durante attività ripetitive o poco stimolanti. Un bambino può trascorrere ore a costruire un progetto complesso, cercare informazioni o risolvere problemi che si è posto autonomamente, ma mostrare scarso interesse per un esercizio scolastico.
Questo non significa automaticamente che sia plusdotato o che la scuola non sia adeguata. La motivazione dipende da molti fattori. Ma è utile osservare non soltanto quanto un bambino si impegna, bensì in quali condizioni si coinvolge davvero e quali tipi di attività riescono a mobilitare le sue capacità.
Il bambino le cui capacità non sono uniformi
Siamo abituati a pensare che un bambino particolarmente intelligente debba essere bravo in tutto. In realtà, i profili cognitivi possono essere molto differenti.
Un bambino può mostrare capacità verbali particolarmente avanzate e competenze motorie del tutto nella media. Un altro può avere un ragionamento logico molto sviluppato, ma non essere altrettanto rapido nella scrittura. Un altro ancora può essere molto creativo, cogliere collegamenti complessi e contemporaneamente incontrare difficoltà in alcune abilità scolastiche.
In alcuni casi, capacità cognitive elevate possono coesistere con disturbi specifici dell’apprendimento, ADHD o altre condizioni del neurosviluppo. Si parla allora, in determinati profili, di doppia eccezionalità. Questo rende ancora più importante non considerare il rendimento scolastico come una rappresentazione completa del potenziale di un bambino.
E se fosse un bambino ad alto potenziale cognitivo?
Quando alcune di queste modalità risultano particolarmente marcate, persistenti e significativamente avanzate rispetto all’età, può essere utile conoscere anche il tema dell’alto potenziale cognitivo, o plusdotazione (giftedness).
I bambini ad alto potenziale non costituiscono un gruppo omogeneo. Alcuni apprendono molto rapidamente in numerosi ambiti, mentre altri mostrano punti di forza particolarmente elevati in aree specifiche. Alcuni sono visibilmente curiosi, intraprendenti e desiderosi di mostrare ciò che sanno; altri sono riservati, cauti o attenti a non distinguersi. Non tutti presentano un linguaggio precoce, interessi intensi, particolare sensibilità o un forte senso di giustizia. Non esiste un unico modo di essere plusdotati, né è necessario riconoscersi in tutte le caratteristiche descritte.
Allo stesso tempo, queste caratteristiche non costituiscono un elenco di criteri attraverso cui riconoscere autonomamente la plusdotazione: curiosità, sensibilità, creatività o difficoltà nelle amicizie possono avere spiegazioni differenti e comparire anche in bambini senza alto potenziale.
Capacità elevate, anche quando non si vedono
La varietà delle manifestazioni non deve però far perdere di vista il riferimento centrale: quando parliamo di plusdotazione intellettiva, ci riferiamo alla presenza di capacità cognitive significativamente superiori a quelle attese per l’età.
Per intelligenza non intendiamo soltanto ciò che un bambino sa o quanto riesce bene a scuola, ma capacità come comprendere concetti, ragionare, riconoscere relazioni tra informazioni, affrontare problemi nuovi e imparare dall’esperienza. Un bambino può, per esempio, conoscere ancora poche cose su un argomento e coglierne rapidamente la logica, oppure trovare una soluzione originale senza riuscire subito a spiegare come ci è arrivato. Le conoscenze acquisite e il rendimento scolastico ci raccontano quindi qualcosa delle sue capacità, ma non le esauriscono.
Sul piano psicometrico, un criterio comunemente utilizzato è un QI pari o superiore a 130. Non si tratta di una definizione universale di giftedness, e il punteggio va interpretato da professionisti competenti all’interno del profilo complessivo del bambino, considerando anche eventuali differenze tra le sue abilità.
Avere capacità cognitive elevate, però, non significa mostrarle sempre, ottenere risultati scolastici eccellenti o sentirsi particolarmente intelligenti. Un genitore può non riconoscerle e il bambino stesso può pensare di essere poco capace, soprattutto quando riceve riscontri che non gli permettono di comprendere i propri punti di forza.
Come abbiamo visto, a volte il bambino evita di mostrare ciò che sa, minimizza i propri interessi o si adatta alle aspettative dei compagni per sentirsi parte del gruppo: comportamenti che possono essere descritti come mascheramento delle capacità, o masking. Altre volte le capacità rimangono poco visibili perché le attività proposte non le sollecitano. Un bambino può cogliere rapidamente un concetto e perdere interesse durante le ripetizioni, oppure arrivare a una soluzione attraverso un percorso diverso da quello richiesto e faticare a rendere comprensibile il proprio ragionamento.
Per questo è utile osservare anche l’incontro tra il bambino e l’ambiente: i ritmi, la complessità delle proposte, i modi di insegnare e le possibilità di esprimere domande, interessi e strategie personali. Quando queste esigenze vengono riconosciute e accolte, il bambino può trovare maggiori occasioni per coinvolgersi, sviluppare fiducia nelle proprie capacità e fiorire.
Quando invece gli vengono rivolte esclusivamente le richieste abituali per la sua età, senza riconoscere eventuali bisogni differenti, può incontrare noia, frustrazione, disinvestimento o sentirsi poco compreso. Non accade necessariamente a tutti, e le difficoltà possono avere più cause. Ma ciò che osserviamo in un determinato contesto non racconta sempre tutto ciò che quel bambino è in grado di fare.
Cosa possiamo osservare nella vita quotidiana?
Per comprendere meglio il funzionamento di un bambino non è necessario metterlo alla prova. Anzi, può essere molto più utile osservarlo nei momenti spontanei della sua giornata.
Quando gioca liberamente, quali attività sceglie? Preferisce riprodurre giochi già conosciuti oppure inventare varianti, nuove regole e possibilità? Quando scopre qualcosa di nuovo, si accontenta di comprenderne gli elementi essenziali oppure desidera esplorare ulteriormente?
Che cosa succede quando incontra un problema interessante? Prova strategie differenti? Formula ipotesi? Cerca collegamenti con ciò che conosce già? E quando un’attività gli risulta facile, come reagisce? Si diverte comunque, cerca spontaneamente di renderla più complessa, si distrae oppure aspetta tranquillamente?
Possiamo osservare anche come utilizza il linguaggio, come racconta le proprie esperienze, quali domande pone e come collega ciò che apprende in contesti differenti. Possiamo prestare attenzione alla profondità delle sue riflessioni, alle questioni che lo incuriosiscono e alla capacità di comprendere situazioni o concetti che sembrano complessi per la sua età.
Ma soprattutto possiamo considerare una differenza spesso poco visibile: quella tra ciò che un bambino è in grado di fare e ciò che gli viene abitualmente richiesto di fare. Se un bambino svolge sempre con facilità le attività proposte, potremmo non aver ancora avuto occasione di osservare come affronta una sfida realmente adeguata alle sue possibilità. Per questo è interessante offrirgli esperienze diversificate, senza trasformarle in prove di abilità.
Ascoltare il bambino: domande per scoprire il suo mondo
Oltre all’osservazione, possiamo imparare molto attraverso le conversazioni quotidiane. Non interrogatori, ma occasioni spontanee per comprendere che cosa il bambino trova interessante, facile, difficile, piacevole o frustrante. Per esempio, parlando della scuola:
- “Qual è stata la cosa più interessante che hai scoperto oggi?”
- “C’è qualcosa che a scuola vorresti approfondire di più?”
- “Ci sono attività che ti sembrano troppo facili? E altre che ti fanno venire voglia di impegnarti?”
- “Quando hai finito un lavoro prima degli altri, che cosa fai mentre aspetti?”
- “C’è qualcosa che vorresti imparare ma che ancora non avete fatto?”
Parlando del suo modo di pensare:
- “C’è una domanda a cui vorresti proprio trovare una risposta?”
- “Qual è una cosa che hai scoperto da solo e che ti ha sorpreso?”
- “Quando non riesci a risolvere qualcosa, che cosa ti piace provare?”
- “Ti capita di avere un’idea diversa da quella degli altri? Che cosa fai quando succede?”
- “Ci sono cose del mondo che ti sembrano strane o che vorresti capire meglio?”
E parlando delle relazioni:
- “Con chi ti piace parlare delle cose che ti interessano?”
- “Che cosa ti piace di più quando giochi con quel bambino?”
- “Ci sono amici con cui ti senti particolarmente libero di essere te stesso?”
- “Ti capita di sentirti solo anche quando ci sono altri bambini con te?”
- “Quando il tuo amico non c’è, che cosa ti manca di più?”
Le domande devono naturalmente essere adattate all’età e alle capacità espressive del bambino. A quattro anni può essere più facile raccontare un episodio concreto, magari attraverso il gioco o il disegno. A sette o otto anni alcuni bambini riescono già a descrivere con maggiore precisione ciò che trovano interessante, ciò che li annoia o il modo in cui vivono le relazioni.
Non è importante che sappiano dare risposte elaborate. L’obiettivo è aprire uno spazio di ascolto, nel quale il bambino possa raccontare la propria esperienza senza essere indirizzato verso una spiegazione già scelta dagli adulti.
Quando un’amicizia ci racconta qualcosa del modo di pensare
Anche le relazioni possono offrirci informazioni interessanti. Un bambino può sentirsi particolarmente a proprio agio con un coetaneo che comprende rapidamente i suoi giochi, segue le sue idee o partecipa con entusiasmo a conversazioni complesse.
Le amicizie dipendono da molti fattori: temperamento, esperienze, interessi e opportunità di incontro. La ricerca di un amico affine non indica di per sé capacità cognitive elevate.
Tuttavia, quando un bambino mostra un funzionamento cognitivo particolarmente avanzato, può essere utile osservare se trova maggiore sintonia con compagni che condividono alcune delle sue modalità di pensiero. A volte la semplice presenza di qualcuno con cui è facile confrontarsi e comprendersi può rendere più piacevole l’intera esperienza scolastica.
Quando può essere utile approfondire?
Riconoscere alcune caratteristiche del proprio figlio non significa dover cercare immediatamente una valutazione. Può però essere l’inizio di un percorso di conoscenza. Per esempio, può essere utile approfondire quando osserviamo una particolare rapidità di apprendimento, ragionamenti insolitamente complessi per l’età, interessi coltivati con grande profondità oppure differenze significative tra le capacità mostrate in contesti diversi. Anche una discrepanza tra ciò che il bambino racconta a casa e ciò che emerge a scuola può meritare attenzione.
Si può iniziare confrontandosi con gli insegnanti, chiedendo non soltanto come si comporta o quali risultati ottiene, ma anche quali opportunità ha di affrontare attività nuove, stimolanti e adeguate alle proprie capacità. Si possono leggere materiali divulgativi e scientifici sull’alto potenziale cognitivo, per conoscere la varietà dei possibili profili e superare gli stereotipi.
Quando emergono dubbi rilevanti o bisogni educativi che richiedono maggiore chiarezza, una valutazione condotta da professionisti competenti nella plusdotazione può offrire una comprensione più approfondita del profilo cognitivo, emotivo e relazionale del bambino. L’età, il contesto e le caratteristiche individuali sono importanti per scegliere il momento e gli strumenti più appropriati.
Non serve a stabilire quanto un bambino valga, né a confrontarlo con gli altri. Serve, quando indicata, a comprenderne meglio le caratteristiche e a individuare opportunità di crescita adeguate.
Prima di tutto, conoscere il bambino che abbiamo davanti
Ogni bambino ha bisogno di sentirsi accolto, compreso e valorizzato. Alcuni hanno bisogno di maggiori occasioni di movimento, altri di tempi più distesi, altri ancora di sfide cognitive più complesse o di possibilità di approfondire interessi particolari. Alcuni trovano facilmente sintonia con molti coetanei; altri hanno bisogno di incontrare persone con cui condividere aspetti meno comuni del proprio modo di pensare.
Riconoscere queste differenze non significa stabilire chi sia migliore, più intelligente o più speciale. Significa ricordare che bambini diversi possono avere bisogni differenti, anche quando hanno la stessa età e frequentano la stessa classe. E che alcune caratteristiche possono rimanere poco visibili proprio perché il bambino riesce a svolgere bene ciò che gli viene richiesto.
Forse una delle domande più utili che possiamo farci come genitori è: “Conosco soltanto ciò che mio figlio mostra e sa fare, oppure sto scoprendo anche come pensa, che cosa lo appassiona e di che cosa ha bisogno per crescere?”
Non dobbiamo avere subito tutte le risposte. Possiamo cominciare osservando, ascoltando, facendo domande e lasciandoci sorprendere. Perché comprendere il funzionamento di un bambino non significa definirlo attraverso un’etichetta, ma imparare a riconoscerne le caratteristiche, le risorse e i bisogni. E talvolta, proprio questo percorso di conoscenza può portarci a scoprire che dietro comportamenti apparentemente ordinari si nasconde un modo di pensare e apprendere significativamente diverso da quello che ci aspettavamo.
Per approfondire: risorse e letture sull’alto potenziale cognitivo
Se alcune delle caratteristiche descritte in questo articolo ti hanno fatto pensare a tuo figlio, potrebbe essere interessante approfondire il tema dell’alto potenziale cognitivo, o plusdotazione (giftedness). Conoscere meglio questo argomento può aiutarti a comprendere i diversi modi in cui le capacità cognitive elevate possono manifestarsi, anche quando non corrispondono all’immagine più comune del bambino precoce, bravissimo a scuola o particolarmente brillante in tutto.
Di seguito trovi alcune risorse italiane autorevoli, libri divulgativi e progetti dedicati ai bambini ad alto potenziale e alle loro famiglie. Alla fine sono indicati anche alcuni riferimenti in inglese.
LabTalento – Università di Pavia
Laboratorio universitario di ricerca e intervento dedicato allo sviluppo del potenziale, del talento e della plusdotazione. Offre informazioni sui diversi profili cognitivi, sull’identificazione dell’alto potenziale, sui bisogni educativi e sulle opportunità di accompagnamento per bambini, famiglie e insegnanti. È un ottimo punto di partenza per avvicinarsi al tema attraverso una prospettiva scientifica.
Giunti Scuola – Che fatica la scuola se mio figlio è plusdotato
Un breve articolo di Maria Assunta Zanetti, docente e ricercatrice dell’Università di Pavia, che aiuta a comprendere come capacità cognitive elevate non si traducano necessariamente in un’esperienza scolastica semplice o soddisfacente.
Mio figlio è geniale – Maria Assunta Zanetti ed Elisa Tamburnotti (Giunti EDU)
Una guida accessibile per i genitori che desiderano conoscere meglio le caratteristiche dei bambini ad alto potenziale, comprenderne le modalità di apprendimento e riflettere sui bisogni educativi, emotivi e relazionali. Particolarmente indicato come prima lettura.
Bambini e ragazzi ad alto potenziale – a cura di Maria Assunta Zanetti (Carocci)
Un approfondimento più sistematico sui diversi profili di plusdotazione, sullo sviluppo cognitivo ed emotivo, sull’identificazione e sulle esigenze educative dei bambini e dei ragazzi ad alto potenziale. Indicato per chi desidera approfondire anche gli aspetti teorici e scientifici.
Famiglie ad alto potenziale – Maria Assunta Zanetti ed Elisa Tamburnotti (Carocci)
Un volume dedicato in particolare alla comprensione dei bisogni dei bambini ad alto potenziale e alle sfide che genitori e famiglie possono incontrare nell’accompagnarli durante la crescita.
Oltre alle risorse universitarie e ai libri, esistono realtà italiane che si occupano di divulgazione, orientamento e sostegno alle famiglie. Possono essere utili per conoscere esperienze, trovare materiali e scoprire iniziative dedicate ai bambini ad alto potenziale.
Gifted Italia – Francesca Godani
Un progetto di divulgazione sulla giftedness che propone articoli, traduzioni, approfondimenti e materiali dedicati alla comprensione del funzionamento delle persone ad alto potenziale. È collegato alla prospettiva teorica e al lavoro del Gifted Development Center fondato da Linda Kreger Silverman.
IAG – IntensaMente Associazione Gifted
Associazione italiana impegnata nella sensibilizzazione sulla plusdotazione e nel sostegno ai bambini, ai ragazzi e alle loro famiglie. Promuove iniziative informative, formative e occasioni di confronto, anche in relazione al contesto scolastico.
Gifted Kids Italia – Silvia Giordano
Progetto dedicato alla divulgazione della plusdotazione infantile e alla promozione di attività e iniziative per bambini ad alto potenziale e famiglie. Per questa risorsa il collegamento al canale ufficiale è ancora da verificare.
National Association for Gifted Children (NAGC)
Un’organizzazione professionale statunitense di riferimento nel campo della giftedness. Propone informazioni sulle caratteristiche dell’alto potenziale, sui processi di identificazione, sulle esigenze educative e sullo sviluppo dei bambini gifted. Particolarmente interessanti sono le Family Tip Sheets, brevi schede divulgative dedicate a temi come la prima infanzia, lo sviluppo asincrono, il perfezionismo e le amicizie.
Davidson Institute – Gifted Traits and Characteristics
Una raccolta di informazioni sulle possibili caratteristiche dei bambini gifted, con esempi relativi alla rapidità di apprendimento, alla curiosità, alla profondità del ragionamento, alla creatività e agli interessi particolarmente sviluppati. Il Davidson Institute si concentra soprattutto sui bambini con capacità intellettive molto elevate. Le caratteristiche presentate non devono quindi essere considerate universali o necessariamente rappresentative di tutti i bambini ad alto potenziale.
Leggendo queste risorse potresti riconoscere alcune caratteristiche di tuo figlio, oppure scoprire modalità di funzionamento alle quali non avevi mai pensato. È importante ricordare che non esiste un elenco di comportamenti che permetta, da solo, di riconoscere la plusdotazione. Molte caratteristiche descritte nella divulgazione possono essere presenti anche in bambini con profili cognitivi differenti.
Queste letture possono però aiutarti a osservare tuo figlio da nuove prospettive, comprendere meglio le sue capacità e i suoi bisogni e, se lo ritieni utile, valutare un approfondimento con professionisti competenti nell’alto potenziale cognitivo. L’obiettivo non è trovare necessariamente un’etichetta, ma conoscere sempre meglio il bambino che hai davanti.
Articolo divulgativo rivolto ai genitori di bambini della scuola dell’infanzia e della scuola primaria. Le caratteristiche descritte non costituiscono criteri diagnostici né strumenti di identificazione della plusdotazione.

