Psicomodena.it

Dott.ssa Chiara Rossi Urtoler

Ansia e panico

ANSIA 

L’ansia è un’emozione simile alla paura, la quale di per sé  non è un fenomeno anormale o completamente dannoso. Infatti la paura si attiva quando una situazione viene percepita soggettivamente come minacciosa  o pericolosa e porta la persona all’esplorazione dell’ambiente e prepara il corpo a far fronte alla minaccia o a fuggire, comportando una serie di fenomeni fisiologici come l’aumento della frequenza del respiro, del battito cardiaco (tachicardia), della sudorazione, le vertigini, ecc.. Tali fenomeni dipendono dal fatto che, ipotizzando di trovarsi in una situazione di reale pericolo, l’organismo ha bisogno della massima energia muscolare a disposizione, per poter scappare o attaccare in modo più efficace possibile, scongiurando il pericolo e garantendosi la sopravvivenza.
Quando la paura si attiva a livello più generale e non solo di fronte ad una minaccia, si parla allora di ansia.
Un certo livello di ansia  può essere utile sia di fronte ad un pericolo fisico, sia in alcune attività che richiedono attenzione, impegno e concentrazione, ad esempio durante un esame, un colloquio di lavoro o una gara sportiva dove è più utile essere un po’ attivati piuttosto che del tutto rilassati, in quanto non si darebbe il meglio di sé.
Ma quando l’attivazione del sistema di ansia è eccessiva, ingiustificata o sproporzionata rispetto alle situazioni, si tratta allora di un disturbo d’ansia, che può complicare notevolmente la vita di una persona e renderla incapace di affrontare anche le più comuni situazioni.

 

La persona con Disturbo d’Ansia Generalizzata sperimenta una sensazione costante di ansia che spesso concerne piccole cose e che è caratterizzato da attesa apprensiva con anticipazione pessimistica di eventi negativi o catastrofici di ogni genere a natura. Oltre a questa eccessiva e incontrollabile preoccupazione per qualsiasi circostanza, si riscontrano anche sintomi fisici, quali sudorazione, vampate, batticuore, nausea, dissenteria, bocca secca, nodo alla gola, ecc.. Talvolta vengono lamentati disturbi muscolo-scheletrici, come tensione (soprattutto alla nuca e al collo), tic, tremori, affaticabilità. La tensione muscolare può inoltre esprimersi con diffuse manifestazioni di dolore o cefalee. Le persone con questo disturbo sono spesso irritabili, irascibili, incapaci di rilassarsi e persino di mantenere la concentrazione; sono descritti come persone spesso irrequiete, distratte e impazienti.
Frequentemente soffrono di insonnia e continuano a preoccuparsi sull’eventualità di disgrazie incombenti, per sé ed altri.
Rispetto alle preoccupazioni comuni e giustificabili, quelle che prova chi ha un disturbo d’ansia generalizzato sono:

  • non causate da un evento preciso
  • relative ad eventi futuri poco probabili
  • più presenti, frequenti e con durata e intensità maggiori
  • più difficili da gestire
  • con più impatto sulla vita quotidiana
  • accompagnate da sensazioni fisiche sgradevoli e invalidanti

Questo tipo di preoccupazioni appena descritto viene anche detto rimuginio e può essere trattato.

Come per ogni altro disturbo, è sempre utile chiedere il parere di uno psicologo all’inizio della sintomatologia. Spesso infatti c’è la tendenza ad attendere che, quasi miracolosamente svanisca da sé. Ma questa attesa, in un’elevata percentuale di casi, è ciò che alimenta il disturbo.

Se interessati alle tecniche di rilassamento, visitare la relativa pagina. Recentemente è stata introdotta una nuova tecnica di gestione dell’ansia, per maggiori informazioni vedere la tecnica della Mindfulness

 

PANICO

Un attacco di panico è un’improvvisa e intensa sensazione di paura o disagio in una situazione nella quale la maggior parte delle persone non proverebbe paura e la persona stessa non ne ha mai provato prima.
Sono accompagnati da sintomi somatici e cognitivi che arrivano all’improvviso e possono variare a seconda delle volte:

  • palpitazioni e tachicardia,
  • sudorazione improvvisa,
  • brividi o vampate di calore,
  • tremori e formicolii,
  • giramenti di testa, sensazioni di sbandamento o vertigini,
  • nausea,
  • sensazione di soffocamento,
  • dolore al petto,
  • paura di morire, impazzire, svenire, soffocare ecc…

L’ attacco è improvviso e molto più intenso rispetto alla sensazione di spavento dovuto a qualcosa di specifico che la maggior parte delle persone può avere sperimentato. E proprio per questi motivi è comprensibile che la paura di un nuovo attacco diventi immediatamente forte e dominante.
Il singolo episodio, quindi può sfociare in un vero e proprio disturbo di panico, ovvero “paura della paura”.
Chi ne soffre si trova rapidamente in un circolo vizioso che spesso è accompagnato dall’agorafobia, ovvero l’ansia relativa all’essere in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi, o nei quali potrebbe non essere disponibile un aiuto, nel caso di un attacco di panico inaspettato.
Si può così arrivare ad evitare di uscire di casa da soli, viaggiare con i mezzi pubblici o guidare l’auto, stare in mezzo alla folla o in coda e situazioni simili.
Tale evitamento di tutte le situazioni potenzialmente ansiogene diventa quindi prevalente ed il paziente si ritrova schiavo del suo disturbo, costringendo spesso tutti i familiari ad adattarsi di conseguenza, a non lasciarlo mai solo e ad accompagnarlo ovunque, con l’inevitabile senso di frustrazione che deriva dal fatto di essere dipendente dagli altri.

Ciò che spesso colpisce chi ne soffre è il fatto che il primo attacco di panico sia generalmente inaspettato, ovvero si manifesta “a ciel sereno”, per cui il soggetto si spaventa enormemente e, spesso, ricorre al pronto soccorso pensando di avere un problema fisico di ordine medico.
In realtà un attacco di panico non è pericoloso e non può portare alla morte, ma può essere terrificante, soprattutto perché si sente di perdere  completamente il controllo. Il disturbo è così grave non solo per via degli attacchi di panico in sé, ma anche perché spesso porta ad altre complicazioni quali depressione, isolamento e abuso di alcool e psicofarmaci. Questo disturbo, se non curato, non solo tende a cronicizzarsi rapidamente, ma riduce anche l’autonomia personale, l’efficienza lavorativa e scolastica, e più in generale la qualità della vita, compromettendo le relazioni familiari e sociali di chi ne soffre.

Il panico influenza il nostro corpo, i nostri pensieri e le nostre azioni. Per questo la terapia cognitivo-comportamentale interviene in ognuna di queste tre aree.

La terapia cognitivo-comportamentale è molto efficace nella cura degli attacchi di panico. Studi condotti in diversi paesi dimostrano che più dell’80% delle persone si libera degli attacchi di panico dopo un breve periodo di terapia.

Per domande o chiarimenti scrivere qui.