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Dott.ssa Chiara Rossi Urtoler

UN PO’ DI TEORIA: COME APPRENDIAMO NUOVE INFORMAZIONI
- Memorizzare

Imparare nuove informazioni, a lezione o dai libri, ed essere poi in grado di rispondere alle domande dall’esame, può essere possibile grazie a varie abilità cognitive (della nostra mente): la memoria, ma anche la percezione, l’attenzione, il ragionamento, e più in generale con il concetto d’intelligenza e perfino con le emozioni!

Nella nostra mente sono presenti 3 diversi magazzini di memoria che contengono le informazioni:
1. memoria sensoriale:
quando entriamo in contatto con informazioni o stimoli provenienti dall’esterno, la memoria sensoriale trattiene i dati, che vengono acquisiti tramite i 5 sensi, per breve tempo: la memoria sensoriale visiva dura circa 1/3 di secondo, quella uditiva 8-10 secondi. Successivamente l’informazione va perduta oppure trasferita al deposito successivo.
2. memoria di lavoro:
detta anche memoria a breve termine, rende possibile l’elaborazione consapevole delle informazioni, ha una capacità limitata rispetto a quella sensoriale, e una durata in termini di minuti. In ogni momento la memoria di lavoro può contenere solo una certa quantità di informazioni, che poi vengono perse oppure trasferite al terzo magazzino.
3. memoria a lungo termine:
è il deposito di tutte le conoscenze di una persona e conserva le informazioni per giorni, per anni o per sempre e la sua capacità è illimitata.

Il passaggio delle informazioni fra questi magazzini è regolato da meccanismi di controllo come l’attenzione, la codificazione e il recupero.

Pensiamo per esempio quando guardiamo un film, leggiamo un giornale, o camminiamo per strada, solo una parte di ciò che percepiamo tramite i 5 sensi  raggiunge la mente conscia e poi entra nel deposito della memoria a lungo termine e può essere recuperata a distanza di tempo. Come avviene questo?
Per essere esperita consciamente, l’informazione sensoriale deve essere elaborata dall’attenzione e cioè spostata dalla memoria sensoriale a quella di lavoro. Questa però dura minuti, non giorni e ore, per es. quando ripetiamo qualcosa che abbiamo letto, ma senza aver prestato molta attenzione o senza aver capito più di tanto il significato, dopo pochi minuti non ci ricordiamo più quasi nulla. È quindi necessario che l’informazione venga elaborata e codificata affinchè passi nella memoria a lungo termine e possa poi essere ricordata anche nei giorni, mesi o anni successivi.

Gran parte delle cose che impariamo e ricordiamo nella nostra vita non è dovuto ad un consapevole e intenzionale sforzo di memorizzazione (per es. ripetere una frase), ma piuttosto al fatto che questa informazione ha in qualche modo suscitato il nostro interesse e stimolato il nostro pensiero. Più è profonda la riflessione più alte sono le probabilità di ricordarla. Riflettere profondamente su qualcosa implica ben di più del semplice ripeterla, infatti comporta il collegamento di quella cosa ad un concetto già presente nella memoria a lungo termine. L’informazione nuova viene elaborata e cioè caratterizzata, etichettata, catalogata e integrata con quelle già in nostro possesso e quindi viene, in una parola, codificata.
È perciò l’elaborazione dell’informazione, e non la ripetizione, che permette l’apprendimento e la memorizzazione delle informazioni.  

-Ricordare
Dopo che l’informazione è stata immagazzinata nella memoria a lungo termine, solitamente è possibile recuperarla in un secondo momento. Ovvero, può essere recuperata dalla memoria a lungo termine ed essere nuovamente disponibile per la memoria di lavoro (come si vede nella parte destra della figura sopra). Si sa che non è sempre così facile ricordare. A volte capita che non riusciamo a ricordare informazioni a noi note, poiché, anche se l’informazione è disponibile nella nostra memoria, non è però accessibile in quel momento o in quella situazione. Cioè, quella data informazione è disponibile nel senso che è stata codificata e immagazzinata in memoria, ma è accessibile solo quando si trova nelle condizioni di attivazione sufficiente a permetterne il recupero.  Un esempio classico di questo concetto è quando abbiamo una parola “sulla punta della lingua”: sappiamo che conosciamo quella parola, la custodiamo nella nostra memoria, ma non riusciamo in quel momento a recuperarla. Le ragioni possono essere varie.

Esiste una stretta relazione fra strategia di codifica (immagazzinamento ed elaborazione dell’informazione) e processo di recupero (trovare in memoria quella informazione e rievocarla per essere riutilizzata): se l’informazione è stata codificata con una strategia di classificazione ad esempio, e in fase di recupero impieghiamo una strategia diversa, è probabile che non riusciremo a recuperarla. In questo caso non si può dire che l’informazione sia stata cancellata dalla memoria, ma piuttosto che venga meno la capacità di recuperarla.

Anche lo stato emotivo in cui ci si trova al momento dell’apprendimento influisce sul ricordo: se sono allegro tenderò ad elaborare gli aspetti piacevoli delle situazioni, al contrario, se sono triste o arrabbiato. E se lo stato emotivo in cui mi trovo quando recupero un’informazione dalla memoria è molto diverso da quando l’ho immagazzinata, è probabile che faccia più fatica a ricordarla: pensiamo a quando siamo tristi, ci vengono in mente prevalentemente ricordi altrettanto tristi e negativi. Così accade anche quando siamo arrabbiati: recuperiamo prevalentemente ricordi di altre situazioni in cui abbiamo provato la stessa emozione.

Un’ulteriore causa dei problemi di memorizzazione è l’interferenza. Essa può avvenire a livello della memoria sensoriale per es. quando leggiamo un nuovo capitolo guardando la tv o il computer: la nostra attenzione è divisa e quindi ridotta e inoltre si possono sovrapporre gli elementi derivati dalle varie fonti di informazione, creando confusione e perdita di dati rilevanti per lo studio. L’interferenza può avvenire anche nel passaggio di codifica, che dalla memoria di lavoro sposta le informazioni in quella a lungo termine: se stiamo elaborando del materiale nella memoria di lavoro, ascoltare la radio, la tv o la coinquilina che parla al telefono accanto a noi, avviene una sovrapposizione di significati che rende più difficile una corretta ed efficace codifica delle informazioni e quindi il conseguente passaggio alla memoria a lungo termine.
In entrambi i casi descritti, il futuro recupero dell’informazione sarà compromesso, difficoltoso e/o più lento, rispetto all’apprendimento senza altre fonti di stimoli visivi e uditivi distraenti.

L’annosa questione: meglio lo studio intensivo o distribuito nel tempo?
L’apprendimento dipende anche da quanto riusciamo ad elaborare e apprendere in relazione al tempo e alla distribuzione del tempo che dedichiamo all’argomento di studio. È stato dimostrato che è meglio distribuire nel tempo l’elaborazione delle informazioni. Questo fenomeno è conosciuto come distribuzione della pratica e prevede la suddivisione dello studio del materiale in piccoli slot di tempo in vari giorni, perché come abbiamo visto, la memoria di lavoro ha capacità limitata e non si riesce ad immagazzinare in poco tempo molte informazioni sullo stesso argomento. Inoltre, il fatto di trattare l’argomento per molti giorni distribuiti nel tempo, di fatta è una reiterazione, una ripetizione, che aiuta a fissare i concetti nella memoria a lungo termine.
Ovviamente la qualità dell’apprendimento dipende anche da quanto gli effetti della stanchezza, incidono sull’efficienza delle operazioni cognitivequindi se distribuiamo lo studio nel tempo, riduciamo il rischio di tali effetti negativi sulla preparazione.

 


DALLA TEORIA ALLA PRATICA: ALCUNE INDICAZIONI CONCRETE PER IMPARARE MEGLIO

  1. Non serve più di tanto sottolineare e ricopiare tali e quali i passaggi del libro (se non per averli nella memoria a breve termine per alcuni minuti), ma ponetevi delle domande sul loro contenuto. Cercate di focalizzare l’attenzione sulle idee e non sulle parole letterali dell’autore.
    Sottolineare può quindi servire solo per focalizzare i concetti principali da elaborare e su cui riflettere e ragionare a modo vostro.
  2. Ponetevi costantemente domande del tipo:
    “Capisco cosa mi vuole comunicare l’autore?”
    “Sono d’accordo con quanto afferma?”
    “Ciò che dice è in qualche modo riconducibile alla mia esperienza personale? Mi torna?”
    “L’autore ha presentato prove a sostegno di quanto afferma? Sono ragionevolmente accettabili?”
    “Come si inserisce questo concetto nel quadro generale trattato nel capitolo?”
  3. All’inizio dovrete un po’ sforzarvi di porvi queste domande, poi pian piano vi verranno automatiche. L’importante è annotarsi a margine del testo le vostre risposte a tali domande o le riflessione che ne sono scaturite, per es. “Questo concetto è in relazione con..”, oppure “Questo l’ho visto/vissuto/osservato/studiato quella volta che…”, o ancora “Passaggio non chiaro, da approfondire e cercare esempi.
  4. Rielaborate con parole vostre le informazioni. Ciò che diciamo viene ricordato meglio di quello che leggiamo (come è ben visibile nella precedente figura del cono di apprendimento).
  5. Organizzate gerarchicamente le informazioni, raggruppatele in categorie che abbiano un significato in base a quello che state studiando, fate schemi logici, consequenziali e/o di collegamento delle informazioni. Gli schemi forniscono una struttura ordinata entro la quale organizzare i contenuti, inoltre, assolvono ad una funzione di riferimento e cioè aiutano a discriminare ciò che è importante e in che grado, permettono un’accurata elaborazione perché ci fanno ragionare sulle informazioni e sulle loro relazioni con altre informazioni e concetti già acquisiti e facilitano quindi il ricordo.
  6. Associate i contenuti da imparare a rime o ritmi o melodie, come canzoni o filastrocche. mnemotecniche a carattere immaginativo. Caratteristiche che facilitano comprensione e codifica, Usate o create esempi esplicativi, figure ed organizzatori anticipati, come sommari in forma verbale o visiva che precedano il testo da studiare o i riassunti.
  7. In alcuni casi è possibile avvalersi di 2 diversi tipi di codifica contemporaneamente, per aumentare l’efficacia del ricordo (come si può vedere nella figura del cono di apprendimento: una codifica ti tipo verbale, specializzata nell’immagazzinare l’informazione linguistica, e una di tipo visivo, specifica per i pattern e l’organizzazione spaziale di oggetti, immagini e scene che vediamo. Quindi, per esempio, risulta più facile memorizzare una lista di oggetti se produciamo per ognuno di essi la relativa immagine mentale, mentre li nominiamo.
  8. Programmate lo studio della materia in modo che sia distribuito nel tempo e non concentrato in pochi giorni di full-immersion.
  9. Assicuratevi di non avere altre fonti di informazioni oltre al materiale di studio: evitate quindi la sovrapposizione con televisione, radio, computer, cellulare ecc..

10.  …se non avete ancora letto gli altri articoli dedicati all’apprendimento e alle tecniche per superare gli esami, rimediate subito:

 

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