Psicologa a Modena

Dott.ssa Chiara Rossi Urtoler

Quando PENSIONE vuole dire DEPRESSIONE

“Non vedo l’ora di andare in pensione!
Quante volte abbiamo pensato o detto questa frase?
Nell’immaginario di chi lavora e ha ancora vari anni prima della pensione, quest’ultima rappresenta un sogno idilliaco, un traguardo agognato e spesso idealizzato: finalmente tempo libero, relax, assenza di responsabilità e sensazione di rinascita! Però non tutti riescono a godersi il congedo dal lavoro come avevano previsto. Innanzitutto questo può avvenire perché non si può più continuare a fare quello a cui ci si è dedicati per una vita, quello che ci dava un ruolo e che per molti ormai faceva parte della propria identità. Questo vale soprattutto per chi aveva posto la propria attività lavorativa al centro della sua quotidianità e al centro dei propri pensieri. Per queste persone, oltre a cambiare di molto la routine giornaliera nelle cose concrete, la loro vita cambia anche a livello più astratto e psicologico. Infatti la pensione può rappresentare per molti una perdita che può portare a sentimenti che vanno dalla lieve tristezza fino ad intense sensazioni di scarsa autostima, inutilità e vuoto tipiche della depressione. Nei casi di maggiore sofferenza si può infatti parlare di depressione reattiva.
Si parla di depressione reattiva quando è strettamente legata al sopraggiungere di un avvenimento esterno impattante, come un lutto, una separazione, l’insorgere di una malattia o anche il pensionamento.
Si cade, così, in uno stato di profonda tristezza e apatia, in cui si perde interesse per noi stessi e per quello che ci circonda, perdendo fiducia nelle proprie possibilità, arrivando ad un generale calo di “carica” con cui affrontare le giornate. Si rileva spesso una svalutazione di se stessi, una mancanza di autostima, una grande ansia, una stanchezza permanente e un senso di inutilità rispetto a qualsiasi azione od evento.
Anche verso le persone care si può tendere a mostrare un atteggiamento di freddezza e distacco e ad avere una certa facilità ad infastidirsi e ad essere di cattivo umore. A questo poi si può anche aggiungere il progressivo peggioramento del sonno che fiacca ulteriormente il corpo  e che lo rende pesante come se ogni azione, anche la più semplice come la cura del corpo o il risveglio mattutino, diventassero impossibili. La persona depressa con il senso di colpa che prova può arrivare ad alimentare questo suo stato,riducendo ulteriormente la propria autostima ed arrivando, in alcuni casi, a pensare che togliersi la vita sia l’unica soluzione.

Cosa si può fare prevenire?
Innanzitutto rendere le aspettative sul pensionamento più realistiche e concrete, senza fermarsi a pensare che sarà un bel periodo e punto. Potrà infatti essere un bel periodo se già qualche mese prima iniziamo a pensare, progettare e predisporre concretamente quello che vorremmo fare quando finalmente ne avremo la possibilità. Meglio se le attività che scegliamo sono quelle che desideriamo fare da tempo e se prevedono la presenza di altre persone, per es.: iscriversi a corsi artistici, sportivi, letterari ecc.., incontrare amici o conoscenti, dipingere, suonare uno strumento, fare volontariato o anche solo dare una mano a qualcuno, fare giardinaggio, passeggiate nella natura, fare fotografie, progettare e fare qualche gita o un viaggio, e chi più ne ha più ne metta!!
La cosa importante è quella di pianificare quando fare queste attività e farle anche se non se ne ha tanta voglia, perché meno si fa, meno si farebbe.

Cosa si può fare per curare?
Quando ormai la tristezza e il vuoto la fanno da padroni e non si ha la voglia o la forza nemmeno per iniziare una delle attività desiderate, allora è meglio chiedere aiuto ad uno specialista.
Nel caso specifico della depressione reattiva, infatti, gli studi consigliano un trattamento psicologico che aiuti la persona a sviluppare una reazione più adattiva e funzionale al cambiamento doloroso. In particolare, la letteratura scientifica e le linee guida internazionali (per es.: American Psychiatric Association) affermano che l’approccio cognitivo-comportamentale sia efficace anche più di un trattamento farmacologico.

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10 commenti

  1. Antonella 79 scrive:

    Mio padre è andato in pensione un anno fa.
    Aveva un posto di rilievo in banca, ma negli ultimi anni, pur mantenendo lo stipendio, l’hanno mandato in giro per le aziende, praticamente a fare il venditore di prodotti bancari e quello è stato il primo colpo. Poi sentendosi sempre peggio ha accettatto di andare in pensione (o prepensione, non so bene).
    da quando è a casa è sempre a guardare la televisione o fare passeggiate al parco come un vecchio e solo. Io e la mamma vorremmo aiutarlo ma se gli diciamo qualcosa si sente umiliato, se lo lasciamo stare è depresso e triste.
    Non sappiamo cosa fare e a parlargli di psicologo abbiamo paura che si senta umiliato o si arrabbi.

    • Psicomodena scrive:

      Grazie per il suo commento Antonella,

      Inizi a pensare a qualche attività che a suo padre piaceva fare, oltre al lavoro, quando non era ancora in pensione. Potreste iniziare a coinvolgerlo con qualcuna di quelle. In questo modo lo aiutate un po’ a toglierlo dal circolo vizioso della tristezza e dell’inutilità. Basta veramente che inizi a fare anche solo una piccola cosa, che gradualmente gli dia la spinta per poi fare sempre qualcosa di più.

      Potreste anche chiedere il suo aiuto per attività o incombenze che lei o sua madre avete da fare. L’idea è quella di aiutarlo a trovare un ruolo “di rilievo” in famiglia, come prima lo aveva in banca.

      Quando poi questi tentativi avranno sortito un po’ d’effetto, potreste provare a chiedergli come si sente, a parlare di cosa gli manca del lavoro e aspettare che lui sia pronto a confidarvi un po’ le sue emozioni e il suo disagio. A quel punto potrebbe essere più facile per voi, e più indolore per lui, parlare della possibilità di rivolgersi ad uno psicologo che potrebbe capire meglio il suo problema e trovare insieme a lui una modalità di gestione migliore della sua parte di vita dopo gli anni di lavoro.

  2. Salvatore scrive:

    Un pensionato socialmente non vale più niente e anche in famiglia vale meno perchè la pensione è molto meno dello stipendio. Se prima potevo permettermi di dare un premio quando i nipoti prendono un bel voto a scuola adesso devo pensare che se do il premio devo rinunciare a qualcosa io.
    Ho tanto tempo e tante idee di fare di andare di avere. tutte quelle cose che ho sempre rimandato, che sognavo di fare quando sarei ndato in pensione non le posso fare perchè i soldi che prendo e quelli che ho messo da parte li devo spendere per aiutare figli e nipoti (questo è quello che dice mia moglie) o perchè è ridicolo farle adesso ala mia età (questo è quello che dicono figli nipoti nuore generi e parenti) o perchè non ho più il fisico per farle (gli acciacchi li sento io)
    Ho fatto come l’asino che con il paraocchi ha seguito una carota sempre più bella e grossa per tutta la vita e quando la raggiunge si accorge che glie ne hanno mangiato una parte e che quella rimasta è troppo dura per i suoi denti.
    Non credo che la psicologia possa cambiare questa realtà.
    Salvatore “Scettico”

    • Psicomodena scrive:

      Caro Salvatore,
      grazie per aver espresso così chiaramente quello che pensa e che prova. La metafora dell’asino ha reso perfettamente l’idea della sua situazione.

      Comprendo la sua delusione rispetto alle sue aspettative riguardo il periodo della pensione. E concordo con lei che la psicologia non possa cambiare questa realtà, nel senso che non può cambiare i fatti in sè e le conseguenze oggettive causate dall’andare in pensione.

      Quello che la psicologia può fare, però, è aiutare chi si trova bloccato in una determinata situazione ad affrontarla nel migliore dei modi possibili per lui.
      Quando una persona si trova, così come lei, ingabbiata in una situazione spiacevole dalla quale non sa come uscire, una soluzione alternativa alla triste rassegnazione o alla rabbiosa protesta, ci può essere! Ed è quella di rivolgersi ad una persona esterna ed esperta che può guidare, fornire alternative non ancora esplorate, proporre strategie e metodi adatti per migliorare la situazione.

      Nel suo caso specifico, se si rivolgesse ad uno psicologo potrebbe per esempio superare la delusione e far fronte alla situazione con le risorse che già ha, ma che per il momento non riesce a mettere in campo per i motivi che ha perfettamente spiegato sopra. Potrebbe inoltre, trovare il modo di far comprendere e apprezzare ai suoi parenti i suoi desideri e le sue aspettative riguardo la pensione e il ruolo di pensionato.

      • Cimac66 scrive:

        Intervengo solo per una osservazione generale. Il ricorso ad uno psicologo, quando è’ necessario, e’ molto oneroso; la “cura” della depressione non si risolve in una o due o poche sedute ma ha bisogno di un percorso che può’ essere più’ o meno lungo e comunque con esborsi di denaro che solo pochi possono permettersi. Ecco perché’ molti vi rinunciano.

        • Psicomodena scrive:

          Effettivamente la psicoterapia ha il suo costo, dovuto alle spese che lo psicoterapeuta deve sostenere per erogare un servizio così delicato ed importante, come molti altri servizi erogati da professionisti.
          Il cambiamento recente è che non ci sono più le tariffe imposte dall’ordine e quindi ora è sicuramente meno oneroso di prima.
          Dalla la mia esperienza con i pazienti posso dirle che, sia giovani con lavoro precario sia adulti pensionati, riescono a ritagliarsi la somma necessaria per la terapia per poi avere in cambio una migliore qualità di vita. Ovviamente sono scelte personali e che a volte comportano sacrifici…

  3. assunta scrive:

    salve mio marito è andato in pensione da 2 anni e non vi dico come è nervoso grida sempre a cacciato i miei figli di casa tutto il giorno sbruva sta sempre davanti al televisore io la mattina vado al lavoro e torno alle 4 quando torno lui scende e poi vuole sempre mangiare se organizzo di andare fuori a mangiare dice sempre di no se parlo di organizzare le ferie dice non ai che pensare.E poi non vi dico per casa è diventato cosi disordinato io sono stanca perchè tutto quello che faccio vengo criticata vi prego datemi un consiglio grazie

    • Psicomodena scrive:

      Salve Assunta, la ringrazio per aver scritto la sua esperienza. Immagino abbia già fatto numerosi tentativi per coinvolgerlo in attività con lei, ma ha mai provato a proporgli qualcosa che a lui piaceva fare prima, quando stava bene? Qualcosa che gli faccia provare un po’ di benessere e lo riporti un po’ alla situazione precedente? Purtroppo capisco che non sia molto, ma per poterle dire qualcosa di più ovviamente dovrei conoscere meglio la situazione e magari anche conoscere l’opinione di suo marito a riguardo: cosa pensa di come si sente, se è disposto ad un aiuto psicologico, ecc. In caso contrario, forse l’aiuto potrebbe cercarlo lei, come supporto per gestire questa situazione.
      Resto a disposione per ulteriori domande, può scrivere nella pagina dei contatti (http://www.psicomodena.it/contattami/)

  4. anonima scrive:

    Buongiorno,
    mia mamma è andata in pensione circa 2 anni fa, è una sarta e faceva un lavoro nella quale si sentiva molto stimata e gratificata. Aspettava la pensione già da alcuni anni con ansia, più che altro perchè non sopportava più gli orari; purtroppo pero’ poco dopo la pensione, secondo me, la sua autostima è andata un po’ calando fino a non averne più, il problema è che tutto questo si ripercuote su mio padre che, secondo lei, lui non stima più perchè non essendo più “occupata” lui non l’apprezza più come donna.
    Ma la cosa è andata sempre peggiorando perchè è arrivata addirittura a pensare che lui la tradisce( dopo 45 anni di matrimonio), e lo vede un uomo cambiato non più interessato a lei(assolutamente falso, è lei che è cambiata). Insomma per farla breve lo perseguita, lo controlla, ha questa gelosia ossessiva nei suoi confronti che va un po troppo al di fuori di qualsiasi normale gelosia, lo accusa giorno e notte, e non lo fa più vivere, non sappiamo più cosa dirle e cosa fare siamo disperati, dateci un consiglio, Grazie!